Il successo della morte su schermo: il duplice omicidio in Virgina 'premia' le tecniche dell'ISIS

La scorsa estate l’Isis ha iniziato a consolidare il proprio brand tagliando la gola ad alcuni reporter occidentali e diffondendo i video delle esecuzioni

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Il successo della morte su schermo: il duplice omicidio in Virgina 'premia' le tecniche dell'ISIS


di Augusto Rubei, MicroMega

Si chiama Vester Lee Flanagan, è afroamericano. Ha freddato con una decina di colpi di arma da fuoco due suoi ex colleghi di lavoro: una giornalista, Alison Parker, 24 anni e il cameraman Adam Ward, 27 anni. Il duplice omicidio è avvenuto in diretta alle telecamere della WDBJ7, un’affiliata della Cbs. Un assassinio in piena regola, in tv, live. Se qualcuno lo avesse filmato, probabilmente avrebbe pensato al colpo del secolo. Vester lo ha fatto, l’ha raccontato a modo suo, con un video del delitto pubblicato e condiviso con gli utenti sui social.
 
La cruda realtà in meno di 50 secondi. Non un reality, non più la televisione che lambisce i confini della realtà, ma il piccolo schermo che li travalica. In un timing a sorpresa e per questo sorprendente, deciso da un evolversi di eventi imprevedibili. Le immagini in poche ore hanno fatto il giro del mondo e catturato le aperture dei principali network internazionali. La morte in mondovisione è soprattutto questo: notizia. A noi giornalisti ce lo insegna il mestiere. Il cinismo non c’entra, conta l’impatto, la forza emotiva dell’immagine. Quando hai qualcosa che non serve descrivere a parole, significa che hai fatto bingo.
 
Possiamo definirla “vetrina sociale”, anche se gli autori Thompson e Giddens preferirono chiamarla “sequestro dell’esperienza”, vale a dire il meccanismo per cui le forme e i tempi della società capitalistica hanno pian piano smussato ogni angolo della nostra vita quotidiana, sollecitando, a loro volta, la massa verso una fruibilità narrata e dipinta dalla potenza dei mass media.
 
In questo controverso processo abbiamo dovuto far propri nuovi linguaggi, appropriarci di nuove cornici emotive, in larga parte affettate o di natura prevalentemente artificiosa, condite ad esempio da colori sgargianti: il rosso più rosso del sangue; o da colpi di scena improvvisi: un proiettile esploso e schivato da una piroetta acrobatica in slow-motion.
 
Se è vero che la morte non è una idea chiara e distinta che predisponga all'azione ma un sentimento che si esprime, più che nella paura, nella sua angoscia (scriveva Søren Kierkegaard), è anche vero che lo choc in mondovisione, nell'era della digitalizzazione, si lega inevitabilmente a quello della noia. Questo è un tema che andrebbe approfondito analiticamente, ma intanto, guardando all’attenzione rivolta al caso in Virginia possiamo limitare a dirci che il duplice omicidio in diretta tv di Alison Parker ed Adam Ward ha definitivamente sancito il successo della morte su schermo, o teletrasmessa (anche via web), premiando – involontariamente - le tecniche manipolatorie adottate dallo Stato Islamico.
 
La scorsa estate l’Isis ha iniziato a consolidare il proprio brand tagliando la gola ad alcuni reporter occidentali e diffondendo i video delle esecuzioni online, ricorrendo peraltro all'ausilio di service di comunicazione che rendessero il fatto uno spot, nel chiaro tentativo di accreditarsi agli occhi della comunità internazionale e moltiplicare in questo modo i propri canali di proselitismo. C’è riuscito, al Baghdadi, ispirandosi e prendendosi gioco di un modello occidentale violento.
 
Le decapitazioni hanno rappresentato uno strumento indispensabile per raggiungere il pathos di una teatralità che ancora oggi affonda le proprie radici nel nostro passato. Basti pensare a Maria Antonietta d’Asburgo, o all’ex criminale tedesco Eugen Weidmann, l’ultimo ghigliottinato a Versailles nel ’39: teste mozzate per la gloria di molti. Spettatori e platee. Una scabrosa barbarie, che cela lo stesso schema seriale di Vester Lee Flanagan.
 
Non è niente di più che il pane di cui ci nutriamo ogni giorno, alla ricerca di quanto più irrealizzabile possa accadere. Qualcuno, con improvvida ironia, direbbe che è semplicemente la stampa, bellezza. 

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