Il Web passa per Hormuz: perché l'IA è la vera industria pesante || Michela Arricale
di Giulia Bertotto
In questa intervista Giulia Bertotto dialoga con Michela Arricale, avvocata del Foro di Avellino e co-Presidente del CRED – Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia.
Il dialogo sulla scorta di un suo articolo, una ricerca molto rigorosa dal titolo "L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE È UN'INDUSTRIA PESANTE".
Scrive Arricale: "Credo sia arrivato il momento di liberarci da un pregiudizio che ci trasciniamo dietro sin dalle prime fasi della rivoluzione digitale: l’idea che l’informatica sia un’industria leggera, perché abbiamo confuso la smaterializzazione del prodotto con la smaterializzazione del processo produttivo". Credi che questa illusione di leggerezza sia un altro gioco di prestigio dell'economia liberista e capitalista occidentale in questa sua fase storica feroce ma agonizzante?
Come si sta ponendo l'Italia in questa poderosa rivoluzione industriale che è anche antropologica, cognitiva ed emotiva, mediata dall'Intelligenza Artificiale?
Lo Stretto di Hormuz, al centro del teatro asiatico della guerra mondiale, è uno dei colli di bottiglia digitali più importanti al mondo. Il 99% del traffico internet globale passa attraverso una rete di cavi sottomarini, e una parte consistente di questi transita proprio sotto le acque del Golfo Persico per collegare Europa e Asia. Questi mega conduttori trasportano transazioni finanziarie colossali, comunicazioni militari, dati scientifici e traffico internet...le nostre Pec e i meme coi gattini, in maniera ormai drammaticamente necessaria e grottesca insieme. Allora, quanto saranno tecnocratiche le guerre del domani che è già oggi? Ma soprattutto, quello di "Intelligenza Artificiale" è un concetto ormai onnipresente ma fumoso e sfuggente, dunque cos'è davvero?
Queste sono alcune domande della conversazione, solo su l'AntiDiplomatico.


