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La Cina motore della nuova fase multipolare

 
La Cina finora è sempre stata troppo lontana non solo geograficamente dall’Occidente. Nel mondo di oggi sempre più interconnesso e globalizzato però diventa quasi ineludibile affrontare la “questione cinese”, ovvero interrogarsi sulle prospettive di crescita e sulla formazione di una egemonia cinese che potrebbe arrivare a compimento nel corso del XXI secolo soppiantando quella che è stata l’egemonia americana del secolo procedente.

Finora Pechino ha sempre tenuto fede alla dottrina della non ingerenza negli affari interni degli altri Paesi, ma le cose potrebbero cambiare velocemente perché sono le diverse sfide del mondo a richiedere un cambiamento. E il Partito Comunista Cinese, che nonostante tutto conserva nel suo seno il potere, sembra averlo compreso, basti pensare il diverso atteggiamento assunto da Pechino nelle questioni territoriali e di politica estera negli ultimi anni, su tutte le rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese Meridionale. Sembra quasi insomma che qualcosa sia cambiato a Pechino, come se i cinesi avessero acquisito la consapevolezza della propria forza economico-strategico-militare, con tutte le conseguenze da essa derivanti.

I cinesi sembrano essere progressivamente sempre più consapevoli del loro ruolo mondiale come ha peraltro sottolineato anche Vittorio Emanuele Parsi in un suo articolo su Panorama dal titolo “Cina: il mondo secondo il presidente Xi Jinping” (http://www.panorama.it/news/cina-il-mondo-secondo-il-presidente-xi-jinping/): “Proprio negli anni di Xi, la politica estera cinese si è fatta molto più intraprendente e più frequente il ricorso al nazionalismo. In parte questo può essere spiegato dalla sensazione di essere ormai lanciati verso il sorpasso nei confronti degli Stati Uniti: la Cina vuole accreditarsi come una grande potenza di dignità e prestigio (se non ancora di capacità) in nulla e per nulla inferiore all'America.”

Dunque la Cina sembra essere negli ultima anni finalmente consapevole della propria potenza e delle proprie risorse e non sembra più disposta ad accettare un ruolo subalterno nei confronti di nessuno, e in particolare degli Stati Uniti.
In Europa forse non si riesce ancora a dare la giusta importanza all’orgoglio cinese che venne calpestato dall’Occidente ne secoli XIX e XX, e senza capire questo può essere difficile comprendere come mai Xi Jinping abbia deciso di mutare toni in politica estera.

Per comprendere quali saranno le prossime mosse di Pechino in politica estera dunque bisognerà anche valutare con attenzione l’approccio tenuto dal nuovo presidente americano Donald Trump. Se Trump continuerà ad agire da “falco” nelle relazioni internazionali, ovvero facendo leva sulle prove di forza come avvenuto in Siria, allora gli Stati Uniti costringeranno nella sostanza Pechino a legarsi sempre di più a Mosca con tutte le conseguenze del caso. E almeno a oggi è difficile capire quello che Washington effettivamente farà nei confronti di Pechino, basti pensare facendo un esempio concreto alle invettive anticinesi di Trump in fase di campagna elettorale e poi alle aperture fatto dallo stesso quando ha ritirato l’accusa alla Repubblica Popolare Cinese di voler pilotare verso il basso la quotazione dello Yuan per favorire le esportazioni e rubare “american jobs”.

Insomma le relazioni cino-americane sono in divenire e sarebbe molto errato da parte occidentale considerare Pechino un attore passivo anche in una vicenda spinosa come quella della penisola coreana. Come a dire che se fin qui la politica estera cinese è stata accorta e ponderata tale politica potrebbe anche repentinamente mutare, e di questo probabilmente è consapevole anche Donald Trump (http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-04-13/l-export-cinese-balza-ma-trump-fa-marcia-indietro-yuan-e-dazi-094545.shtml?uuid=AEsa8j4) .

E una Cina più consapevole del proprio ruolo di superpotenza porterà inevitabilmente il mondo ad affrontare compiutamente una fase multipolare, e questo indipendentemente dalla volontà degli attori sul tavolo.

D. C.
 
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