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La marcia verso la de-dollarizzazione globale continua. Negli ultimi giorni, la Cina ha firmato accordi valutari diretti con il Canada che diventa così il primo Paese del continente americano ad avere un accordo di scambio commerciale in renminbi. Come riporta la CBC Stewart Beck, presidente e CEO della Fondazione Asia-Pacifico del Canada ha spiegato che “questo sviluppo potrebbe raddoppiare o addirittura triplicare lo scambio commerciale tra Canada e Cina” e avere un impatto negativo sulla necessità di dollari. Ma questa, prosegue il blog americano ZeroHedge, non è la sola brutta notizia della settimana per il petrodollaro. Come riporta The Examiner, una nuova faglia nel sistema di petrodollari è stata creata quando le banche centrali di Cina e Qatar hanno firmato a Pechino un accordo di 'currency swap', con Pechino che sta ponendo le basi per commerciare direttamente con un membro dell’OPEC che occupa un posto centrale nel sistema dei petrodollari.
Come avverte Simon Black, "Sta succedendo ... con maggiore velocità e frequenza.
La Banca Popolare della Cina e l'ufficio del Primo Ministro canadese hanno rilasciato una dichiarazione annunciando che il Canada è divenuto il primo Paese del continente americano ad avere un accordo di scambio commerciale in renminbi.
La Cina e il Canada hanno concordato una serie di misure volte ad incrementare l'uso del renminbi nelle attività commerciali, industriali, e per gli investimenti.
Inoltre, proprio di ieri è la notizia che le banche centrali di Cina e Malesia hanno annunciato la creazione di sistemi di compensazione in renminbi a Kuala Lumpur, che aumenteranno ulteriormente l'uso del renminbi nel sud-est asiatico.
Questo avviene appena due settimane dopo che il centro finanziario leader in Asia, Singapore, è diventato un importante snodo per il renminbi, con la convertibilità diretta stabilita tra il dollaro di Singapore e il renminbi.
Tutti seguono il trend. In tutto il mondo, il renminbi sta rapidamente diventando la valuta per il commercio, gli investimenti, e anche per il risparmio.
I depositi in renminbi in Corea del Sud, per esempio, sono saliti di 55 volte in un solo anno.
Il governo del Regno Unito ha appena emesso un prestito obbligazionario in renminbi, diventando il primo governo straniero ad emettere debito in renminbi.
Anche la Banca centrale europea sta discutendo di inserire il renminbi nelle sue riserve ufficiali, mentre i politici di tutto il mondo lanciano avvertimenti sulla necessità di un nuovo sistema monetario non incentrato sul dollaro.
Niente si muove in maniera lineare. E considerata la volatilità dell’economia europea e mondiale, il dollaro è destinato a vedere picchi e tonfi nei prossimi mesi.
Ma nel lungo termine, è lampante ciò verso cui ci stiamo muovendo: il resto del mondo non vuole più fare affidamento sul dollaro americano, e ciò sta diventando una realtà che gli Stati Uniti lo vogliano o no”.
The Examiner riporta invece che “la Banca Centrale cinese ha annunciato di aver siglato un accordo di currency swap da 35 miliardi di yuan (circa 5,7 miliardi dollari) con la banca centrale del Qatar.
L'accordo di tre anni potrebbe essere esteso previo accordo dalle due parti, si legge in un comunicato sul sito web della Banca popolare della Cina (PBOC).
L'accordo segna un nuovo passo avanti nella cooperazione finanziaria tra i due paesi, e faciliterà gli scambi commerciali bilaterali e gli investimenti per mantenere la stabilità finanziaria regionale, dice la nota.
La necessità di nuovi mercati e di valute più stabili in Qatar potrebbero essere legata ad un nuovo rapporto pubblicato la scorsa settimana da parte della banca francese BNP Paribas che ha dimostrato che il riciclo dei petrodollari è sceso al livello più basso in 18 anni, a significare che i produttori di petrolio del Medio Oriente hanno difficoltà a fidarsi del dollaro USA.
Quasi ogni settimana ora, la Cina, la Russia, o una delle nazioni BRICS stanno ultimando gli accordi che sostituiscono il vecchio sistema che fa ricorso al dollaro nel commercio e al sistema dei petrodollari. E mentre molti paesi cominciano a mettere in discussione il dollaro, alternative come lo yuan cinese diventeranno una opzione più praticabile, soprattutto ora che la potenza asiatica è la più grande economia del mondo”.
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