Il Sud cresce più del Nord? Cosa si nasconde dietro i dati Svimez e la propaganda
di E. Gentili, F. Giusti e S. Macera – Centro studi politico-sindacale
«Nel 2025, per il quarto anno, il Sud cresce più della media nazionale»: così recita il rapporto dello Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) relativo allo scorso anno.^[1] Le informazioni in esso contenute sono state puntualmente riprese e amplificate da partiti, associazioni e sindacati tradizionalmente vicini alla destra di governo, a cominciare dall’Ugl.
Invero, da una lettura non distratta dei dati emerge una crescita del Pil italiano di appena mezzo punto percentuale, inferiore a quella dell’anno precedente (0,8%) e al di sotto della media Ue. In questo quadro, le regioni meridionali ottengono un risultato di poco migliore; un dato che si può certamente sottolineare, ma mantenendo una doverosa sobrietà. Forse, all’interno dell’Unione, la più titolata a festeggiare è la Spagna, la cui performance risulta assai migliore di quella di potenze economiciche come Francia e Germania. Anche se quest’ultima – e si tratta di una novità di rilievo – esce finalmente dalla recessione, sia pur nel segno di una lievissima ripresa trainata dalle imprese di guerra e dalle nuove catene di fornitura di gas e petrolio a prezzi più contenuti.
Oltre a tenere in considerazione il contesto, il rapporto Svimez introduce alcune cautele, destinate però a scomparire nel comunicato stampa dell’Ugl. Vediamo il testo ufficiale:
«Nel 2025 il Pil delle regioni meridionali è aumentato, seppure di poco, più del Centro-Nord: +0,7% contro +0,5%. Per il quarto anno consecutivo l’espansione del prodotto meridionale è stata relativamente più intensa, anche se con un tasso di crescita inferiore al 2024 (+1%). Un periodo temporale di questa estensione nel quale il Sud cresce più del Centro-Nord costituisce una circostanza unica nelle serie statistiche omogenee disponibili dal 1980. Una crescita stabilmente superiore del Sud era avvenuta soltanto negli anni del boom economico, ma nell’ambito di un processo di sviluppo nazionale a tassi molto sostenuti».
Confrontiamolo ora con la nota pubblicata sul sito del sindacato in questione (notoriamente vicino a Fratelli d’Italia):
«I dati Svimez delineano un quadro incoraggiante dell’andamento economico nel Mezzogiorno. Per il quarto anno consecutivo il Sud cresce più della media nazionale, con un incremento dello 0,7% nel 2025 rispetto allo 0,5% del Centro-Nord, un risultato che non si registrava dai tempi del boom economico del dopoguerra».^[2]
Una prima domanda sorge spontanea: a cosa è dovuta la crescita di alcune aree meridionali, dopo anni di crisi sociale i cui effetti sono stati appena attenuati da generosi e cospicui ammortizzatori sociali? Sicuramente hanno inciso i finanziamenti pubblici (a partire da quelli del Pnrr), i patti territoriali e le gabbie salariali più o meno occultate. Per l’Ugl, tuttavia, la lettura dei dati è soprattutto funzionale a un elogio delle politiche dell’Esecutivo, dipinto come miracolosamente in grado di restituire forza e vitalità al Meridione.
Per salvare le apparenze vi è un fugace accenno agli effetti del Pnrr, ma i meriti principali vengono ascritti al Governo e a misure come gli esoneri contributivi a favore di giovani, donne e lavoratori della Zes Unica (Zona Economica Speciale per il Mezzogiorno). Curiosamente, si omette di ricordare le condizioni disastrose in cui versa l’istruzione in tante aree del Sud (con tanto di depotenziamento di importanti Atenei), per non parlare della sanità. Tra l’altro, tornando alla cosiddetta “Zes Unica”, basta consultare i siti governativi per capire che gli annessi (e assai discutibili) benefici derivano anzitutto dai finanziamenti comunitari.^[3]
Invero, l’Ugl va ben oltre l’esaltazione dell’operato della destra di governo. Il suo discorso è coronato dall’invocazione di opere pubbliche, tra le quali – guarda caso – viene citato in primis il Ponte sullo Stretto di Messina. Sorvolando sulle relative controversie, persino di natura giudiziaria, il sindacato guidato da Paolo Capone lo trasforma in un progetto atto a creare occupazione e, addirittura, sviluppo permanente. Che dire… più la propaganda si sgancia dal mondo reale, più sconfina nella pura visionarietà. La stessa che porta il sindacato di destra a prospettare, per il Sud, un futuro da hub logistico del Mediterraneo e rilevante polo della transizione energetica. Obiettivi che, per essere perseguiti seriamente, implicherebbero un mutamento radicale della condizione di gran parte del Mezzogiorno, che in sostanza dovrebbe superare in pochi anni lo status di periferia interna di un Paese industrializzato.
I dirigenti e i quadri dell’Ugl potrebbero obiettare che proprio a questo mirano, tanto che nel comunicato in oggetto si parla della trasformazione dell’intero Mezzogiorno in «uno dei principali motori della competitività italiana ed europea». Ma il loro discorso è inficiato da una contraddizione di fondo: si fa riferimento non a una svolta radicale, capace di scardinare equilibri e assetti consolidati, bensì al semplice consolidamento di un «percorso già avviato».
«Avviato» da chi? E quando? Forse da un Esecutivo, l’attuale, che – come e più dei precedenti di diverso colore – si disinteressa delle carenze scolastiche e sanitarie di aree sempre più vaste? Peraltro, se in questa narrazione ci fosse un fondo di verità, a breve giro dovremmo assistere a un’inversione di tendenza rispetto a un drammatico fenomeno: la fuga dei giovani verso il Nord. Come ha reso noto in questi giorni Il Sole 24 Ore, rielaborando i dati Istat, «nel Mezzogiorno i residenti tra 18 e 35 anni sono passati da oltre 4,1 milioni nel 2019 a circa 3,8 milioni nel 2026, con una perdita superiore a 313mila persone».^[4] Si tratta di un autentico dramma sociale, impossibile da superare se, come nel caso dell’Esecutivo odierno, ci si limita a vivere alla giornata senza mai concepire interventi strutturali.
Dunque, ancora una volta, forze sindacali interessate s’impegnano a forzare i dati statistici, giungendo a identificare segnali di lieve ripresa con l’avvio di una nuova fase di sviluppo economico. Per questa via alimentano la confusione e allontanano la discussione che andrebbe realmente fatta sul Meridione e sulla soluzione definitiva dei suoi annosi problemi.
Note
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^[1] Svimez, Comunicato Stampa del 18 Giugno 2025,
[https://www.svimez.it/wp-content/uploads/2026/06/ITA_SvimezComunica_Giugno_2026.pdf](https://www.svimez.it/wp-content/uploads/2026/06/ITA_SvimezComunica_Giugno_2026.pdf). -
^[2] P. Capone, Nota stampa: Valorizzare patrimonio strategico per crescita intero Paese,
[https://www.ugl.it/sud-svimez-capone-valorizzare-patrimonio-strategico-per-crescita-intero-paese/](https://www.ugl.it/sud-svimez-capone-valorizzare-patrimonio-strategico-per-crescita-intero-paese/). -
^[3] Cfr., per Zes Unica e Zone Economiche Speciali,
[https://politichecoesione.governo.it/it/politica-di-coesione/strategie-tematiche-e-territoriali/strategie-territoriali/zes-unica-e-zone-economiche-speciali-zes/](https://politichecoesione.governo.it/it/politica-di-coesione/strategie-tematiche-e-territoriali/strategie-territoriali/zes-unica-e-zone-economiche-speciali-zes/). -
^[4] M. Finizio, In sei anni perso il 7,6% degli under 35 residenti al Sud. Ecco i motivi, «Il Sole 24 Ore», 21 Giugno 2026,
[https://24plus.ilsole24ore.com/art/esodo-giovani-sud-2019-residenti-calo-76percento-motivi-AI8doCnD?s=sl](https://24plus.ilsole24ore.com/art/esodo-giovani-sud-2019-residenti-calo-76percento-motivi-AI8doCnD?s=sl).


