La battaglia di Aleppo e l'umanitarismo occidentale in onda sui media mainstream vicino a te
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“Le capitali occidentali sono abbastanza preoccupate in questi giorni, anzi in questi anni di attenta pianificazione e di manovra politica in Siria. Tutti questi sforzi stanno per essere vanificati con Damasco e il suo esercito che continua con cieca determinazione l'obiettivo di cacciare i militanti dell'Isis”. Lo scrive su New Eastern Outlook Catherine Shakdam, direttrice del Beirut Center for Middle Eastern Studies.
Grazie al sostegno militare di due potenze come Russia e Iran, otre all'appoggio incondizionato dell'asse della Resistenza, Hezbollah, Damasco ha iniziato il contrattacco contro Daesh, la sua sorella nel terrore, al-Nusra (al-Qaeda) e tutte quelle sigle radicali con cui si nasconde il neo-imperialismo occidentale.
Qual è la strategia di Washington e dell'occidente adesso? Come vi abbiamo mostrato in questi giorni con l'Antidiplomatico analizzando la disinformazione quotidiana italiana sulla Siria e come scrive correttamente Shakdam, accusare Damasco di ogni crimine umanitario e di violazione dei diritti umani in questa sua controffensiva contro l'Isis-Daesh. Il terrorismo dovrebbe essere il nemico comune, ma in realtà non è questa la posizione degli Usa. Secondo la Casa Bianca, solo i jet Usa e le milizie sostenute dagli Usa possono, e dovrebbero sconfiggere il terrorismo. Tutti gli altri sforzi sono catalogati come crimini, prosegue l'esperta.
Dopo che la Russia è entrata in Siria a fino settembre (2015), la Siria ha capitalizzato con successo il sostegno di Mosca e la sua assistenza logistica di intelligence. Nei sei mesi successivi Damasco ha ottenuto diversi risultati, al punto da far uscire dalle trattative di pace “i gruppi dell'opposizione” sostenuti dall'Arabia Saudita.
Ad oggi, maggio 2016, prosegue Shakdam, il presidente della Siria Bashar al-Assad rappresenta un vincitore politico e militare – un uomo la cui resistenza e determinazione è il frutto di una rinnovata popolarità.
E' a questo punto che interviene la propaganda occidentale, sostiene l'autrice. Con la battaglia di Aleppo in corso da 5 anni, Washington fabbrica la tragedia umana e l'assedio drammatico, incolpando il presidente Assad di tutto. L'autrice si sofferma in particolare su una macchina del fango tanto cara a quei mezzi che si autodefiniscono di informazione che in Italia sostengono e rimbalzano questa propaganda politica: l'uccisione di decine di rifugiati nel perseguimento del controllo politico.
“Tutto questo non ha assolutamente senso, perché mai Damasco dovrebbe colpirsi da solo, massacrando i suoi nazionali di fronte ai crimini del radicalismo e dei terroristi? Washington, tuttavia, ha messo in piedi il gioco delle notizie e della nausea propagandistica – sperando di generare abbastanza oltraggio pubblico per giustificare la sua difesa parossistica del terrore”, spiega Shakdam.
L'America non è sola nella sua psicosi, le Nazioni Unite sono state felici di agire come un eco propagandistico.
Il 5 maggio 2016, un campo rifugiati vicino ad Aleppo è stato attaccato nel modo più odioso - lasciando decine di innocenti, e civili disarmati morti e feriti. La colpa chiaramente data subito a Damasco, cortesia del cosidetto Osservatorio siriano dei diritti umani, fonte privilegiata dei nostri giornali e media vari.
Quest'Osservatorio difficilmente si qualifica con qualcosa di reale, prosegue Shakdam, l'Ong è guidata da una figura oscura da un appartamento a Coventry (UK). “Un uomo al servizio della macchina di propaganda occidentale, dei piaceri di Washington, Nazioni Unite e ogni altro media mainstream che lo considerano come una fonte di informazione credibile e affidabile. Che credibilità può mai avere quest'Osservatorio, specchio dell'imperialismo occidentale?”, si domanda l'esperta. Nessuna, per delle persone che hanno intenzione di fare informazione.
Ma le menzogne dell'Osservatorio vengono rimbalzate all'opinione pubblica, attraverso, ad esempio l'influenza che Reuters decide di esercitare per falsificare la realtà.
Sull'attacco al campo di Aleppo, Reuters news riportava “Air strikes on a camp housing Syrians uprooted by war killed at least 28 people near the Turkish border on Thursday, a monitoring group [Syrian Observatory for Human Rights] said, and fighting raged in parts of northern Syria despite a deal to cease hostilities in the city of Aleppo.” E ancora: “Footage shared on social media showed rescue workers putting out fires which still burned among charred tent frames, pitched in a muddy field. White smoke billowed from smouldering ashes, and a burned and bloodied torso could be seen in the footage.”
Damasco non ha nulla a che fare con il massacro di Aleppo, sottolinea Shakdam, ma Reuters per avallare questa tesi sceglie di rimbalzare le menzogne dell'Osservatorio, senza mai parlare dei massacri sauditi in Yemen o del Bahrein contro la comunità sciita. L'esercito siriano è impegnato nella liberazione della città di Aleppo dai terroristi. Lo spirito della resistenza si è rafforzato in Siria anche grazie a questo gioco sporco della propaganda occidentale.
Poi è arrivata la risposta da parte della Russia che ha smascherato le menzogne dell'Osservatorio con prove video e satellitari. “Considerando la struttura, le immagini satellitari e i video presi nel sito, il campo potrebbe essere stato bombardato, sia intenzionalmente o per errore, da parte del gruppo terroristico di Al-Nusra”, ha dichiarato venerdì il portavoce del ministero della difesa russo Igor Konashenkov. “Dopo aver visionato tutti i video e le foto del campo diviene evidente 'che non ci sono crateri di bombardamenti o altri segni di attacco aereo”.
Il ministero della Difesa russo afferma che non ci sono segni di attacchi aerei sul campo profughi nel giorno dell'attacco o nel giorno precedente. Lo dimostra.
Guardate le differenze, prosegue infatti Shakdam: “prove empiriche, video, da una parte. Stupida propaganda dall'altra”.
Per cinque anni la Siria ha affrontato l'intollerabile, la crudeltà umana più efferata. Per cinque anni un popolo ha sofferto e aspettato il momento per tornare libero. L'esercito siriano non ha ucciso il suo popolo. Il terrorismo l'ha fatto.
I capitali del terrorismo occidentale vi hanno venduto come moderati, gli stessi che il terrorismo turco ha aiutato a distruggere il paese. Aleppo non è solo la città siriana più importante, ma ad Aleppo passa un movimento geopolitico decisivo per il paese: la sua liberazione romperebbe il corridoio tra Turchia-Daesh, il controllo da parte dei terroristi darebbe a loro, quindi all'imperialismo occidentale, il controllo del Levante, per poter creare le condizioni per nuove guerre e oltre incursioni militanti contro Libano, Iraq e Giordania. Questa la posta in gioco.
I funzionari occidentali hanno dichiarato di essere oltraggiati e disgustati. O’Brien delle Nazioni Unite ha accusato di “crimini di guerra” Assad. Il portavoce ufficiale delle Nazioni Unite Josh Earnest ha proseguito: non ci sono “scuse giustificabili” per un attacco aereo a civili innocenti che hanno già sofferto la perdita delle loro case per la violenza”.
Ringraziate gli Stati Uniti per questo, le vite civili sono molto preziosi. Pensate alle centinaia di migliaia tra Siria, Afghanistan, Yemen, Libia, Pakistan e Iraq portate via dal terrorismo statunitense? O le vittime civili si piangono solo a giorni alterni?
“Non dimenticate mai” - e questa la conclusione di Shakdam da condividere a tutti coloro che cercano di rompere il muro di gomma della disinformazione italiana - “che la vera rabbia degli Stati Uniti è direttamente proporzionale ai successi di Damasco contro il Terrore. Si tratta di un'arma asimmetrica di guerre neo-imperialiste che vi hanno fatto il lavaggio delle teste. Che ne dite di smettere di giocare con il gatto con il topo con la verità?”. Da ricordare, in particolare, quando leggerete il prossimo articolo sulla Siria sul Fatto Quotidiano.


