Iran - Usa: un accordo é possibile per il bene della regione?

Nel lungo periodo un accordo con l'Iran risponde agli interessi Usa

1139
Iran - Usa: un accordo é possibile per il bene della regione?

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE


In “Lets Make a Deal” sul New York Times, Thomas Friedman racconta della sua recente partecipazione a una conferenza sulla sicurezza del Golfo assieme a funzionari ed esperti provenienti da tutto il mondo arabo / musulmano. Nella sessione di apertura, ci dice il Columnist del Nyt, Shimon Peres, presidente di Israele, affiancato dalla bandiera bianca e blu, ha fatto un intervento via satellite dal suo ufficio a Gerusalemme. Vedere il presidente israeliano parlare ad un pubblico di arabi, commenta Friedman, ha riportato alla mente i giorni di Oslo, in cui israeliani e arabi tenevano conferenze d'affari a Il Cairo e Amman.

Questa tacita cooperazione tra arabi sunniti e israeliani non si basa su alcun tipo di riconciliazione, ma sulla tradizione tribale seconda la quale il nemico del mio nemico è mio amico. Il nemico è l'Iran che sta gettando le basi per costruire un'arma nucleare. I diplomatici e I ministri di Israele e la lobby israeliana hanno lavorato al Congresso, mentre i funzionari arabi degli Stati del Golfo hanno recapitato all'amministrazione Obama lo stesso messaggio: quanto si oppongano alla proposta di accordo che il Segretario di Stato John Kerry  e i ministri degli Esteri di Francia, Gran Bretagna, Russia, Cina e Germania stanno negoziando con Teheran.

Friedman ammette di non aver mai visto Israele e gli alleati arabi americani lavorare così di concerto per ostacolare una grande iniziativa di politica estera di un presidente degli Stati Uniti, e di non aver mai visto altrettanti legislatori - democratici e repubblicani - disposti a prendere le parte di Israele contro il proprio presidente. Tutta questa solerzia, commenta Friedman, è da imputare meno ad un’attenta considerazione dei fatti e più alla crescente tendenza di molti legislatori americani a fare tutto ciò che la lobby israeliana chiede loro al fine di raccogliere voti e donazioni della comunità ebraica.  

Lo scetticismo nutrito da Israele e dagli Stati arabi non è da condannare, ma non deve impedire la conclusione di un accordo. L'Iran ha mentito riguardo alla costruzione di una bomba e senza le sanzioni economiche che il presidente Obama ha promosso ma che Netanyahu e gli Stati arabi hanno implementato non sarebbe al tavolo dei negoziati. Comprensibili sono anche le preoccupazioni specifiche degli Stati arabi del Golfo, che temono un disimpegno statunitense nella regione in un momento in cui l’Iran, che ha già un'enorme influenza in Siria, in Iraq, in Libano attraverso Hezbollah, e in Bahrain, riacquisterà il suo vigore economico.

Nel lungo periodo, l'accordo che Kerry sta cercando di negoziare con l'Iran è un bene sia per gli Usa che per i suoi alleati per quattro motivi:

1) In cambio di un allentamento delle sanzioni, l’Iran è chiamato a congelare tutta la tecnologia nucleare necessaria a fabbricare una bomba e accettare un regime di ispezioni intrusive senza precedenti. In questa fase, tutte le sanzioni petrolifere continueranno a rimanere in vigore in modo da impedire all'Iran di "costruire una bomba e negoziare" allo stesso tempo ( proprio nella maniera in cui Israele costruisce insediamenti mentre negozia con i palestinesi). Quando l'Iran avrà bloccato il suo programma nucleare si negozierà un accordo che in cambio dell’abolizione delle sanzioni costringerò l’Iran ad accettare alcune restrizioni che renderanno impossibile per Teheran di dotarsi di un'arma nucleare. 

2) Mentre Netanyahu ritiene che più sanzioni spingeranno l'Iran a rinunciare a tutta la sua tecnologia nucleare, gli esperti iraniani sostengono che questo sia altamente improbabile. 

3) L'Iran ha già fatto sua la tecnologia per costruire una bomba. Non c'è modo di eliminare completamente la tecnologia nucleare iraniana.

4) L'unica sicurezza durevole si trova in una trasformazione interna dell’Iran, che può venire solo con una maggiore apertura. Un accordo con Teheran ritarderebbe il suo programma nucleare ma rafforzerebbe anche le tendenze più moderate del paese. Se queste porteranno dei risultati o meno non è al momento dato sapere ma vale la pena fare un tentativo.

Se Israele riuscisse a sabotare un accordo con l’Iran, l'unica opzione sarebbe quella militare. Quanti   alleati americani o della NATO andrebbero a bombardare l'Iran dopo che Netanyahu ha bloccato l’unica credibile alternativa diplomatica? Non molti. Ciò significa che solo Israele avrà una opzione militare. Se Israele dovesse utilizzarla potrà rallentare i piani iraniani ma al tempo stesso autorizzerà Teheran a munirsi di una bomba. Israele è pronto a bombardare l'Iran ogni sei mesi?

 

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

La “Sinistra Antagonista” e il ritorno della Scia di Francesco Santoianni La “Sinistra Antagonista” e il ritorno della Scia

La “Sinistra Antagonista” e il ritorno della Scia

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio di Paolo Desogus Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione di Alessandro Mariani Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione

Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione

La Flotilla e lo sguardo assente dell'Occidente di Giuseppe Giannini La Flotilla e lo sguardo assente dell'Occidente

La Flotilla e lo sguardo assente dell'Occidente

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti