Kiev lascia al buio la Crimea e sospende i legami commerciali con la penisola

Una ripicca nei confronti del già annunciato embargo che Mosca ha deciso di imporre sui beni alimentari provenienti dall’Ucraina?

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di Eugenio Cipolla

L’esplosione che nella giornata di sabato ha danneggiato quattro tralicci dell’alta tensione nella regione ucraina di Kherson, nel sud del paese, non ha solo lasciato la Crimea al buio, ma ha determinato un’ulteriore tensioni nei rapporti già ai minimi tra Russia e Ucraina. Da un paio di giorni, infatti, circa due milioni di persone che abitano nella penisola contesa tra Mosca e Kiev sono al buio. In un comunicato diffuso alle agenzie di stampa, il ministero per le
Emergenze russo ha specificato che gli insediamenti colpiti da questo incidente sono 1.020, mentre gli abitanti della penisola che devono fare a meno dell’energia elettrica 1,96 milioni, più altri 390mila tra coloro che abitano a Sebastopoli.
 
Chi ha avuto modo di vedere con i propri occhi quanto sta accadendo, ha parlato di una situazione complicata. Il governo locale ha dichiarato lo stato di emergenza ed è passato alla produzione di energia elettrica su base locale. Il capo dell’amministrazione locale, Serghei Askyonov, ha lanciato un appello ai cittadini affinché cessino di usare elettrodomestici, ordinando la chiusura totale di lampioni e illuminazioni stradali. Generatori, prevalentemente vecchi e
alimentati a gas, stanno fornendo in questo ore energia preziosa alle basi militari russe di Sebastopoli e, pur con scarsi risultati, alle città di Simferopoli, Yalta e Saki.
 
In Russia si parla già di sabotaggio. Alcuni deputati della Duma hanno parlato di un atto doloso degli estremisti di destra del Pravvy Sektor, che, assieme ad attivisti tatari, starebbero impedendo ai tecnici di Ukrenergo di intervenire per riparare i danni e restituire la corrente agli abitanti della Crimea. Aleksandr Novak, ministro dell’Energia di Mosca, ha promesso alla popolazione il ripristino dell’elettricità entro poche ore, anche se al momento appare alquanto improbabile.
 
Visto che piove sul bagnato, oggi il Consiglio dei ministri ucraino ha annunciato la sospensione di forniture verso la penisola. «Il governo ucraino – si legge in una nota del gabinetto dei ministri – ha sospeso temporaneamente il transito di merci tra l’Ucraina e la Crimea, su iniziativa del premier, Arseniy Yatsenyuk. Il leader del Fronte Popolare ha accolto la proposta già avanzata in precedenza da Petro Poroshenko. «Uno dei compiti prioritari delle autorità – aveva detto il presidente ucraino – è precisare il modello dei rapporti futuri tra l’Ucraina e il territorio temporaneamente occupato della Crimea».
 
In molti vedono dietro questa mossa una ripicca nei confronti del già annunciato embargo che Mosca ha deciso di imporre sui beni alimentari provenienti dall’Ucraina a partire dal prossimo primo gennaio, a seguito dell’entrara in vigore dell’accordo di libero scambio tra Kiev e Bruxelles. «La decisione di imporre l’embargo contro l’Ucraina – ha
detto Yatsenyuk in conferenza stampa – sarà seguita dalla stessa decisione di imporre un embargo contro la Russia».
 
     

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