Intervista a Walter Miglio. Troppe cose non tornano nella Perizia di Priore su Ustica

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Intervista a Walter Miglio. Troppe cose non tornano nella Perizia di Priore su Ustica

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di Michele Metta
 


Walter Miglio è persona assai affabile e cortese. Ora, è in pensione; ma ha costruito aerei per larga parte della propria vita, occupandosi perciò pure, quindi, della messa a punto del bilanciamento in volo. Ecco perché oggi può dire la sua, come con alto senso civico ha deciso di fare, su un nodo fondamentale dell’inchiesta di Priore su Ustica. Sto parlando della Perizia ordinata dal magistrato allora titolare delle indagini sull’inabissamento del velivolo Itavia avvenuto, come ben noto, nell’agosto del 1980. Perizia inusuale, poiché, per un verso, constata l’effettiva presenza a bordo, e precisamente nella stiva, di uranio, ma poi, per altro verso, la liquida come appunto dovuta all’esigenza d’equilibrare l’assetto del mezzo.
 

Buongiorno, Walter. E grazie davvero per aver accettato l’intervista. Partirei, per favore, proprio dai tuoi trascorsi professionali, affinché i lettori possano subito constatare che parli assolutamente con cognizione di causa.
 
Ok. Ero meccanico. Lasciami aggiungere: uno di quelli che ci mettevano l’anima. Fui assunto in SIAI Marchetti nel 1977. Al principio, lavorai qualche mese in lattoneria. Era definita così perché si formavano le lamiere – latta – e si costruivano tutti i particolari del velivolo. Oramai, non esiste più: i materiali compositi hanno sostituito la lamiera. Poi, ho passato diversi anni all’attrezzatura, per quindi approdare ai montaggi finali, terminando la mia vita lavorativa – gli ultimi dieci anni – nei reparti sperimentali, dove si costruiva il prototipo. Preciso che diventai nei primi anni ’80 un dipendente dell’Agusta, perché questa aveva assorbito la SIAI, e d’essere così passato pure alla produzione dell’ala rotante: elicotteri, per intenderci.
 
Detto in altre parole, è grazie al tuo rimboccarti le maniche che quei mezzi salivano su in cielo. È qualcosa di nobilissimo e che richiede bravura infinita. Mettendo assieme quanto da te raccontato finora, credo tu abbia preso parte a progetti assai rilevanti. Con SIAI e Agusta, stiamo infatti parlando di due giganti. È così?
 
Sì, senza dubbio.
 
Capisco. Ecco perché sai così bene come davvero si bilancia un aereo.
 
Esatto. Ecco perché mi sento di affermare che ciò che è emerso dalla Perizia è particolarmente strano ...
 
Dimmi pure cosa più esattamente intendi.
 
Che ci sia stato materiale radioattivo nella stiva.
 
Certo. Nel senso che, nella tua esperienza, non è verosimile che quella presenza sia giustificabile con l’esigenza di bilanciare l’aereo. È questo quel che vuoi dire?
 
Assolutamente sì. Ho condotto personalmente quel tipo d’operazione, e ho sempre usato ballast di piombo o tungsteno. E poi, il bilanciamento si fa o sul tip delle semi-ali, o nel poppino, dove un minimo peso incide parecchio.
 
Puoi, per favore, spiegare a un lettore profano cosa sono le semi-ali e il poppino? Si tratta di parti presenti anche sugli aerei di linea, giusto?

Sì. I primi ingegneri che si occuparono di questa nuova scienza provenivano dalla marina, e quindi usarono gli stessi termini marinareschi. Le semi-ali formano l’assieme dell’ala, e il poppino è l’estremità della deriva, la quale, a sua volta, sta nella zona inferiore della coda dell’aereo.
 
Quindi, logica vuole siano quelli, e non altri, i luoghi preposti, perché adatti con poco sforzo a riequilibrare l’assetto dell’aereo. Ho compreso bene?
 
Esattamente.
 
Cosa che, viceversa, non avverrebbe se scegliessimo di fare la stessa cosa, ma utilizzando la stiva. Sarebbe molto più difficoltoso. E, comunque, una pratica che non è quella universalmente applicata.
 
Certo. Prima di tutto, perché, nella stiva, sono gli stessi bagagli imbarcati a creare il giusto bilanciamento. Vengono collocati in base a tabelle prestabilite.
 
Comprendo. E comunque, per quanto tu sappia, non è inoltre assolutamente una pratica né diffusa e nemmeno sensata usate uranio, soprattutto poi trattandosi di uranio impoverito. Giusto?
 
Sì, non si usano materiali come l’uranio; tantomeno quello impoverito.
 
Quindi, da quanto mi dici grazie alla tua lunghissima esperienza, l’unica ragionevole spiegazione è che quell’aereo effettivamente trasportasse uranio. Possiamo affermare questo? Uranio imbarcato nella stiva non certo per bilanciare l’aereo, detto in altre parole.
 
Si. Tra l’altro, l’uranio impoverito ha un peso specifico simile a quello del tungsteno, e quindi non vedo alcuna ragione di usarlo. Il tungsteno non è tossico; l’uranio impoverito, sì.
 
Altra ottima osservazione, vero. A meno, ovviamente, di un uso diverso da quello, spacciato, di un presunto bilanciamento.
 
E aggiungo: il bilanciamento di un velivolo viene fatto in fase di costruzione, e quello è e resta.
 
Ah. Be’, questo taglia la testa a toro definitivamente …
 
Esatto: altri bilanciamenti si fanno distribuendo i bagagli e le persone, se il volo non è a pieno carico. Lo stesso impianto carburante è pensato in modo che si svuotino prima alcune sacche rispetto ad altre, tramite pompe di travaso.
 
Le tue osservazioni rafforzano un’ipotesi molto inquietante: si scelse un aereo passeggeri giocando sulla pelle delle persone a bordo. Una sporca scommessa fatta cinicamente: non possono buttare giù un aereo civile per bloccare il trasporto illegale di materiale fissile. Anche perché, di norma, un aereo di linea non trasporta ovviamente uranio: il nascondiglio perfetto.
 
In effetti, la normale logica vorrebbe che si scegliesse un cargo. Dalla Sardegna, ad esempio, partono settimanalmente voli cargo pieni di non si sa bene cosa, destinazione chissà dove …
 
Dunque, il macabro senso sarebbe appunto quello d’usare ignari passeggeri quale deterrente per l’abbattimento del velivolo. Cosa ne pensi?
 
Penso innanzitutto che sia impossibile che a portare a bordo l’uranio sia stato un passeggero. È ipotesi da scartare, perché è assurdo che non sia stato rilevato dai controlli a raggi X. Pochi lo sanno, ma anche i bagagli imbarcati al check-in vengono controllati allo stesso modo dei bagagli a mano.
 
Sai, il giallo Itavia – se così vogliamo, semplificando, definirlo – ha un aspetto molto importante da tenere in conto: sono emersi elementi, che ho evidenziato in un mio precedente articolo, che infatti legano personale dell’Itavia ai Servizi segreti. E un altro legame è tra l’azienda e personaggi della P2. Mi riferisco a Calvi.
 
Questa vicenda è tutta una porcata, a partire dalle tracce radar, transponder scollegati, tabulati spariti ...
 
Certo. Ma questi legami mai seriamente presi in considerazione conducono ad un altro tassello. Vale a dire: che qualcuno, nella Compagnia aerea, fosse connivente, complice di quel trasporto di uranio.
 
Sì, può essere ...
 
Posso aggiungere che quei legami sono emersi per via documentale e giudiziaria. Stiamo dunque parlando di riscontri oggettivi. Un delitto perfetto, insomma: l’Itavia non vittima, ma complice.
 
Penso che tu stia rischiando parecchio a toccare certi tasti.
 
Sì, so bene quel che rischio, ma quelle vittime meritano giustizia. Bene, abbiamo finito. Ti ringrazio moltissimo.
 
Spero d’esserti stato utile.
 
Assolutamente sì. E, permettimi, anche coraggioso.
 

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