Il sistema elettorale degli Usa ha molto da imparare da quello venezuelano. Il Venezuela risponde a John Kerry
Il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela e il Ministro degli Esteri hanno rispedito al mittente le infondate dichiarazioni del Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America
«Democrazia imperfetta? È un abuso dirlo», il Presidente Nicolás Maduro rispedisce al mittente le accuse di John Kerry circa l'inaffidabilità del sistema elettorale e democratico venezuelano.
«Abbiamo la migliore democrazia che il Venezuela abbia mai avuto nella sua storia – ha spiegato Maduro in risposta alle affermazioni infondate di Kerry - una democrazia popolare, partecipativa, dove il popolo è protagonista del proprio destino; una democrazia che genera diritti politici e sociali, in piena libertà di dibattito pubblico; una democrazia che ha superato, semprè in piena libertà, sabotaggi, colpi di stato e omicidi politici; una democrazia che ha sostenuto 19 elezioni in 15 anni; una democrazia che elegge direttamente tutti i propri rappresentati, Presidente incluso; una democrazia che prevede lo strumento del referendum revocatorio, che ha una Costituzione nuova, fresca, ringiovanita, mantenedo lo spirito originale di 200 anni fa».
Sulla stessa lunghezza d'onda del Presidente, il Ministro degli Esteri Delcy Rodriguez, che attraverso il proprio account Twitter scrive: «È immorale criticare la nostra democrazia quando negli Stati Uniti il Presidente non viene nemmeno eletto direttamente».
L'esponente del governo bolivariano, inoltre, ricorda al Segretario di Stato Kerry che negli Stati Uniti avrebbero molto da imparare dal sistema elettorale venezuelano, visto che il registro elettorale Usa è fondato sulla discriminazione e non vi è alcun sistema di controllo del processo elettorale.
Infine, è utile ricordare le parole di Jimmy Carter, ex Presidente degli Stati Uniti d'America, che definì quello venezuelano come «il miglior sistema elettorale al mondo», definendo al contempo quello statunitense come uno dei peggiori a livello mondiale a causa dell'eccessivo afflusso di denaro e della mancanza di controlli sulle donazioni private per le campagne elettorali.


