Il vento di guerra in Libia non distolga l'attenzione dalla deriva autoritaria interna di Renzi
“Un degrado, quasi il punto zero della democrazia” per Zagrebelsky
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I venti della guerra in Libia distoglieranno l'attenzione dalle "riforme" costituzionali di Renzi. Non da tutti, la tenuta del tessuto democratico del nostro paese è a rischio e in gioco c'è molto. Non a caso Gustavo Zagrebelsky ha usato queste parole: “Un degrado, quasi il punto zero della democrazia” per descrivere la discussione delle Riforme in Parlamento e la volontà di Renzi di proseguire anche di notte e anche di fronte ad un Aventino delle opposizioni.
E' importante ricapitolare brevemente il contesto politico, che troppo spesso non viene menzionato come premessa, facendo perdere degli elementi fondamentali per la comprensione del tutto: con una legge elettorale dichiarata per le sue parti principali incostituzionale dalla Corte Costituzionale (il famigerato “Porcellum”), il Pd e Sel nel febbraio del 2013 hanno ottenuto con il 29,5% un premio di maggioranza di 148 parlamentari (arrivando ad un totale di 345, il 55% dei seggi totali). Il tutto per pochi voti, con la coalizione del Popolo delle Libertà che ha ottenuto il 29,2% e il Movimento Cinque Stelle, il primo partito, con il 25,6%. E' da aggiungere, e lo fanno in pochi, che i rivoluzionari a giorni alterni di Sel- quando serve un voto decisivo per il Pd tornano sempre nei ranghi - non fanno più parte di quella coalizione, anche se hanno influito in modo determinante a far scattare quel premio di maggioranza paragonabile alla Legge Acerbo di mussoliniana memoria.
Bene, in questo contesto in cui almeno 148 deputati (o “padri costituenti”) sono stati dichiarati illegittimi dalla Corte Costituzionale e, di fatto, rappresentando meno di un quarto dell'elettorato nazionale, un premier mai eletto da nessuno fa lavorare un Parlamento simulacro di una sovranità che non esiste più di giorno e di notte per imporre una deriva autoritaria e plebiscitaria come denunciano illustri costituzionalisti italiani. Senza tener conto della compravendita dei deputati nella crisi tardo-scilipotiana di Renzi. In tanti oggi utilizzano il termine “colpo di stato” per descrivere la situazione, senza rendere omaggio a chi da anni lo denuncia definendolo a ragione “permanente”: Monti, Letta, il jobs Act e le riforme autoritarie di Renzi cosa rappresentano se non questo?
Bene, in questo contesto in cui almeno 148 deputati (o “padri costituenti”) sono stati dichiarati illegittimi dalla Corte Costituzionale e, di fatto, rappresentando meno di un quarto dell'elettorato nazionale, un premier mai eletto da nessuno fa lavorare un Parlamento simulacro di una sovranità che non esiste più di giorno e di notte per imporre una deriva autoritaria e plebiscitaria come denunciano illustri costituzionalisti italiani. Senza tener conto della compravendita dei deputati nella crisi tardo-scilipotiana di Renzi. In tanti oggi utilizzano il termine “colpo di stato” per descrivere la situazione, senza rendere omaggio a chi da anni lo denuncia definendolo a ragione “permanente”: Monti, Letta, il jobs Act e le riforme autoritarie di Renzi cosa rappresentano se non questo?
Fare una riforma costituzionale con le opposizioni che disertano l' Aula e con una maggioranza di venduti e comprati è un colpo di Stato.
— Paolo Becchi (@pbecchi) 14 Febbraio 2015
I migliori cosituzionalisti italiani stanno oggi utilizzando più o meno gli stessi toni. Ma per Renzi la risposta è da vero e proprio Ducetto (oltre Mussolini): “Ho giurato sulla Costituzione e non sui professoroni“. Quella Costituzione che calpesta ogni giorno di suo mandato extra elettorale.
“Sono 40 anni”, ha detto, “che si parla di riforme costituzionali, chiediamoci in che direzione vanno quelle che sono in cantiere: in quella di aprire spazi alla politica e alla democrazia o piuttosto di valorizzare il momento esecutivo, che non è compatibile con l’ampliamento della democrazia?”.
Secondo Zagrebelsky, che nel suo intervento ha ammonito la politica a lavorare in un “clima costituente“, bisognerebbe porsi la domanda se siano più importanti “le regole costituzionali o la qualità di chi le fa funzionare perché una cattiva Costituzione nella mani di una buona politica produce comunque risultati accettabili, mentre la migliore Costituzione nelle mani della cattiva politica produce risultati cattivi”. Riferendosi, infine, all’eventualità del referendum confermativo, il giurista ha invitato a fare attenzione perché, ha detto, “qui ci si gioca moltissimo. Se è richiesto dal Governo sarà un plebiscito e sarà un voto di schiacciamento da una parte o dall’altra. Si sta giocando una partita che può essere terribile”.
Non solo, ma a questo riguardo non posso non ricordare che nella sentenza sul Porcellum la Corte costituzionale ha chiaramente sottolineato che le ragioni della governabilità non devono prevalere su quelle della rappresentatività. Ammesso pure che tale principio non sia violato dall’Italicum – il che è discutibile date le circoscrizioni troppo vaste, i capilista bloccati, le pluricandidature ecc. -, dovrebbe sollevare più di una preoccupazione il fatto che l’Italicum conceda il premio di maggioranza ad una sola lista e che la Camera dei deputati, con i suoi 630 deputati, possa senza soverchia difficoltà ricoprire tutte o quasi tutte le cariche istituzionali.
Qualche altra perplessità?
Ne avrei molte, mi limito a tre di cui le prime due nessuno parla. Primo: nel procedimento legislativo alla Camera dei deputati viene eliminato del tutto il passaggio nelle commissioni in sede referente, tranne alcune importanti materie previste nel primo comma dell’articolo 70. Eppure è a tutti noto che nel dibattito in commissione sta il cuore del processo legislativo. Secondo: il testo della Renzi-Boschi tace del tutto a proposito dei diritti delle minoranze parlamentari, la cui previsione viene invece demandata ai regolamenti delle Camere che vengono approvati a maggioranza… Ma ciò che mi sembra soprattutto sbagliato e pericoloso, è che, alla faccia dell’articolo 1 della nostra Costituzione, i senatori non saranno eletti più dal popolo, ma dai così detti “grandi elettori” che non sono altro che i consiglieri regionali. In Francia, dove le elezioni indirette sono serie, i grandi elettori sono 150mila, mentre in Italia sarebbero poco più di mille. Un’altra furbata, questa volta a favore delle consorterie locali! Eppure, nonostante tutto, il Senato continuerebbe a partecipare al procedimento di revisione costituzionale, a eleggere ben due giudici costituzionali e a partecipare alla funzione legislativa in non poche materie di grande importanza!
Siamo passati dalle riforme condivise con i due terzi del Parlamento alle riforme – e gentile concessione del referendum – a una riforma che alla fine sarà votata, al Senato, con voti raccogliticci.
Ma da chi avrà preso spunto Renzi? Per capire dove ha preso spunto il premier italiano, basta sfogliare questo documento sul sito della Camera e si trovano tutte le risposte:
Tweet muto. Leggere pic. Ed è dal sito della Camera dei Deputati. Ecco dove ha imparato #Renzi http://t.co/BEwXXCjLuK pic.twitter.com/DJaTZfqBtd
— Stefano Alì (@steal61) 15 Febbraio 2015

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