Kerry:”In Ucraina gli Usa hanno evitato spargimenti di sangue”. E i 10.000 morti in Donbass?
In 27 mesi di conflitto l'est Ucraina è stato teatro di uccisioni, massacri, persecuzioni e scomparse misteriose
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di Eugenio Cipolla
A Kiev ieri, dopo le tensioni interne degli ultimi giorni sull'aumento delle tariffe per i servizi imposte dal Fondo Monetario Internazionale (con migliaia di persone in piazza nel centro della città e il blocco dei lavori parlamentari da parte di Patria e Blocco d'opposizione), è arrivato nientepopodimeno che John Kerry. Il braccio destro di Obama, delegato in persona dal presidente a seguire la crisi ucraina, ha avuto un incontro bilaterale con Petro Poroshenko, da molti ritenuto preparatorio in vista del meeting tra quest'ultimo e il presidente degli Stati Uniti a Varsavia, in occasione del vertice di oggi e domani, dove il ruolo di Kiev sarà uno dei temi principali. L'ex repubblica sovietica e l'Alleanza Atlantica, infatti, hanno trovato 40 nuove aree di cooperazione sulle quali programmare il percorso per un'ipotetica e futura adesione di Kiev alla Nato.
Dopo le dichiarazioni del presidente polacco, che in un'intervista a un'emittente televisiva nei giorni scorsi, si era augurato che un ingresso nella Nato di Moldavia, Georgia e Ucraina, anche il segretario di Stato Usa si è mostrato aperto verso nuovi ingressi. “Come Stati Uniti siamo favorevoli a nuovi ingressi, l'Ucraina però ha di fronte a sé un lungo cammino per riforma i settori della sicurezza e della Difesa”, ha detto Kerry. L'adesione dell'Ucraina alla Nato, dunque, non sarà un evento a breve termine, ma un percorso lungo e faticoso, che vedrà Kiev riformare radicalmente diversi settori considerati ancora troppo “sovietici” dall'occidente.
Kerry ha poi incontrato il personale dell'ambasciata degli Stati Uniti, ripercorrendo per filo e per segno gli eventi del 2014, quando le proteste di Maidan portarono alla caduta del presidente filorusso Viktor Yanukovich. “Quella del popolo ucraino – ha detto – è stata un'importante lotta per la libertà e per l'indipendenza. Credo che senza il nostro aiuto ad ogni passo di questo cammino, in particolare in quei primi giorni, senza le sanzioni contro la Russia, senza l'unità dell'Europa e degli Stati Uniti, senza la nostra pressione sul presidente russo Putin, chissà cosa avrebbe sfilato oggi per le strade di Kiev, chissà lo spargimento di sangue che ci sarebbe stato”. Secondo lui gli Stati Uniti fanno solo ciò che gli riesce meglio, ossia “aiutare le persone ad essere ciò che vogliono essere”.
Parole piene di retorica quelle del segretario di Stato Usa. Ammettendo che gli Usa abbiano veramente evitato ulteriori spargimenti di sangue durante le proteste di Maidan e nelle fasi successive, le conseguenze delle azioni di Washington hanno determinato, assieme a tanti alti fattori nonché attori, l'inizio dell'operazione ATO da parte del governo ucraino e il conflitto armato in Donbass con i separatisti filorussi. Il risultato di tutto questo è stato catastrofico dal punto di vista umanitario. L'ultimo rapporto dell'ONU, diffuso lo scorso 29 giugno da Ivan Simonic, assistant segretario generale delle Nazioni Unite per i diritti umani, parla di 9.449 vittime in due anni di conflitto e oltre 22 mila feriti.
I numeri ufficiali ovviamente possono differire dai numeri reali. In 27 mesi di conflitto l'est Ucraina è stato teatro di uccisioni, massacri, persecuzioni e scomparse misteriose. Numerose Ong e associazioni umanitarie hanno denunciato come il Donbass sia diventato un territorio senza legge, dove la giustizia ha intrapreso la via facile delle esecuzioni sommarie. Tra rapimenti, vendette e fosse comuni ad oggi è davvero difficile poter dire che le azioni di qualcuno possano aver evitato “spargimenti di sangue”. I fatti raccontano una realtà diversa, molto più cruda e cinica di quella raccontata da John Kerry.


