Jeremy Corbyn: la speranza per una nuova politica nel Regno Unito
Il nuovo segretario del Partito Laburista rappresenta un'oasi nel deserto delle politiche neoliberiste
di Fabrizio Verde
«Socialista convinto», storico militante dell'ala sinistra del Labour Party, molto vicino alle ragioni del popolo palestinese e alle vicende riguardanti i governi socialisti e progressisti in America Latina. Questo il veloce ritratto del nuovo segretario del Partito Laburista inglese Jeremy Corbyn. Vittoria schiacciante la sua: con circa il 60% delle preferenze ha sbaragliato la concorrenza degli altri tre candidati alla leadership, tutti afferenti alle correnti centriste e blairiane interne al principale partito di opposizione britannico.
Si tratta di una vittoria storica, destinata a cambiare in maniera definitiva il volto della politica inglese, come segnalato da vari commentatori britannici.
«Le cose possono e devono essere cambiate» ha affermato Corbyn nel suo primo discorso da capo dell'opposizione. L'obiettivo prioritario per il navigato politico inglese è riportare stabilmente a sinistra la barra del Labour Party ormai schiacciato sulle posizioni neoliberiste del Conservative Party.
A tal proposito si è espresso l'ex capo del maggiore sindacato britannico Unite the Union, Len McCluskey, che attraverso le colonne del quotidiano The Guardian ha affermato: «La vittoria di Corbyn è stata un'oasi nel deserto della politica neoliberista (…) Corbyn offre un'alternativa sia nello stile che nella sostanza. Era diventato quasi inconcepibile portare avanti proposte che rigettassero l'idea dominante in favore del cosiddetto libero mercato, della deregulation, dell'austerità e delle privatizzazioni».
«Non possiamo tollerare gli attuali livelli di povertà e disuguaglianza» ha segnalato il nuovo capo dell'opposizione britannica, che basa il proprio programma su massicci investimenti statali nel sociale, punta alla ri-nazionalizzazione di ferrovie, gas ed elettricità, oltre che sulla lotta all'evasione fiscale delle grandi multinazionali.
Insomma, il trionfo di Corbyn che adesso punta a vincere le elezioni previste per il 2020, rappresenta un duro colpo per i governi neoliberisti europei.
Secondo l'analisi del quotidiano 'The Morning Star', storica voce del Partito Comunista Britannico, «il fenomeno Corbyn ha lasciato a bocca aperta i suoi detrattori. In primis Tony Blair che ha dichiarato di non comprendere cosa stesse accadendo nel partito».
Quel che Tony Blair finge di non comprendere è che Corbyn ha dato voce a tutte quelle persone stanche di queste ottuse politiche basate sull'austerità. Come Corbyn stesso ha spiegato in una lettera indirizzata al 'The Morning Star': «La questione politica fondamentale della campagna è stata l'opposizione alla politica e alla teoria economica basata sulla cosiddetta austerità. In sostanza, il processo di austerità sostiene che la crisi bancaria del 2008 è stata un prodotto della spesa pubblica troppo elevata e che il deficit è nato per questo, e non per la dissolutezza delle banche o il piano di salvataggio del governo».


