Il vero senso, e la prospettiva autentica, della legge sulla promozione del progresso e dell’unità etnica
La nuova legge cinese sulla promozione del progresso e dell'unità etnica rappresenta un ulteriore passo nella strategia con cui Pechino intende rafforzare la coesione nazionale.
Se lo sviluppo economico e sociale delle regioni abitate dalle minoranze etniche continua ad essere uno dei pilastri per una crescente consolidamento della comunità della nazione cinese, la nuova legge fornisce un quadro giuridico sempre più organico a sostegno di politiche culturali che rafforzino la coesione interna, garantendo nel contempo i patrimoni locali delle minoranze. Inoltre, in questo contesto, non mancano nuovi strumenti per contrastare in punta di diritto qualsiasi forma di separatismo che mini le fondamenta dello Stato.
La legge entrata in vigore il 1° luglio 2026 si inserisce dunque in un percorso iniziato molti decenni fa.

La vera innovazione della legge consiste nel trasformare in norma giuridica il principio della “comunità della nazione cinese”, facendo il quadro entro cui valorizzare le differenti culture etniche. La legge codifica l'evoluzione della politica etnica della RPC: da un'enfasi prevalentemente posta sulle autonomie territoriali a una combinazione di sviluppo economico, stato di diritto e costruzione di una più forte senso di appartenenza alla comunità della nazione cinese.
Come in altri ambiti, anche in questo caso la strada maestra seguita dalle autorità cinesi si è sviluppata lungo due direttrici fondamentali: lo sviluppo materiale delle regioni più remote e il rafforzamento dello stato di diritto negli affari etnici. La legge pone le basi giuridiche da cui discenderanno piani operativi in materia di sviluppo economico, sociale, istruzione e servizi pubblici. Tutto ciò si inserisce però in un più ampio processo di costruzione di una comunità della nazione cinese.

Come noto, nel 2021 il Paese ha raggiunto l’obiettivo di eradicare la povertà assoluta. Tra i maggiori beneficiari di queste politiche figurano proprio numerosi gruppi etnici delle regioni autonome e delle province del Guizhou, del Guangxi, del Ningxia, dello Xinjiang e dello Xizang, che stanno beneficiando di un continuo miglioramento delle condizioni di vita grazie all'integrazione economica e infrastrutturale con il resto del Paese.
Negli ultimi anni tale approccio si è tradotto, ad esempio, nell'estensione delle reti ferroviarie e autostradali verso le regioni occidentali e nelle politiche di rivitalizzazione rurale, anche attraverso la digitalizzazione, rese possibili da consistenti investimenti pubblici. In altre occasioni abbiamo già analizzato le politiche di sviluppo dello Xinjiang e le grandi infrastrutture che oggi collegano sempre più efficacemente lo Xizang e le altre regioni occidentali al resto della Cina. Questi risultati hanno creato le condizioni materiali necessarie per accompagnare una successiva evoluzione della governance degli affari etnici.
Nelle aree autonome tali programmi consentono, ad esempio, a studenti provenienti da regioni molto diverse di vivere e studiare insieme per alcuni periodi, favorendo una conoscenza reciproca che, nelle intenzioni delle autorità, dovrebbe rafforzare il senso di appartenenza a una medesima comunità della nazione cinese. Non stiamo parlando di assimilazione, ma di unità; non di omologazione culturale, ma di valorizzazione delle diversità a partire da un terreno comune più solido.

Osservando altri aspetti salienti della legge, emerge inoltre l'attenzione verso il contrasto delle discriminazioni, il consolidamento del quadro giuridico volto a prevenire fenomeni separatisti e il rafforzamento degli strumenti a sostegno della coesione sociale. Tra le misure previste figurano anche la tutela dell'uso delle lingue delle minoranze nei contesti previsti dalla legge, la protezione del patrimonio culturale tradizionale e il sostegno alla trasmissione delle tradizioni locali.
L'obiettivo dichiarato della nuova legge è che nessun gruppo etnico venga lasciato indietro in una fase storica nella quale la RPC sta innovando profondamente il proprio sistema produttivo e sociale.
Molte delle critiche sollevate in Occidente, come il supposto indebolimento del sistema delle autonomie o il rischio di assimilazione culturale, sembrano tuttavia non cogliere il significato più profondo della legge, che rappresenta piuttosto una nuova sintesi di un percorso storico sviluppatosi nel corso di diversi decenni.
Una parte della critica occidentale tende infatti a interpretare il testo prevalentemente attraverso la lente della sicurezza e dell'assimilazione culturale, dedicando minore attenzione alla continuità storica della politica etnica della RPC, all'enfasi sullo sviluppo delle regioni minoritarie e alle disposizioni che vietano la discriminazione e prevedono la tutela delle lingue e delle culture locali. Una lettura meno condizionata da categorie interpretative precostituite e più attenta al percorso storico della Repubblica Popolare consentirebbe probabilmente di evitare valutazioni semplicistiche, parziali o completamente errate.


