Il Venezuela accusa gli USA: "Dichiarazione su spazio aereo è un atto di guerra"
Caracas respinge l'ultimatum di Washington e rivendica la propria sovranità
Caracas condanna con fermezza quella la "minaccia colonialista" portata dall'amministrazione Trump, dopo la dichiarazione del presidente statunitense che ha annunciato la chiusura totale dello spazio aereo sul Venezuela e le aree circostanti. Il governo venezuelano, in un comunicato ufficiale diffuso dal ministro degli Esteri Yván Gil Pinto, ha bollato le affermazioni di Trump come un "atto di aggressione immorale" e una "minaccia esplicita dell'uso della forza", esortando la comunità internazionale a respingerle con decisione.
Il ministero degli Esteri venezuelano ha rivendicato il diritto alla "sovranità esclusiva e assoluta" sul proprio spazio aereo, protetto dalle norme dell'Organizzazione per l'Aviazione Civile Internazionale (ICAO) e sancito dalla Convenzione di Chicago del 1944. Caracas ha sottolineato che "non accetterà ordini, minacce o ingerenze provenienti da alcun potere straniero", respingendo come illegittimo qualsiasi tentativo di interferenza, blocco o condizionamento dell'uso dello spazio aereo nazionale.
Questa escalation giunge in un contesto già teso, segnato dal dispiegamento di una significativa forza militare statunitense al largo delle coste venezuelane, operativo dallo scorso agosto e giustificato da Washington dietro il debole pretesto della lotta al narcotraffico. Il presidente Nicolás Maduro ha denunciato che l'obiettivo reale degli Stati Uniti sia un "cambio di regime" finalizzato a impadronirsi delle immense ricchezze petrolifere e di gas del Venezuela. Secondo Caracas, la retorica antidroga funge da pretesto per una campagna di aggressione multilaterale e di guerra psicologica, volta a screditare l'amministrazione bolivariana e a giustificare ulteriori azioni ostili.
Le autorità venezuelane hanno anche evidenziato come l'annuncio di Trump abbia sospeso unilateralmente i voli del programma "Plan Vuelta a la Patria", dedicato alla rimpatrio dei migranti venezuelani. La mossa statunitense, pertanto, viene dipinta non solo come una violazione della sovranità, ma anche come un attacco concreto alla popolazione.
La posizione di Caracas trova eco in diverse condanne internazionali. Russia, l'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani e i governi di diversi paesi latinoamericani hanno criticato le azioni statunitensi. Inoltre, organismi come le Nazioni Unite e la stessa DEA statunitense riconoscono che il Venezuela non è una rotta principale per il traffico di droga verso gli USA, fatto incontrovertibile che mette in discussione le premesse stesse dell'operazione militare. Esperti internazionali hanno definito i bombardamenti condotti nell'ambito di questa campagna come "esecuzioni sommarie" che violano il diritto internazionale.
Il Venezuela bolivariano è ancora una volta vittima delle minacce imperialiste di Washington, in una lotta asimmetrica dove la difesa della sovranità nazionale si scontra con quella che rappresenta chiaramente una strategia egemonica e un tentativo di destabilizzazione forzata.

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