L’86% degli americani ritiene una priorità del governo la lotta alla povertà

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L’86% degli americani ritiene una priorità del governo la lotta alla povertà

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50 anni fa il Presidente Lyndon B. Johnson dichiarò “un’incondizionata guerra alla povertà”. Era l’8 gennaio 1964.

Alcune delle azioni promosse durante la legislatura di Johnson sono in vigore tutt’ora, Medicare e Medicaid ne sono degli esempi. Erano gli anni della lotta per i diritti civili ma anche di forte crescita economica mondiale. L’economia americana registrò, infatti, un calo notevole della povertà, dal 19% degli anni ’60 al 11,1% dei primi anni ’70. Ad ogni individuo doveva essere concessa l’opportunità di raggiungere i propri obiettivi di vita, qualunque essi fossero: il sogno di una casa, di una buona scuola per i figli o di un impiego decente e retribuito equamente. Il compito dello stato era di assicurare opportunità per il maggior numero di individui, questo il senso dell’ideale johnsoniano di lotta alla povertà.
 
50 anni dopo la guerra alla povertà dichiarata da Johnson, uno studio del Center for American Progress mostra le opinioni degli americani su lavoro, opportunità economiche e sicurezza sociale. In sostanza la maggioranza degli americani ritiene che le difficoltà nelle quali incorre l’economia americana siano più il risultato di una distorsione dell’economia piuttosto che di fallimenti nell’azione di governo. Ma la maggior parte concorda anche sul fatto che il governo abbia la responsabilità di utilizzare le risorse disponibili per combattere la povertà con l’obiettivo di ridurla nella prossima decade.

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