Israele, raffinerie di Haifa: censura militare per nascondere i danni dei raid iraniani
Secondo quanto riportato dai media israeliani, le più grandi raffinerie petrolifere del Paese hanno subito danni ben più ingenti, a causa degli attacchi missilistici iraniani durante il conflitto, di quanto le autorità avessero precedentemente ammesso.
Si prevede che i complessi lavori di ricostruzione degli impianti nella baia di Haifa, nel nord di Israele, saranno completati solo nel 2028. Di recente, il canale televisivo israeliano Channel 12 News ha rivelato che il sito ha riportato gravi criticità a seguito di due distinti attacchi iraniani avvenuti all'inizio di quest'anno, nonostante il ministro dell'Energia Eli Cohen e Bazan, la società che gestisce l'infrastruttura, avessero inizialmente rassicurato l'opinione pubblica sull'assenza di danni materiali.
A marzo, infatti, Bazan aveva comunicato alla Borsa di Tel Aviv che il tetto di un serbatoio di distillati aveva subito soltanto "danni localizzati" e che tutti gli impianti di produzione restavano pienamente operativi, stimando l'impatto come non significativo.
Tuttavia, secondo Yeshiva World, che cita un rapporto ufficiale del ministero dell'Interno, sono stati riscontrati pesanti danni a turbine a gas, caldaie a vapore, sale elettriche e altri sistemi ausiliari mai resi pubblici prima d'ora. Lo stesso canale Channel 12 News ha confermato che il Ministero dell'Interno ha già approvato interventi di ricostruzione su larga scala, anche perché un serbatoio di stoccaggio di derivati del petrolio, colpito a marzo, è ormai irreparabile. L'emittente ha inoltre riferito che le raffinerie avevano subito danni già l'anno scorso, durante la guerra di 12 giorni tra Israele e Iran, e che tre dipendenti di Bazan sono rimasti uccisi nel giugno 2025, dopo che i missili iraniani hanno perforato il sistema di difesa aerea mobile Iron Dome.
All'epoca, Bazan stimò le perdite tra i 150 e i 200 milioni di dollari, mentre i funzionari governativi continuavano a sostenere che le forniture nazionali di carburante non avrebbero subito contraccolpi. Le raffinerie di Bazan rappresentano uno dei nodi industriali più strategici per Israele, poiché riforniscono l'industria, l'agricoltura, le infrastrutture e il consumo interno, con una capacità produttiva di circa 26.000 tonnellate di petrolio al giorno e la lavorazione di circa 9,8 milioni di tonnellate di greggio all'anno. Storicamente, gli impianti nella baia di Haifa furono costruiti durante il Mandato britannico sulla Palestina per trasportare il petrolio greggio dall'Iraq attraverso l'oleodotto Kirkuk-Haifa; dopo l'occupazione della città e la nascita dello Stato di Israele nel 1948, il governo ne assunse il controllo e le torri di raffreddamento divennero un simbolo iconico del panorama urbano.
Negli ultimi anni, Israele ha mantenuto il massimo riserbo sull'entità dei danni provocati dai raid iraniani applicando una rigida censura militare. Secondo la rivista +972, la censura ha raggiunto il suo picco storico nel 2024 con circa 8.000 articoli vietati o parzialmente modificati e, sebbene il dato sia leggermente calato l'anno scorso attestandosi a circa 5.000 interventi, rappresenta comunque il secondo totale annuo più alto dal 2011. Nel corso del conflitto, l'Iran avrebbe preso di mira diversi obiettivi strategici israeliani, tra cui la Kirya a Tel Aviv, l'Istituto Weizmann, la base aerea di Nevatim e l'area portuale di Haifa; proprio all'inizio di questo mese, il Times of Israel ha confermato, tramite immagini satellitari, il danneggiamento di un hangar presso la base aerea di Ramat David.


