Israele: legalizzate tre colonie in Cisgiordania. A rischio la ripresa dei negoziati

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Israele: legalizzate tre colonie in Cisgiordania. A rischio la ripresa dei negoziati

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Il governo israeliano ha approvato la legalizzazione di tre “avamposti” ebraici in Cisgiordania. La decisione di “formalizzare lo status” delle tre comunità di Bruchin, Rechelim e Sansana, istituite alla fine degli anni ’90 e abitate complessivamente da circa 800 coloni israeliani, arriva in seguito alla lunga riunione notturna di una commissione interministeriale presiei negoziati il presidente Abbas con un a lettera la scorsa settimana aveva chiesto il congelamento delle occupazioni. “Questi territori sono stati acquistati legalmente. Ora arrivano delle persone che sostengono di esserne le proprietarie. La verità sarà stabilita da un tribunale e son sicuro che verrà trovata una soluzione. Non c‘è nessun piano di sgombero di questi abitanti”, la giustificazione del governo Netanyahu.
In realtà, la questione degli avamposti in Cisgiordania rimane fortemente critica per lo stesso esecutivo israeliano. A differenza delle colonie, autorizzate dal governo di Tel Aviv nonostante siano considerate illegali in base al diritto internazionale, gli avamposti non sono riconosciuti neppure dalla legge israeliana, in quanto non pianificati dalle autorità competenti. E proprio la legalizzazione di questi insediamenti sta mettendo a dura prova la coalizione governativa. La comunità internazionale considera illegali tutte le colonie presenti sul territorio palestinese: piú di 340 mila coloni abitano in Cisgiordania e piú di 200 mila nei quartieri arabi di Gerusalemme est. Al tempo stesso Israele sta cercando di ottenere la proroga dalla Corte Suprema per impedire lo sgombero di una parte dell’insediamento di Beit El, vicino Ramallah. Sono edifici costruiti su terre private palestinesi.
Intanto, non mancano di far sentire la propria voce alcune organizzazioni pacifiste israeliane, fortemente critiche riguardo alla politica degli insediamenti. Il governo Netanyahu, “invece di puntare sulla pace, rende legali insediamenti che finora non lo erano” denuncia l’Ong Peace Now. Gli fa eco l’Association for civil rights in Israel (Acri), che sottolinea come entrambe le tipologie di insediamenti, sia quelli legali che quelli illegali siano una “chiara ed evidente violazione dell’articolo 49 della quarta Convenzione di Ginevra, che riguarda la protezione dei civili sotto occupazione.”

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