Krugman: "Tsipras e Varoufakis non fanno parte del sistema di Davos e Berlino sta facendo male i suoi conti"

Non c'è alternativa tra uno scontro con i loro creditori o un immediato tradimento degli elettori....

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Krugman: "Tsipras e Varoufakis non fanno parte del sistema di Davos e Berlino sta facendo male i suoi conti"

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Non c'è alternativa per Varoufakis e Tsipras tra lo scontro con i loro creditori o un immediato tradimento dei loro elettori. Lo scrive anche il premio nobel per l'economia Paul Krugman nel suo ultimo articolo. L'unica differenza rispetto al passato è che i funzionari della Troika, che agiscono convinti come è sempre accaduto in passato che i governi passati si rimangiassero quanto detto in campagna elettorale, potrebbero aver fatto male i loro compiti.

Quello che contraddistingue il governo Syriza da tutti quelli passati non è l'ideologia di base - anzi l'accordo di coalizione con i Greci Indipendenti dimostra come sia nel pieno della modernità post-ideologica - ma il fatto di non aver mai governato in passato e non di essersi compromesso con quelle logiche corporativo-finanziarie che Krugman identifica nel sistema di Davos e che di fatto governano in Europa. “Alexis Tsipras non entrerà mai in un Consiglio di Amministrazione bancario, né diventerà presidente della Banca dei Regolamenti Internazionali, o magari commissario europeo. A Varoufakis non piace nemmeno mettere la cravatta — cosa che, consapevole o no, è un modo per dichiarare visibilmente che non ha nessuna intenzione di giocare al solito gioco”. Ecco questa è esattamente la differenza con chi li ha preceduti e con chi ha avuto la faccia tosta in Italia di salire sul loro carro il 25 gennaio scorso.
 
Perchè, quindi, la faccenda va in ebollizione? In parte perché “ciò che tutti sanno” non è mai stato spiegato agli elettori del nord Europa, per cui l’ora di riconoscere la realtà dei fatti è rimandata a una qualche data futura. In parte anche perché ho il  sospetto che i creditori si attendano il solito rituale dei governi debitori che abbandonano miseramente, in nome della responsabilità, le promesse fatte in campagna elettorale, e restano quindi in attesa che il nuovo governo greco paghi il consueto tributo dell’umiliazione.
Ma, come ho detto, stavolta la dinamica è molto diversa.
Sono convinto da tempo che Matthew Yglesias abbia centrato un punto molto importante quando ha notato che i politici dei paesi piccoli in genere hanno degli incentivi personali ad assecondare le richieste della troika, anche se questo vuol dire andare contro gli interessi del loro paese:
“Normalmente si può pensare che la soluzione migliore per il Primo Ministro di un paese sia quella di tentar di fare delle cose che rendano più probabile la sua rielezione. Per quanto le prospettive siano desolanti, questa è la strategia dominante. Ma in un’era di globalizzazione e di EU-rizzazione, penso che i leader dei paesi piccoli si trovino in una situazione piuttosto diversa. Se quando si lascia la carica si è riusciti a ottenere la stima dell’establishment di Davos, allora c’è sempre un posto alla Commissione Europea, o al Fondo Monetario Internazionale, o in qualche carrozzone del genere, al quale si può accedere anche se si è assolutamente disprezzati dai propri compatrioti. Anzi, in un certo senso essere odiati sarebbe un pregio. La dimostrazione ultima della solidarietà nei confronti della “comunità internazionale”, sarebbe di fare quel che vuole la comunità internazionale, anche di fronte ad una forte resistenza da parte dell’elettorato del proprio paese.”
Ma un vero governo di sinistra, a differenza di uno di centro-sinistra, è molto diverso — non perché le sue idee politiche siano folli o selvagge, perché non lo sono, ma perché i suoi funzionari non saranno mai tenuti in grande stima dall’establishment di Davos. Alexis Tsipras non entrerà mai in un Consiglio di Amministrazione bancario, né diventerà presidente della Banca dei Regolamenti Internazionali, o magari commissario europeo. A Varoufakis non piace nemmeno mettere la cravatta — cosa che, consapevole o no, è un modo per dichiarare visibilmente che non ha nessuna intenzione di giocare al solito gioco. I nuovi leader greci avranno successo o falliranno, sul piano individuale, in base a ciò che succederà in Grecia. Non ci saranno premi di consolazione per un fallimento convenzionale.
Berlino e Bruxelles lo capiscono? Se non lo capiscono, stanno agendo sulla base di un pericoloso equivoco.

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