Inchiesta Al Jazeera: Ecco quanti miliardi l'Europa spende in armi e tecnologia israeliana
Secondo Federica Marsi di Al Jazeera, gli enti pubblici dei paesi dell'Unione Europea continuano a stipulare lucrosi contratti con aziende israeliane, nonostante la lunga scia di accuse per crimini di guerra che coinvolge Israele nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania occupata. È quanto emerge dall'analisi dei dati raccolti dall'organizzazione Statewatch e svelati dal network giornalistico.
I dati indicano che le istituzioni pubbliche degli Stati membri dell'UE hanno siglato 194 contratti dal valore complessivo di circa 2,7 miliardi di euro (3,1 miliardi di dollari) con società israeliane. Gli esperti sottolineano che il valore reale sia sensibilmente superiore, poiché i registri pubblici europei mostrano solo una parte degli accordi e ne riportano diversi con cifre simboliche o palesemente inverosimili (inferiori a un euro).
Il boom degli accordi dopo l'inizio del conflitto
Le commesse pubbliche hanno subìto un'impennata proprio in concomitanza con le operazioni militari israeliane a Gaza:
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Primi 21 mesi (gennaio 2022 – ottobre 2023): registrati 82 accordi per un valore di oltre 1,2 miliardi di euro.
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Successivi 21 mesi (ottobre 2023 – luglio 2025): siglati ben 112 contratti, per un totale di 1,6 miliardi di euro.
La quasi totalità delle forniture riguarda armamenti, sistemi di difesa, chip per computer e tecnologie avanzate che richiedono ingegneria di precisione e impianti specializzati. Tra i primi dieci appaltatori del periodo figurano i colossi della difesa israeliana Elbit Systems, Rafael Advanced Defense Systems e Troya Tech Defence Ltd.
Le contraddizioni geopolitiche dei singoli Stati
L'analisi evidenzia una profonda discrepanza tra la retorica diplomatica di alcuni governi europei e le loro effettive scelte commerciali.
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Spagna: Nonostante sia tra le voci europee più critiche verso Tel Aviv, Madrid ha firmato 14 contratti per quasi 227 milioni di euro tra il 2022 e il 2025. La quota principale (207 milioni di euro) è legata a un accordo del prile 2024 tra il Ministero della Difesa spagnolo e Rafael per "sistemi di combattimento aereo". Anche le forze di polizia (Guardia Civil) hanno acquistato giubbotti antiproiettile dall'israeliana Marom Dolphin.
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Ungheria: Si conferma il più stretto alleato di Israele nel blocco, guidando la classifica per numero di commesse con 42 contratti dal valore di circa 603 milioni di euro.
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Svezia: Pur essendo stata la prima nazione dell'Europa occidentale a riconoscere lo Stato di Palestina nel 2014, non ha posto argini agli acquisti pubblici da aziende israeliane.
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Germania: Tradizionalmente legata a un forte sostegno a Israele, ha registrato 37 contratti per forniture militari, software di cybersecurity e apparecchiature mediche. Molti di questi contratti, presenti sul portale europeo Tenders Electronic Daily (TED), non mostrano il valore reale o riportano cifre irrisorie (un euro o un centesimo).
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Italia: Il Ministero dell'Interno italiano figura in un contratto di quasi 4 milioni di euro siglato nel marzo 2024 con la Source Vagabond Systems per la fornitura di giubbotti antiproiettile.
La replica di Berlino: Un portavoce del Ministero dell'Economia tedesco ha difeso le procedure, specificando che le aziende israeliane partecipano regolarmente alle gare d'appalto in conformità con le norme UE e che la concessione delle licenze di esportazione di armi avviene caso per caso, valutando il rispetto del diritto internazionale umanitario e la politica estera.
Università e servizi sanitari: gli altri settori coinvolti
Le commesse non si limitano al comparto militare o di polizia, ma toccano sanità, università e infrastrutture:
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Belgio: Nell'aprile 2024, l'Ospedale Universitario di Lovanio ha sottoscritto un contratto da 1,2 milioni di euro con la GNX Data Systems per software di sequenziamento del genoma. Inoltre, il fornitore di energia vallone ORES ha stipulato un accordo da 3,7 milioni di euro con la SysAid Technologies.
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Spagna: Nell'agosto 2024, il Politecnico di Madrid ha acquistato apparecchiature di calcolo quantistico dall'azienda Heqapl per circa 300.000 euro.
Nota: Al momento della pubblicazione dell'inchiesta, i ministeri della Difesa di Spagna, Svezia e Germania, insieme alle forze di polizia spagnole, non avevano fornito repliche ad Al Jazeera.
Il nodo del diritto internazionale e l'Accordo di Associazione
L'approccio commerciale dell'Unione Europea si scontra con i procedimenti aperti contro Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) per presunte violazioni della Convenzione sul genocidio. Nel 2024, la CIG ha accertato un "rischio reale e imminente" per la popolazione palestinese, decretando che nessun Paese dovrebbe agevolare o assistere la presenza illegale israeliana nei territori occupati.
Yussef Al Tamimi, professore associato di Studi Giuridici presso l'Università dell'Europa Centrale di Vienna, ha definito ad Al Jazeera "giuridicamente insostenibile" la condotta permissiva dell'UE:
"La CIG ha stabilito obblighi inequivocabili per tutti gli Stati affinché adottino misure per eliminare e rimediare all'occupazione illegale della Palestina. Si tratta di un parere vincolante per tutti i membri dell'UE, sia in virtù dei trattati sia in base al diritto internazionale consuetudinario."
L'impatto di un'eventuale sospensione dei patti
L'Unione Europea rappresenta il primo partner commerciale di Israele (con uno scambio di merci pari a 42,6 miliardi di euro nel 2024). Un'eventuale sospensione parziale dell'Accordo di Associazione UE-Israele (in vigore dal 2000) colpirebbe direttamente circa 5,8 miliardi di euro di esportazioni israeliane.
Tale accordo garantisce a Israele l'accesso a fondi strategici come Horizon Europe (95,5 miliardi di euro complessivi), grazie al quale università e aziende israeliane hanno intercettato circa 1,11 miliardi di euro tra il 2021 e il 2024 per lo sviluppo di tecnologie a duplice uso (IA, droni e cybersecurity). Altri 40 milioni di euro sono arrivati tramite il programma Erasmus+ tra il 2015 e il 2020.
Un'indagine del Servizio Europeo per l'Azione Esterna (SEAE), guidato da Kaja Kallas, ha riscontrato forti prove di violazione da parte di Israele dell'Articolo 2 dell'accordo, che vincola le parti al rispetto dei diritti umani. La stessa Kallas, Alto rappresentante dell'UE, ha dichiarato che il blocco degli aiuti umanitari a Gaza da parte di Israele è andato "oltre la legittima difesa". Ciononostante, nazioni come Germania e Italia si sono opposte fermamente alla sospensione del trattato, bloccando l'iniziativa.
Dura la posizione di Amnesty International, espressa da Eve Geddie, direttrice dell'Ufficio Istituzioni Europee dell'organizzazione:
"La condanna puramente verbale della condotta di Israele da parte dell'UE, senza azioni concrete per ripristinare la legalità, provoca un'erosione del diritto internazionale a danno di tutti. Vergognosamente, l'UE ha permesso a Israele di continuare le sue violazioni in totale impunità."


