Krugman: "La zona euro sta commettendo gli stessi errori delle riparazioni alla Germania: a rischio la democrazia e la pace"

I creditori europei dovrebbero comprendere che la flessibilità verso la Grecia è nel loro interesse.

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Krugman: "La zona euro sta commettendo gli stessi errori delle riparazioni alla Germania: a rischio la democrazia e la pace"

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Dopo il fallimento dell'Eurogruppo di ieri, Paul Krugman sul suo blog sul New York Times scrive come la bozza di dichiarazione presentata alla Grecia fosse veramente assurda.

Dalla Traduzione di Voci dall'estero:
 
“non c’era assolutamente modo che Tsipras e i suoi potessero firmare una dichiarazione del genere, e questo fa sorgere dei dubbi su cosa abbiano in mente di fare i ministri dell’Eurogruppo. Penso sia possibile che siano semplicemente folli — che non capiscano che la Grecia del 2015 non è l’Irlanda del 2010, e che questo genere di bullismo non funzionerà. In alternativa, e penso sia più probabile, potrebbero aver deciso di spingere la Grecia giù dal burrone. Piuttosto che cedere terreno preferiscono vedere la Grecia costretta a fare default e probabilmente ad uscire dall’euro, in un presunto disastro economico che dovrà servire da lezione per chiunque altro pensi di poter chiedere un’esenzione dai propri obblighi. In altre parole, starebbero cercando di imporre un equivalente economico della “pace cartaginese” che la Francia volle imporre alla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale”.
 
Quando si parla della Repubblica di Weimar, prosegue il premio Nobel per l'economia in un nuovo articolo sulla Grecia, è curioso come tutti si ricordano dell'iperinflazione del 1923 e delle “cariole”, ma nessuno della deflazione della trappola del debito che si era creata negli anni '30. Deflazione e trappola del debito creata dalle folli scelte di austerità praticate dal Cancelliere Brüning e dall'ancoraggio al Gold Standard.
 
E che dire poi del fatto che nessuno ricorda come l'iperinflazione sia stata causata dalla insistenza degli Alleati di far ripagare alla Germania le riparazioni di guerra? Ecco queste due dimenticanze nel dibattito sono di fondamentale importanza, sostiene il premio Nobel per l'economia, per comprendere la crisi attuale della Grecia
 
E' cruciale che i leader europei comprendano gli errori della storia, altrimenti il progetto europeo, la pace, la prosperità e la democrazia non sopravviveranno.
 
Sulle riparazioni per chi l'avesse dimenticato la storia è questa: Inghilterra e Francia, invece di inizire normali relazioni con la nuova democrazia tedesca, la trattarono come un nemico conquistato richiedendo risarcimenti di guerra. Una scelta suicida per due ragioni: l'economia tedesca già colpita dalla guerra sprofondò. Il vero carico di questo crollo, secondo punto analizzato più volte da Keynes, fu maggiore per gli Alleati di quello che si avrebbe avuto con il pagamento diretto delle riparazioni. Alla fine, la Germania non ripagò quello richiesto, ma il solo tentativo di prendere a tutti costi le spoglie di una nazione distrutta fu fatale per la democrazia del paese e ovinò nei decenni successivi le relazioni tra i vicini.
 
Il che, prosegue Krugman, ci porta alla situazione attuale della Grecia e i suoi creditori. Molti argomentano che il problema se l'è creato da solo Atene, dimenticando che deriva, al contrario, da un ccomportamento irresponsabile dei creditori e dal fatto di aver trasformato un debito privato in pubblico per i lsalvataggio del sistema bancario europeo. L'austerità ha poi devastato l'economia così come la Germania dopo la prima guerra mondiale: il Pil greco è crollato del 26% dal 2007-2013; quello tedesco del 29% dal 193 al 1919.  
 
Nonostante la catastrofe, la Grecia sta ripagando i suoi crediti con sforzi disumani e surplus d circa l'1,5% del Pil. E il nuovo governo greco ha anche dichiarato di voler mantenerli. Ma i creditori ora chiedono che la cifra venga triplicata a 4,5%, una cifra che distruggerebbe quello che resta del tessuto economico del paese, acuendo una depressione paragonabile solo a tempi di guerra come abbiamo visto. I redditi minori che si generebbero significano meno entrate fiscale in un circolo vizioso senza fine. Per rispettare questi obiettivi, la Grecia dovrebbe quindi procedere a nuovi tagli e poi ancora nuovi tagli. Un'economia in recessione determina un'ulteriore caduta della spesa privata – un altro costo dell'austerità. E se sommiamo tutti insieme questi fattori un extra surplus di budget del 3% come chiedono i creditori significa non 3% del PIL, ma l'8% del Pil. E si sommerebbe ad una delle peggiori depressioni della storia.
 
Cosa accadrebbe se la Grecia si rifiutasse di pagare? Anche se non si usano più le armi, le nazioni europee del ventunesimo secolo hanno altri mezzi di coercizione, basta, per fare un esempio, ricordare la minaccia diretta della Bce al sistema bancario irlandese, che impose al governo le rigorose condizionalità del programma di “salvataggio”. I creditori europei, conclude Krugman, dovrebbero comprendere che la flessibilità verso la Grecia è nel loro interesse. Altrimenti ne rimetterà il progetto europeo e la tenuta democratica del continente. 

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