In Ucraina è partita la stagione delle tensioni sociali. Ci sarà un’altra Maidan?
Oggi a Kiev circa 4 mila persone hanno bloccato Ulitsa Hrushevskogo, una delle vie più importanti della capitale
L’Antidiplomatico lo aveva preannunciato più di un mese fa. Per l’Ucraina, stretta nella morsa di una guerra senza fine e delle politiche “economicide” del Fondo Monetario Internazionale, questa sarà una stagione di grandi tensioni sociali. E quel momento sembra proprio essere arrivato. Gli ucraini sono stanchi, esausti, sfiniti. Nel paese non si respira affatto una bella aria. L’inflazione continua a galoppare, gli stipendi non sono stati indicizzati al costo della vita, le imprese, in particolar modo quelle legate alle miniere di carbone nell’est del paese, oggi sotto il controllo dei separatisti filorussi, continuano a chiudere e i prezzi di acqua, gas e luce sono schizzati alle stelle.
Oggi la NBU, la Banca nazionale ucraina, ha diffuso un report circa la solidità del sistema bancario nazionale. Nel primo trimestre dell’anno, le banche dell’ex repubblica sovietica hanno registrato perdite per 80,9 miliardi di grivne. L’istituto guidato da Valeria Gontareva ha precisato che l’80% di queste perdite è dovuto dall’insolvenza di diverse banche che operano in amministrazione provvisoria, tra le quali spiccano nomi importanti come Delta Bank, Nadra e Imeksbank.
Intanto le ultime 48 ore in Ucraina hanno visto la tensione salire alle stelle. Oggi a Kiev circa 4 mila persone hanno bloccato Ulitsa Hrushevskogo, una delle vie più importanti della capitale, chiedendo che nel paese vengano introdotti “standard di vita europei”. Secondo quanto riferito dal corrispondente della TASS, i manifestanti sventolavano diverse bandiere con su scritto “pace” e “giustizia”, invocando le dimissioni del primo ministro Arseniy Yatsenyuk, il cui gradimento generale è sempre più basso sia tra la popolazione che in Parlamento.
La protesta si è poi sposata davanti la Verkhovna Rada, il parlamento nazionale, dove già era presente un’altra manifestazione. I minatori ucraini, infatti, sono in protesta a tempo indeterminato da oltre due giorni. Ieri diverse migliaia di “Shakteri”, come vengono chiamati in Ucraina, hanno paralizzato il traffico della città per protestare contro il mancato pagamento dei salari arretrati e per fermare la chiusura delle imprese che lavorano nel settore carboniero. Gli Shakteri hanno picchiettati i loro caschi sull’asfalto davanti al palazzo dell’amministrazione presidenziale ucraina.
Gli scioperanti hanno chiesto un incontro con il primo ministro Yatsenyuk senza alcun risultato, ricevendo per tutta risposta la chiusura di tutte le finestre del palazzo che ospita il premier, circondato da un nutrito gruppo di poliziotti in assetto antisommossa. Il presidente del sindacato indipendente dei minatori ucraini, Mikhail Volynets, ha assicurato che le manifestazioni continueranno ad oltranza, fino a quando la sua categoria non verrà ascoltata dalle autorità del paese. «Nella regione di Donetsk – ha detto – non sono stati pagati i salari di gennaio, febbraio e marzo, ma ci sono zone dove ancora aspettano quelli di ottobre, novembre e dicembre».
I minatori chiedono le dimissioni del ministro dell’Energia, Vladimir Demchishin, il quale ha dovuto annullare un viaggio istituzionale negli Stati Uniti, dove si era recato per partecipare al CERAweek di Houston, un’importante conferenza internazionale sull’energia. E’ c’è già chi maligna su questa nuova escalation di proteste, dietro le quali potrebbe esserci la mano di Rinat Akhmetov, importante oligarca di Donetsk e uomo più ricco d'Ucraina, che nella battaglia del carbone ha tutto da perdere e molto da guadagnare. E’ pronta una nuova Maidan?

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