La campagna elettorale dei partiti al potere è sulla ripresa. La verità dal Telegraph
Il Pil olandese crollato del 1,4% e la situazione della Francia i maggiori problemi oggi
1989
Con una situazione in cui la Finlandia è di nuovo in recessione, il pil olandese si è contratto dell'1,4%, quello portoghese dello 0,7%, quello italiano dello 0,1% e la Francia è ormai in una situazione a crescita zero si aggiunge il problema delle borse europee: l’indice MIB di Milano crollato del 3,6%, l’indice IBEX di Madrid del 2,35% e il francese CAC dell’1,25%. Con questa premessa, Ambrose Evans Pritchard scrive come della presunta ripresa non resta proprio nulla.
Il crollo del PIL olandese, sostiene il Columnist del Telegraph, è uno shock terribile per il governo, che aveva già cantato vittoria troppo presto dopo una doppia recessione. Anche se una caduta nella produzione di gas a causa dell’inverno mite può aver distorto i dati, l’economia rimane vicina a una trappola deflattiva del debito. Bruno de Haas, un ex funzionario della Banca Centrale olandese e autore di “Perché sarà l’euro a spezzare noi”, ha detto che il fatto di essere membro dell’unione monetaria ha avuto un effetto disastroso sulla struttura del credito del paese e adesso sta bloccando la ripresa. “Prima l’Olanda tornerà al Fiorino e meglio sarà,” ha dichiarato. Il prezzo delle proprietà olandesi è sceso del 20%, spingendo un quarto dei mutui in patrimonio netto negativo. Mentre la crisi continua, diventa sempre più difficile per le famiglie olandesi far fronte a prestiti che ammontano a circa il 250% del reddito disponibile.


Dario Perkins, di Lombard Street Research, dice che l’Olanda corre un rischio di deflazione del 70% secondo il modello di deflazione del Fondo Monetario Internazionale, che valuta un complesso mix di fattori, inclusi la contrazione del credito, oltre il semplice livello dei prezzi.
I dati forse più preoccupanti, conclude Ambrose Evans-Pritchard, arrivano dal Portogallo, dove le esportazioni sono svanite e la deflazione sta guadagnando terreno. Questo è uno sviluppo terribile per un paese con un debito pubblico e privato che si avvicina al 400% del PIL, secondo alcune stime.
Per una traduzione completa dell'articolo si rimanda e si ringrazia a Voci dall'estero
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