Italia e Arabia Saudita: dietro i maxi-accordi commerciali spunta la nuova Task Force militare
In questa torrida estate del 2026, certe notizie passano inosservate pur smentendo radicalmente la narrazione di Governo contro i movimenti pacifisti: l’Italia è pienamente invischiata nei contesti bellici a guida USA.
Le guerre moderne necessitano di accordi bilaterali e vengono spesso precedute da faraonici viaggi di Stato (scortati da stuoli di imprese). Missioni che si concludono con intese apparentemente commerciali ma dietro le quali si celano vendite di armi, tecnologie avanzate e il posizionamento strategico del nostro Paese in aree nevralgiche del globo. A questo si aggiunge la consueta "porta girevole" della politica, con esponenti che transitano da incarichi pubblici a Fondazioni legate a multinazionali della difesa o a Stati esteri. Una prassi trasversale, a dimostrazione di come certi interessi travalichino le coalizioni di governo.
Così, Italia e Arabia Saudita sono tornate ad essere buone alleate. Poco importa cosa accada dentro i confini della petromonarchia o il suo storico allineamento agli interessi statunitensi in guerre e ingerenze nell'area (Yemen in primis). Dopo anni di paziente attesa, con il governo Draghi prima e Meloni poi, si è giunti a una stretta cooperazione in molteplici settori, compreso quello militare.
Milioni, commesse e "tecnologia duale"
Parliamo di commesse che coinvolgono colossi come Leonardo, Finmeccanica e persino Pirelli (il cui primo azionista, Czechoslovak Group, produce armamenti e controlla marchi come Fiocchi Munizioni e Armi Perazzi). Un pacchetto d'affari da oltre 10 miliardi di euro, scandito da continui summit a Riad (ampiamente documentati dalla stampa). E quando l'esportazione diretta di sistemi d'arma incontra ostacoli normativi, si virerà su aerei civili ed elicotteri: sistemi dual use che, all'occorrenza, possono essere convertiti ad uso militare. Senza contare che le risorse economiche saudite fanno gola per il programma GCAP, il progetto condiviso con Regno Unito e Giappone per la costruzione del caccia di sesta generazione.
Non deve quindi sorprendere ciò che si legge sul portale ufficiale del Ministero della Difesa a proposito della presenza dei nostri militari in Arabia Saudita:
"Dalla seconda metà di marzo 2026, a seguito della crisi nell’area del Golfo e della richiesta di supporto avanzata dai Paesi partner, la Difesa italiana ha schierato un dispositivo dell’Aeronautica Militare a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. La Task Force Air – Arabia concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo, nonché alla protezione delle forze e degli interessi nazionali presenti nell’area."
Se nei prossimi mesi dovesse scatenarsi un conflitto armato nella regione arabica, potremmo davvero dichiararci "estranei"?
La deregolamentazione strategica e il ruolo del MAECI
Forse bisognerebbe – movimenti contro la guerra in primis – rileggere con attenzione i documenti ufficiali, a partire dal dossier governativo sulle missioni militari all’estero e dalle recenti modifiche ai regolamenti ministeriali, come quello del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI).
L’obiettivo strategico appare chiaro: superare le norme vigenti tramite deroghe mirate, riducendo i vincoli in materia di appalti, vendita di armi e libertà d'azione dei ministeri, in perfetto parallelo con le direttive europee. Il Governo si è mosso riorganizzando la struttura stessa del MAECI, la cui rilevanza militare sfugge ai più. Basta leggere gli assi strategici del dossier sulle Operazioni Militari:
- Crescita e proiezione internazionale: la Direzione generale per gli affari politici assume competenze di analisi e programmazione nei focolai di crisi internazionale.
- Promozione economica del sistema Italia: integrazione diretta tra diplomazia culturale, scientifica, tecnologica ed economica.
- Energia e ambiente: la Direzione Generale per la mondializzazione viene rimodulata su Africa, America Latina, Asia e Oceania.
- Sicurezza cibernetica e innovazione: competenze accentrate per gestire le nuove frontiere tecnologiche.
- Servizi a cittadini e imprese: ristrutturazione della tutela degli italiani all'estero e della promozione linguistico-culturale.
- Formazione del personale: rafforzamento della Direzione generale per le risorse e la formazione.
Tra civile e militare: il rovesciamento dei piani
Discernere tra ambito civile e militare è diventato ormai quasi impossibile. Sono gli interessi economici del capitale a determinare l’espansione dell’apparato bellico, attorno al quale si riorganizzano poi le attività civili. Assistiamo al capovolgimento del modello del secondo dopoguerra: oggi è il settore militare a guidare quello civile, dettando le linee programmatiche, presentando ogni potenziale minaccia come "letale" per i nostri interessi e ottenendo il beneplacito generale per lo sviluppo di armamenti e tecnologie duali.
In questo scenario, pensare che i movimenti pacifisti possano arginare tale deriva con strumenti tradizionali — come una legge di iniziativa popolare sull’obiezione di coscienza — rischia di essere un tentativo sterile: l'equivalente di voler prosciugare lo tsunami con un secchiello.


