Israele ha trasformato il 44% del territorio di Gaza in un deserto di macerie

L'ennesima certificazione del fallimento della comunità internazionale

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Israele ha trasformato il 44% del territorio di Gaza in un deserto di macerie

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La sera del 31 luglio, dopo settimane di umiliazioni implacabili per John Kerry, Israele e Hamas hanno accettato 72 ore di cessate il fuoco. Un accordo che, come mostrato dai precedenti "cessate il fuoco”, è stato violato dopo poche ore, se non minuti. Indipendentemente da ciò, si legge sul blog americano ZeroHedge, Kerry, che ha arrabattato questo accordo dopo tanto "duro lavoro" insieme a Ban Ki-moon delle Nazioni Unite, era in estasi: "Esortiamo tutte le parti ad agire con moderazione fino a quando non entrerà in vigore il cessate il fuoco umanitario, e di rispettare pienamente gli impegni assunti durante il cessate il fuoco", hanno dichiarato Kerry e Ban. "Questo cessate il fuoco è fondamentale per dare a civili innocenti una tregua tanto necessaria dalla violenza."
 
Quello che Kerry non ha detto è che il cessate il fuoco era solo un prolungamento dell’occupazione della IDF: come riporta Reuters, la dichiarazione del cessate il fuoco prevedeva che "le forze israeliane sarebbero rimaste sul terreno" durante la tregua, il che implica che le forze di terra israeliane non si sarebbero ritirate.  
 
Tuttavia, mentre anche questo cessate il fuoco è stato violato, qualcosa di molto più insidioso sta avvenendo a Gaza: come riporta il Daily Beast , "L'esercito israeliano, senza sosta e con metodo, sta spingendo la gente fuori da una zona cuscinetto larga 3 km adducendo un bisogno di protezione contro i razzi e i tunnel di Hamas. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, la zona cuscinetto si estende su circa il 44 per cento del territorio di Gaza . "

 
 
Per Israele, c'è una strategia perversa nell’eliminare tutto quello che si pone sul suo cammino: la pratica di distruggere interi quartieri è focalizzata sul salvataggio delle vite dei soldati israeliani, che altrimenti potrebbero essere più esposti agli attacchi. "Israele è più sensibile di qualsiasi altro paese in Occidente alla morte dei suoi soldati", spiega il politologo dell'Università Ebraica Yaron Ezrahi. "La morte di civili [palestinesi] è una crisi morale, ma è priva di impatto politico. " 
 
Ed è proprio "l’assenza di impatto politico" la vera tragedia di questa guerra. Indipendentemente da chi è il responsabile della guerra in corso, che è solo il culmine di un conflitto mediorientale che dura da migliaia di anni e le cui origini si perdono nelle pieghe del tempo, la comunità internazionale (?), così solerte nell’invocare un intervento umanitario in qualsiasi altra parte del mondo, è così straordinariamente incapace di fare qualcosa per i comuni cittadini palestinesi che affrontano non solo la distruzione delle loro case, ma lo sradicamento sistematico.  
 
Perché? Perché, conclude amaro ZeroHedge, così pochi uomini ricchi possono promuovere i loro interessi militari e trarne sempre maggiori profitti: una ragione vecchia quanto il mondo.  
 
 
 
 
 
 

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