Kim Yo-jong: non abbiamo niente da dirci con la Corea del Sud (e gli USA)                

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di Francesco Corrado

 

Nell'ultimo mese gli Stati Uniti e la Corea del Sud hanno cercato di portare al tavolo delle trattative la Repubblica Democratica Popolare di Corea, questo soprattutto a partire dalla creazione del nuovo governo del sud. Ovviamente l'oggetto delle trattative dovrebbe essere la denuclearizzazione della penisola.

A rispondere alle offerte occidentali ci ha pensato Kim Yo-jong, sorella del leader della Corea del Nord, nonché membro della Commissione per gli Affari di Stato che ha drasticamente  rimandato al mittente i tentativi di riavvicinamento dei sudcoreani.

In dichiarazioni rilasciate alle TV e riportate in occidente anche da Politico, Kim Yo-jong ha detto in modo chiarissimo: "Non importa quale tipo di politica adotteranno, non importa il tipo di proposte che arrivano da Seul, non proviamo nessun interesse per quello che hanno da dire, non abbiamo nessuna ragione per riunirci con loro, né esistono temi di cui discutere con la Corea del Sud."

Di fatto questa è la prima, lapidaria dichiarazione ufficiale che viene dal nord, a seguito dei tentativi di riavvicinamento della Corea del Sud portati avanti dal nuovo presidente Lee Jae-myung, che ha assunto la presidenza della repubblica il 4 giugno scorso.

La posizione nordcoreana è netta: la Corea del Sud è solo uno strumento nelle mani di Washington e la storia recente, come quella passata, dimostra che la tendenza, nella diplomazia occidentale, è quella di intrattenere relazioni in modo del tutto strumentale, aprendo spiragli diplomatici per poi, non appena le condizioni lo permettono, attaccare alle spalle. La cosa è diventata scandalosamente manifesta con la vicenda che ha coinvolto l'Iran.

Kim Yo-jong ha spiegato che considera gli sforzi compiuti dal nuovo governo del sud come sinceri ma, data la fedeltà cieca verso Washington e visto che gli USA hanno costantemente cercato lo scontro con in nord, l'attuale amministrazione non può essere considerata diversamente dalle precedenti. Essendo il padrone sempre lo stesso, non importa chi è il burattino che viene mandato avanti, il burattino farà sempre gli interessi del padrone.

Kim Yo-jong ha spiegato che, al di là delle chiacchiere, le ennesime esercitazioni militari congiunte tra USA e Corea del Sud, previste a breve, sono delle esercitazioni per una possibile invasione del paese, e comunque non si tratta di fatti che inducano a pensare ad un vero cambio di rotta nel posizionamento americano, quindi su cosa si dovrebbe trattare? 

La Corea del Nord e gli USA, dopo la stagione di avvicinamento diplomatico tra Kim Jong-un e Trump del 2018 (incontro di Singapore) hanno smesso di avere rapporti diplomatici. Da allora le relazioni si sono deteriorate ed il panorama politico attuale è ben diverso: la Corea del Nord si è concentrata nel costruire armi nucleari sempre più potenti in previsione di una possibile aggressione occidentale. 

Trump ha cercato di inviare corrispondenza diretta a Kim tramite diplomatici nordcoreani di stanza alle Nazioni Unite ma essi si sono rifiutati di fare da tramite. Di questo fatto ha parlato Caroline Leavitt, cioè la portavoce ufficiale della Casa Bianca, in una conferenza stampa. Leavitt evitando di commentare il rifiuto dei diplomatici nordcoreani a fare da tramite, ha ribadito che Trump è molto interessato a riallacciare i rapporti con Kim.  

Ed a questo tentativo si è riferita la sorella di Kim Jong-un quando ha detto pubblicamente che i rapporti tra il fratello e Trump sono potenzialmente buoni a livello personale, in quanto Trump nel suo primo mandato aveva dimostrato di voler migliorare la situazione nella penisola, ma ha poi ribadito, con fermezza, che questo ha ben poco significato perché la situazione politica attuale è ben diversa da quella del 2018 e non ci sono più le condizioni per certo tipo di colloqui, soprattutto quelli riguardanti la denuclearizzazione.

Dopo essersi espressa in relazione alla Corea del Sud, in un comunicato ufficiale Kim Yo-jong ha regolato anche i rapporti con gli USA: "Il possibile contatto tra noi e gli Stati Uniti è solo una speranza. La Corea del Nord è una potenza atomica e non si disarmerà. Pochi giorni fa una persona dotata di grande autorità nella Casa Bianca ha affermato che il presidente Trump ha stabilizzato la situazione della penisola coreana ed ha raggiunto il primo accordo per la denuclearizzazione (militare) della Corea del Nord, e che si sia aperto un dialogo per la denuclearizzazione totale della penisola." 

"Per noi le riunioni tenute sono del tutto prive di significato. Poi bisogna tener conto che il 2025 non è il 2018, non siamo più in quell'epoca. Il riconoscimento che la Corea del Nord è una potenza nucleare ed il fatto che le sue capacità e l'ambiente geopolitico sono cambiate radicalmente devono essere considerati dei prerequisiti per qualsiasi colloquio." 

"Nessuno può negare la realtà e bisogna non sbagliare nell'interpretarla. Qualsiasi tentativo di negare la posizione della Corea del Nord come potenza atomica sarà rifiutato decisamente. Il fatto che siamo una potenza atomica è previsto dalla nostra costituzione e rappresenta la volontà del popolo."

"Se gli Stati Uniti non accettano il cambio della realtà politica e persisteranno nei fallimenti del passato, un incontro tra Corea del Nord e USA continuerà ad essere una semplice speranza." 

Quindi, come ben sappiamo, per il momento la priorità del governo della repubblica popolare sta nella stretta relazione strategica con la Russia. La lezione che le vicende iraniane hanno impartito a mezzo mondo è chiara: la diplomazia occidentale è del tutto inaffidabile, del tutto sciolta dal rispetto della legalità internazionale ed è pure codarda. Quando non riesce ad imporsi con la forza e lo stato obbiettivo resiste anche alle sanzioni (Cuba, Libano, Iran) prova a indebolire la volontà altrui con finte trattative che nascondono secondi fini, riuscendo a coinvolgere anche le agenzie delle Nazioni Unite come abbiamo visto sia nel caso dell'Iraq (2003), sia nel caso ancora più disgustoso dell'Iran.

Francesco Corrado

Francesco Corrado

Giornalista 

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