In Ucraina la censura colpisce ancora: questa volta la vittima è il rapper russo Timati
La sua colpa? Aver criticato la situazione politica in Ucraina.
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Da un post Facebook di Nicolai Lilin
Nella democratica e "filo-europea" Ucraina, c'è stato un nuovo episodio sgradevole di censura: non nei confronti di un politico o uomo d'affari, bensì un cantante, il rapper russo Timati, colpevole di aver criticato la situazione politica in Ucraina (alla faccia del principio della libertà di espressione, chissà cosa pensano i burocrati di Bruxelles).
Si è reso protagonista dell'intimidazione il governatore di Odessa, il georgiano Mikheil Saakhashivili: aveva criticato la decisione di una discoteca della città di invitare il rapper russo ed aveva raccomandato le guardie di frontiera ucraine di non far entrare nel Paese l'artista.
La direzione del locale, anzichè di tirare dritto e non ascoltare le parole di un tossicodipendente e corrotto, si è piegata a 90° ed ha annullato l'invito all'artista russo.
In questa situazione c'è poco da commentare, anzi ha dato una lezione proprio il rapper russo che ha risposto così:
"Nessun problema, non ho intenzione di esibirmi in concerto per non compiacere Saakashvili con nuovi pretesti per ulteriori provocazioni. Ma serve davvero prendere sul serio le parole di un politico, che ha rapinato il proprio Paese, che si trova nella lista dei ricercati federale ed è stato cacciato dal proprio popolo?!?!"… Un uomo vero agisce, non si mastica la cravatta.

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