J-16 contro Rafale nel cielo d'Egitto: la Cina riscrive le regole del gioco militare
La proiezione di forza come messaggio politico
Nel cielo d'Egitto, lo scorso sabato, ha avuto luogo un’esercitazione congiunta tra Cina ed Egitto. Un caccia J-16 cinese e un Rafale di produzione francese - pilotato da un egiziano - si sono trovati faccia a faccia in un combattimento aereo ravvicinato, simulando scenari di guerra reale. Si tratta dell'esercitazione "Aquila della Civiltà". E il tempismo, con il Medio Oriente in fiamme per la guerra scatenata dagli Stati Uniti e Israele contro l’Iran, non è certo casuale.
Chi ha seguito l'edizione 2025 si ricorderà degli J-10C cinesi e dei MiG-29 egiziani. Roba buona, ma pur sempre caccia medi e leggeri. Quest'anno Pechino ha alzato l'asticella, mandando in Nord Africa i caccia J-16. Parliamo dei suoi "cavalli di battaglia" bimotore: pesanti, versatili, nati da un'impronta russa ma completamente ripensati nell'avionica e nell'integrazione di sistema. Per la prima volta, un J-16 vola fuori dall'Asia e si misura con un top di gamma occidentale.
Wang Yanan, direttore della rivista Aerospace Knowledge di Pechino, ha centrato il punto ai microfoni del Global Times: "Questa esercitazione congiunta segna la prima volta che la Cina schiera lo J-16 e la prima volta che i Rafale egiziani vi partecipano, uno sviluppo che merita attenzione". E aggiunge un dettaglio non da poco: "Il Rafale è il prodotto di bandiera di Dassault Aviation e rappresenta una delle principali filosofie progettuali dell'industria aerospaziale europea avanzata". Conoscere le manovre a media e breve distanza di un aereo del genere - che peraltro equipaggia anche paesi ai confini cinesi - ha un valore tattico inestimabile. Il J-16, dal canto suo, ha dimostrato la sua natura di piattaforma "tuttofare": "Capace di trasportare una grande varietà di munizioni, può svolgere missioni di guerra elettronica, attacco al suolo e combattimento aereo a lungo raggio, rendendolo una piattaforma estremamente versatile", spiega Wang.
Song Zhongping, esperto cinese di affari militari, aveva già inquadrato il salto di qualità prima ancora dell'inizio delle manovre congiunte: "La prima partecipazione dei caccia pesanti J-16 all'esercitazione congiunta Cina-Egitto segna un upgrade rispetto allo schieramento dei J-10C di medie dimensioni del 2025, riflettendo un addestramento all'estero più ampio e avanzato da parte dell'aeronautica della PLA".
Ma guardando il cosiddetto ‘dogfight’ simulato, il vero messaggio di Pechino è nascosto nella logistica. Far atterrare una task force aerea complessa in Egitto non è uno scherzo. La formazione cinese: J-16, l'AWACS KJ-500, le aerocisterne YU-20 e gli elicotteri Z-20, ha macinato oltre seimila chilometri in nove ore, sorvolando quattro nazioni. Rifornimento in volo, scarico merci e briefing in meno di ventiquattro ore. Come ha riportato CCTV: "attraverso lo schieramento transfrontaliero e le rapide operazioni di carico e scarico, l'esercitazione ha testato le capacità dell'aeronautica nella proiezione di forza a lungo raggio, nel dispiegamento rapido e nelle operazioni integrate". Non è più l'aeronautica di dieci anni fa.
Così, si entra nel vivo della scacchiera multipolare. Il Cairo sta in piedi su un filo. Da un lato è un alleato storico di Washington, dall'altro mantiene una posizione di prudenza nella guerra Usa-Iran, arrivando a fare da ponte diplomatico con Teheran. Pechino, dal canto suo, spinge per il cessate il fuoco, come ribadito da Xi Jinping incontrando il re di Giordania Abdullah II.
In questo balletto diplomatico, le armi parlano più forte delle parole. Negli ultimi due anni, l'Egitto ha comprato sistemi antiaerei HQ-9BE e droni WJ-700. Si sussurra da mesi di un interesse per i caccia J-10CE. Il Cairo diversifica, e Pechino incassa, dimostrando che il mercato della difesa non è più un monopolio occidentale o russo.
In ogni caso, però, le macchine le pilotano gli uomini. I piloti della PLA parlano della rigorosa disciplina dei colleghi egiziani, della loro coordinazione. Ning Yiming, ufficiale dell'aeronautica cinese impegnato nell'esercitazione, ha confessato senza mezzi termini: "La rigorosa disciplina addestrativa dei piloti egiziani, la loro stretta coordinazione e le solide capacità tecniche ci hanno lasciato una profonda impressione". E ha aggiunto: "Attraverso l'apprendimento reciproco e gli scambi stretti durante l'esercitazione, non solo abbiamo rafforzato i nostri legami, ma abbiamo migliorato insieme le nostre capacità tecniche e tattiche". Non sono più esercitazioni basiche per farsi belle le foto. Shen Hao, altro ufficiale della PLA, ha chiarito la direzione: "L'addestramento aereo congiunto Cina-Egitto sta progredendo dal combattimento aereo base uno contro uno e due contro due verso operazioni congiunte più sistemiche. Man mano che la comprensione reciproca tra i piloti cresce, possono scambiare in modo più efficace concetti tattici e tecniche operative".
È questo si può definire come il cuore del multipolarismo militare. Non si tratta solo di vendere armamenti. Ma bensì di creare interoperabilità, fiducia e un linguaggio tattico comune. Mentre Washington guarda al Medio Oriente con il mirino puntato, Pechino vola e dimostra di poter proiettare la sua forza in meno di un giorno. Un significativo passo avanti per la Cina dal punto di vista strategico.
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