Il voto a Renzi, un voto a Juncker e alla Merkel. Ecco come "cambia" lo scenario del Parlamento europeo dopo il voto di ieri

PPE e PSE dovranno ora fare quello che gli riesce alla perfezione già in diversi stati

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Il voto a Renzi, un voto a Juncker e alla Merkel. Ecco come "cambia" lo scenario del Parlamento europeo dopo il voto di ieri

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Dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo di ieri, il Partito Popolare europeo (PPE) ha ottenuto il maggior numero di seggi, 212 dei 751 totali, anche se ha registrato un calo di 60 deputati rispetto alle elezioni del  2009. Subito dopo si è collocato il Pse con 186 seggi, i liberali con 70, i verdi con 55 e il gruppo di sinistra con 43. Dato che il prossimo presidente della Commissione avrà bisogno della fiducia della metà dei deputati, il PPE e il PSE dovranno fare quello che, del resto, gli riesce alla perfezione già in diversi stati membri: fondersi. Non preoccupatevi nessuno capirà mai la differenza tra i due schieramenti...
 
Il dato più importante di queste elezioni europee è l'ascesa dei partiti euroscettici, sia per quel che riguarda le compagini che chiedono l'uscita del loro paese dall'euro e dall'Unione Europea, sia di coloro che chiedono un profondo cambiamento delle istituzioni.  La Francia registra il "terremoto politico" principale, come l'ha definito il primo ministro Valls. Gli elettori hanno premiato il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, lasciando il partito socialista al governo ai minimi storici. Dall'altra parte del Canale, il partito anti-Ue, l'Ukip è la prima forza politica del Regno Unito con il 31% dei consensi e il suo leader Nigel Farage è ora temuto da conservatori e laburisti anche in vista delle prossime elezioni europee. In Danimarca, il Partito del popolo è emerso come prima forza battendo quello socialista del primo ministro Helle Thorning-Schmidt. I partiti di estrema destra sono arrivati terzi in Olanda, Austria, Grecia e Ungheria. In Germania, il partito anti-euro  AfD è arrivato al 7%, guadagnando oltre tre punti rispetto alle elezioni nazionali di settembre. In Grecia, il principale partito d'opposizione critico dell'attuale archittettura istitituzionale di Bruxelles, Syriza, ha sconfitto Nuova Democrazia di Samaras. Secondo il suo leader Alexis Tsipras "abbiamo un'agenda politica che non può essere ignorata" nel Parlamento europeo. In Spagna, il partito anti-austerità Podemos, fondato quest'anno, ha ottenuto l'8% dei consensi.  In Irlanda, infine, grande risultato per la sinistra di Sinn Fein, che, con una campagna elettorale contro le misure di Bruxelles, ha ottenuto tre seggi.
 
E in Italia? Nel paese che soffre maggiormente delle politiche di austerità imposte da Bruxelles, Berlino e Francoforte, oltre che dalla partecipazione ad un'unione valutaria con la Germania, il partito dell'establishment responsabile delle peggiori nefandezze – dalla ratifica del Mes al Fiscal Compact, dallo scandalo Mps all'Expo per fare solo alcuni esempi - ha ottenuto il 41% dei consensi. Ma abbiamo capito che 80 euro virtuali, sporchi e subito per molti italiani valgono più del futuro dei propri figli e nipoti. Oggi Boccia a Sky tg 24 ha affermato che "con questo voto siamo usciti definitivamente dalla seconda Repubblica". Ha ragione, è il trionfo e il ritorno alla Prima, la rinascita in pompa magna della vecchia DC. Il partito Democratico deve solo cambiare una lettera, ma non tarderà a procedere con l'ultimo stadio della trasformazione....
 
E in Europa cosa cambierà? Jean-Claude Juncker, ex primo ministro del Lussemburgo ed ex presidente dell'Eurogruppo, vale a dire uno dei principali responsabili delle scelte criminali che dal 2008 hanno costretto ampi strati della popolazione del continente a vivere sotto la soglia di povertà, sarà il primo a presentare una propria squadra di governo per la prossima commissione. Gli basterà posizionare Schulz e qualche socialista in ruoli chiave e il gioco è fatto. Juncker, per i molti che non lo sapessero e che continuano a pensare di vivere consapevoli attraverso le pillole di informazione erogate dagli organi di regime, è quello che allo Spiegel di qualche anno fa disse: "Prendiamo una decisione, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo un po’ per vedere che succede. Se non provoca proteste né rivolte, perché la maggior parte della gente non capisce niente di cosa è stato deciso, andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno". E' così che l'Europa si è costruita e che continuerà a imporre le proprie scelte ai valvassori alla Renzi, formalmente al potere nei vari paesi. Ma di continuare a vivere in questa dittatura, al 41% degli italiani che si sono recati alle urne ieri, non interessa. Meglio 80 euro virtuali, sporchi e subito che pensare al futuro di figli e nipoti...


P.s Provate ora a spiegare a quelli che conoscete tra quel 41%, che quel voto è stato un voto per Juncker, l'uomo scelto da Angela Merkel per la prossima Commissione. 

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