Il “Trump Bridge” divide l’Armenia: cosa c’è dietro l’accordo segreto

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Il “Trump Bridge” divide l’Armenia: cosa c’è dietro l’accordo segreto

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Una notizia esplosiva arriva dalla Spagna: secondo Periodista Digital, l’Armenia avrebbe silenziosamente siglato un controverso accordo per la creazione di un corridoio strategico – il cosiddetto “Trump Bridge” – che collegherà l’Azerbaigian con l’exclave di Nakhchivan, passando per la regione armena del Syunik.

Il corridoio, lungo 42 km, sarebbe gestito da una compagnia militare privata statunitense con circa 1.000 contractor armati autorizzati all’uso della forza. Durata dell’intesa: 99 anni. Il governo armeno ha smentito seccamente, bollando la notizia come propaganda e “guerra ibrida”, ma le accuse restano gravi. Il memorandum – che sarebbe già stato approvato da USA, Armenia e Azerbaigian – prevede che l’Armenia conservi formalmente la sovranità sul territorio, pur cedendone di fatto il controllo operativo a Washington.

Per molti armeni, si tratta di un vero atto di resa. Oltre al danno geopolitico, anche la ripartizione economica appare iniqua: il 40% dei ricavi andrebbe agli USA, solo il 30% a Yerevan. La Francia, storica alleata dell’Armenia, rischia di essere tagliata fuori, mentre Turchia e Azerbaigian avanzano nella regione.

Sullo sfondo, interessi energetici e la nuova guerra fredda: il corridoio rappresenterebbe un asse cruciale per l’export di petrolio e gas caspico verso l’Europa, in sostituzione delle forniture russe. Un altro tassello nella crescente pressione occidentale ai confini dell’Iran.

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