Klimov: "La partecipazione alla Banca dei Brics può favorire la creazione di posti di lavoro in Italia"

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Klimov: "La partecipazione alla Banca dei Brics può favorire la creazione di posti di lavoro in Italia"

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Il vice presidente della Commissione Affari esteri del Senato Andrey Klimov ha partecipato ieri alla Conferenza organizzata alla Camera dei Deputati "Il nuovo mondo con i Brics".

Qui una sua intervista a sputinik in cui ha tirato le somme dell'iniziativa:
 
— Oggi ad Ufa sta terminando il vertice BRICS e SCO, contrassegnato da parecchi eventi di notevole importanza geopolitica ed economica. Su questo sfondo, come Lei giudica i risultati della conferenza di Roma?
 
— Il dialogo mi è parso molto interessante. Quello che mi ha stupito, piacevolmente, è che la sala della conferenza, che può contenere 300 persone, era strapiena. Un altro motivo di soddisfazione è che i colleghi che rappresentavano altri paesi del BRICS (diplomatici del Sudafrica, Brasile e Cina) sono stati solidali con me praticamente su tutti i temi. I partecipanti italiani hanno reagito con entusiasmo: molte delle nostre decisioni sono state accolte con applausi. I rappresentanti italiani hanno rilevato che è necessario sottrarsi al diktat degli Stati Uniti e rinunciare al modello del mondo unipolare, che sono di impedimento in primo luogo per gli stessi abitanti dell'Europa. Secondo i colleghi italiani, quello che occorre sostenere non sono la Russia o gli USA, ma gli interessi propri. Abbiamo discusso i risultati del vertice di Ufa, illustrando non solo i piani dei BRICS e della loro Banca per lo sviluppo, ma anche alcuni progetti concreti. Per esempio, "La Via della Seta".
Tutto quello che i BRICS propongono è molto concreto, non è diretto contro nessuno, ma mira al raggiungimento dell'obiettivo più importante — garantire la stabilità dello sviluppo internazionale, che oggi manca a tutti quanti. In questo contesto, le sanzioni, le mene contro di noi, sono assurde e controproducenti. Ciò è un altro risultato della nostra conferenza. Da un lato, abbiamo visto che in Italia scarseggiano le informazioni sulla situazione reale, d'altro lato abbiamo capito che le iniziative dei BRICS trovano ampi consensi in Europa occidentale.
 
— Nella fase attuale l'Unione Europea non figura sulla lista dei candidati. Come Lei giudica le prospettive della cooperazione tra BRICS e UE, visto che il centro dell'economia internazionale, e forse anche della politica, si sta rapidamnete spostando verso Oriente?
 
— I BRICS non stanno pensando a rapporti speciali con l'UE. Tuttavia, se vogliamo parlare della Banca per lo sviluppo, creata dai paesi del gruppo, teoricamente ci potrebbe essere una cooperazione, per esempio, con la Banca europea (BERS). Ogni paese dell'ONU, compreso ogni paese UE, in determinate circostanze e con determinate condizioni, può diventare socio della nuova Banca BRICS. Inoltre, insieme ai singoli paesi UE, e forse anche insieme a tutta l'Unione Europea, siamo disposti a partecipare ai programmi di sviluppo in vari continenti, in Asia come in Africa e America latina. Per questo però da parte di Bruxelles ci vuole la buona volontà, ma le notizie positive, al momento, sono poche.
 
— Da un po' di anni i paesi del Sud europeo, l'Italia e la Spagna, per non parlare poi della Grecia, stanno vivendo dei tempi difficili. Secondo Lei, l'eventuale partecipazione alla Banca per lo sviluppo dei BRICS potrebbe aiutare questi paesi a superare la crisi?
 
— La partecipazione alla Banca BRICS non può aiutare gli Stati a superare la crisi. Possono essere soci della Banca Stati con posizione solida e buona bilancia dei pagamenti, in grado di investire in vari settori. Un'altra cosa è che la partecipazione ai programmi, finanziati con fondi BRICS, può favorire la creazione dei posti di lavoro e le ordinazioni alle aziende, diciamo, dell'Italia. Un esempio molto semplice. Attraverso le procedure del concorso, specialisti bancari italiani, che hanno la debita qualifica e parlano lingue che sono di lavoro nella nuova Banca, possono essere assunti dalla Banca BRICS. Ripeto però che la Banca per lo sviluppo non è un ente di beneficenza, è basata sui principi dell'efficienza economica, e il suo scopo primario non è quello di aiutare gli Stati a superare le crisi di bilancio, bensì quello di promuovere un reale sviluppo industriale e sociale, in primo luogo dei paesi BRICS, ma anche dei nostri partner tradizionali del cosiddetto "terzo mondo".

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