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In attesa che i tempi siano maturi per la Rivoluzione.... Potere al Popolo!

 

di Giusi Greta Di Cristina*


La campagna elettorale è cominciata. Per meglio dire: per alcuni è cominciata già da molti mesi, per altri fatica a partire impegnati ancora nella raccolta firme.
Il Partito Comunista Italiano ha deciso di partecipare al fronte popolare di Potere al Popolo ed io ho deciso di accettare la proposta di candidarmi per il collegio della provincia dove risiedo, ovvero Agrigento.

Nel mio caso, non ho avuto un attimo di esitazione: un comunista non esita se è il Partito a chiederlo. E neppure ho avuto esitazione rispetto alla natura della lista elettorale, poiché appunto la sua natura è chiarita dal fatto stesso che si tratta di un fronte.

Un fronte è di sinistra.

Un fronte è, per sua definizione, il punto di incontro di forze differenti per indirizzo politico, formazione, struttura. Dentro ci possono stare, dunque, donne e uomini che hanno persino, rispetto ad alcuni aspetti, visioni anche lontane, ma che, al contempo, decidono di unirsi per una battaglia elettorale – in particolari momenti storici, particolarmente critici – dove si combatte compattamente contro una classe reazionaria e iperliberista.

Non andrò a ripetere, come tante volte è stato fatto in queste settimane, esempi del passato e del presente – il fronte popolare tra comunisti e socialisti nell’Italia post-guerra del 1948 o il fronte comunista-socialdemocratico CDU del Portogallo attuale, solo per fermarci in Europa – e non lo farò per due ragioni: chi accetta di stare dentro questo tentativo conosce bene questi esempi; chi non accetta di starci dentro non vuole riconoscerne le similitudini.

Quello su cui vorrei soffermarmi sono invece le caratteristiche di Potere al Popolo. E analizzarle da candidata comunista, facente parte di un partito comunista nel 2018, da donna, da siciliana.

Si continua a fare un gran parlare sui social soprattutto, ed è davvero impossibile non scorgere una sorta di guerra che i non aderenti al progetto stanno intrattenendo quotidianamente contro Potere al Popolo. I punti maggiormente criticati sono: la visione rispetto ai diritti civili; la presenza dei centri sociali; la politica estera; il rapporto con l’Unione Europea; il famigerato punto sull’abolizione del 41 Bis.
 
Partirei dalla presenza dei centri sociali. I centri sociali hanno costituito per la mia generazione – quella dei nati negli anni '80, i traditi da Bertinotti – spesso l’unica via per fare politica attivamente e sinceramente. Anch’io, pur essendo gramsciana e leninista, ho frequentato i centri sociali, e ricordo l’Experia di Catania con particolare affetto. I centri sociali, non tutti chiaramente, hanno rappresentato l’unica forma di legame coi quartieri popolari e disagiati dal momento in cui la sinistra si è spostata talmente tanto al centro da divenire altro, e i comunisti si sono scordati di cosa voglia dire essere comunisti. Nello specifico, a livello di lotta sociale, non posso che fare i complimenti per quanto in questi anni le compagne e i compagni dell’Ex OPG Je so' Pazzo hanno fatto per Napoli e i napoletani, evitando che – almeno lì – fossero i fascisti ad occuparsi di quei territori e di quelle famiglie. Comprendo che chi non ha mai passato pomeriggi in quartieri disagiati, a tentare di convincere le famiglie a far studiare i bambini, a organizzare doposcuola gratuiti nei quartieri dello spaccio e della malavita, a dare un’opportunità ai nostri concittadini più in difficoltà tutto questo sia becero populismo.
Il loro blaterare su Facebook su liste e listini invece no. Ce ne faremo una ragione.
 
Rispetto alla visione sui diritti civili. Da comunista non posso che affermare che i diritti civili sono mera “acqua fresca” senza prima il ripristino di tutti i diritti sociali che, uno dopo l’altro, questo Paese ha visto cancellati negli ultimi trent’anni. Da comunista continuo a considerare il futuro di una Nazione basato sulla qualità della vita della totalità della sua popolazione, e non su una sparuta minoranza legata alle lobby bancarie e finanziarie, tanto care all’Ue.

Da questo punto di vista, perciò, la posizione di noi comunisti del Partito Comunista Italiano è differente e distante da chi ritiene che i diritti civili vengano prima di quelli sociali o possano essere ottenuti senza il ripristino della lotta di classe. Cionondimeno, riteniamo che il programma di Potere al Popolo sia prevalentemente incentrato sui temi della dignità del lavoro, sul ripristino dei diritti sociali, sulla redistribuzione della ricchezza, sulla necessità che si lavori meno ma si lavori tutti e rappresenti quindi un programma in cui largamente si ravvisano gli stessi punti del programma del PCI.

Chi parla quindi di “lista civica” lo fa in malafede; o non avendo affatto letto il programma di Potere al Popolo.
 
La politica estera è, poi, un punto che ho particolarmente a cuore, essendo responsabile nazionale per i rapporti con l’America Latina. Da questo punto di vista vi sono probabilmente le maggiori discrepanze con le altre posizioni del fronte. È stata evidenziata, da parte di chi l'ha criticata, la posizione dell’Ex Opg rispetto alla Corea del Nord o ai curdi. Bene: esse sono effettivamente le loro posizioni, non quelle di tutti gli afferenti al progetto; tantomeno quelle del PCI.


Mi pare addirittura noioso dover ripetere nuovamente che, trattandosi di un fronte, vi siano posizioni differenti; non solo sugli esempi fatti prima, ma anche sulla Catalogna o sulla Siria. Vorrei ricordare sommessamente che persino tra i comunisti che si autoproclamano “accreditati”, unici detentori della verità, difensori del patrimonio bolscevico (che io difendo senza remora alcuna) vi sono posizioni sulla Cina, sui BRICS, sul Venezuela, sul Brasile molto più vicine – quando non addirittura identiche, come nel caso di Cina e BRICS – ai trotskisti di Sinistra Anticapitalista e Lotta Comunista.

Bisognerebbe prima assicurarsi di detenere un punto di vista genuinamente antimperialista, altrimenti si rischiano quantomeno brutte figure.
 
L’uscita o meno dall’Unione Europea. I comunisti del PCI sono senza sé e senza ma per l’uscita dall’UE e dall’euro: siamo stati i primi, a febbraio dello scorso anno, ad organizzare un convegno di altissimo livello europeo, con i maggiori economisti che dibattono sul tema e la presenza dei compagni del Partito Comunista Ucraino, dell’AKEL di Cipro, del Partito Comunista Spagnolo, del Partito Comunista Portoghese, dei compagni del Donbass. Partiti che tra l’altro stanno seguendo con molto interesse, assieme ad altri, questa nostra esperienza in Potere al Popolo.

All’interno del fronte è chiaro che le posizioni in merito non sono tutte uguali ma che il programma parla chiaramente di rottura con questa Unione Europea mi pare altrettanto evidente. Se poi si deve perder tempo a definire interpretazioni su una frase come se fosse l’analisi del terzo livello della Commedia dantesca, dico fin da subito che le allegorie e le metaletture dei testi le lascio agli studi universitari, non a un programma politico che più chiaro di così non si può.
 
Ultimo, ma non per importanza, il famigerato punto sull’abolizione del 41 Bis, che ha visto uniti tutti, da LeU ai “dissidenti” del PCI, unirsi in una iperbolica crociata contro Potere al Popolo che, a dir loro, voleva difendere così mafiosi e delinquenti.

Già un’affermazione del genere non meriterebbe alcun tipo di risposta. Gente come me che viene dalla Sicilia, che ha dovuto lottare tutta la vita, che non ha mai accettato uno straccio di raccomandazione, che si trova a migliaia di chilometri da casa pur di lavorare onestamente e senza l’utilizzo di scorciatoie, che è stata comunista sempre in paesini dove è davvero difficile esserlo dal giorno alla notte è divenuta bersaglio di accuse vergognose di collaborazione coi mafiosi. Il punto, come subito è stato spiegato, si concentrava sul 41 Bis così come è riconosciuto dall’ONU, ovvero uno strumento di tortura che in Italia, da strumento emergenziale, è passato ad essere la modalità utilizzata non solo per i mafiosi e gli assassini ma che anche per chi è stato arrestato per reati “politici”.

Dalla Sicilia – in primis da noi – è partita la richiesta di cambiare immediatamente quel punto, al quale in effetti è stato aggiunto che non si ritiene di dover lasciare i mafiosi liberi di scorrazzare nelle carceri e intrattenere tranquille conversazioni con chi a loro piace.

Vorrei ricordare che il reato di tortura ancora in Italia non esiste, che spesso a pagare sono le compagne e i compagni in galera e che il 41 Bis non ha di certo evitato che dal carcere i boss mafiosi continuassero a dirigere le fila del crimine di questo Paese.

La trattativa Stato-Mafia non si è certo interrotta perché un fronte popolare chiede l’abolizione del 41 Bis utilizzato come strumento di tortura ma perché chi è ai vertici dello Stato non permette che si proceda affinché i nodi vengano sciolti.
 
I fronti popolari hanno sempre raccolto le energie idonee per un cambiamento profondo e radicale: per farlo hanno dovuto fare un passo indietro a livello egemonico in ragione di una sintesi necessaria. È accaduto nel ’48 in Italia (nessun simbolo, nessuna falce e martello, nessun appello ai soviet, al comunismo o alla dittatura del proletariato, eppure non credo che lì vi sia il dubbio sulla presenza dei comunisti), continua ad accadere oggi, in Europa e nel mondo. In Portogallo, in Spagna, così come in Brasile e in Venezuela, i fronti popolari hanno tentato, in nome dell’importanza della battaglia immediata e terribile, di unirsi nei punti comuni invece che dividersi nelle, seppur evidenti e innegabili, diversità.
 
Potere al Popolo ci sta provando. Con mille difficoltà, idiosincrasie, fra il silenzio boicottante dei media e le accuse di chi si dice comunista ma della pratica comunista attua ben poco.

Io, da comunista, consapevole dei limiti miei, del fronte e persino del Partito, ravviso negli insegnamenti di Gramsci, Lenin, Stalin, Mao i comportamenti che, di volta in volta, devo adottare per far sì che possa sorgere, un’altra volta, una grande forza comunista in Italia, che si trovi fra le masse, nelle lotte, nei sindacati, fra gli operai, gli studenti, i precari, i disoccupati.

Di aspettare che i tempi siano maturi per la Rivoluzione non c’ho voglia, che tempo potrebbe non essercene più.


*Responsabile America Latina Dipartimento esteri del PCI
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