La Cina punta sui progetti di pianificazione territoriale per promuovere uno sviluppo economico di qualità
di Fabio Massimo Parenti - Cgtn
Nel bel mezzo di un contesto internazionale caratterizzato da un evidente rallentamento economico e crescenti tensioni internazionali, la Cina ha scelto di affidarsi alle “nuove forze produttive di qualità” per innovare il suo intero sistema industriale, migliorare il benessere della popolazione e, al tempo stesso, gettare le basi per la stabilità globale. In tutto questo giocano un ruolo decisivo i molteplici progetti di pianificazione territoriale lanciati dai piani pluriennali del Partito, attraverso il coordinamento dell’azione dei vari livelli amministrativi del Paese. Iniziative che, oltre ad aver centrato traguardi rilevanti (incrementare i consumi, rivitalizzare intere zone periferiche, stimolare investimenti e innovazione) hanno anche suscitato notevole attenzione in tutto il mondo. Gli esempi che possiamo citare a conferma di questa tesi sono numerosi.

Prendiamo lo sviluppo della regione Beijing, Tianjin e Hebei: nel 2014 la Cina ha avviato un piano per coordinare l'agglomerato urbano denominato "Jing-Jin-Ji". Undici anni dopo, l'area ha assistito alla creazione di 14 piattaforme di innovazione e sette cluster nazionali di produzione avanzata, schemi di coordinamento per le filiere industriali - che coprono settori come le nuove energie, gli strumenti di alta gamma e la robotica – e nuove infrastrutture (aeroporti, autostrade, ferrovie). Nel 2024 il pil della regione ha raggiuntogli 11,5 trilioni di yuan (quasi 1,6 trilioni di dollari), ovvero 2,1 volte in più rispetto al 2013. Nel frattempo la nuova area di Xiong'an, alle porte di Pechino e progettata per alleggerire la capitale dalle funzioni non essenziali, ha sviluppato un'area di oltre 200 chilometri quadrati e attratto investimenti superiori a 830 miliardi di yuan.

Possiamo citare anche quanto sta avvenendo lungo il fiume Yangtze, dove ha preso forma il più grande corridoio di energia pulita del pianeta formato da sei mega centrali idroelettriche che hanno fin qui prodotto oltre 3.500 miliardi di kilowattora di elettricità. Lo scorso anno il corridoio ne ha prodotti più di 276 miliardi (+5,34% su base annua), pari a una riduzione del consumo standard di carbone di circa 83 milioni di tonnellate e a una diminuzione delle emissioni di anidride carbonica di oltre 200 milioni di tonnellate. Sin dalla sua istituzione nel 2016, il Corridoio scientifico e dell'innovazione del G60, nella citata regione del Delta del fiume Yangtze, comprende nove città tra cui Shanghai, Hangzhou ed Hefei e ha consentito la creazione di una importante piattaforma nazionale che guida lo sviluppo integrato della regione. Il compito del corridoio consiste nel creare sinergie tra i sistemi industriali e di governance, così da innovare la produzione e accelerare la crescita economica del Paese.

La Greater Bay Area di Guangdong-Hong Kong-Macao, nel sud della Cina, è un altro progetto chiave. Basti pensare che nel 2023 quest'area - 56.000 chilometri quadrati, pari a meno dello 0,6 percento della superficie totale del Paese - ha generato una produzione economica superiore a 14 trilioni di yuan (circa 1,95 trilioni di dollari), circa un nono del totale nazionale. La manifattura di alta qualità - riguardante computer, apparecchiature elettroniche, macchinari, automobili - ma anche la farmaceutica e l'intelligenza artificiale. E ancora: la cosiddetta “economia del debutto”, termine usato per descrivere le aziende che lanciano nuovi prodotti, introducono nuovi modelli di business, servizi e tecnologie e aprono flagship store. A dicembre, a Guangzhou, è stata inaugurata una nuova piazza commerciale dotata di oltre 80 flagship store, concept store o primi store nella città o nell'area.

Potremmo poi citare le riforme di apertura di Hainan, con la sua zona pilota di libero scambio, lo sviluppo di alta qualità delle acque del Fiume Giallo e l'apporto della Belt and Road Initiative, pilastro della cooperazione win-win tra la Cina e il resto del pianeta. Ad ora, complessivamente, le nuove zone-pilota sono 21. Le zone-pilota di libero scambio sono sorte sulla base di tre nuove grandi trasformazioni della Cina, rispettivamente legate allo straordinario sviluppo delle infrastrutture, sia fisiche che digitali, in tutto il territorio nazionale; alla profonda opera di riforma e semplificazione del quadro normativo e fiscale in materia di commercio e investimenti; e, infine, al significativo incremento delle competenze, delle specializzazioni professionali e delle esigenze della classe media.
Le parole chiave sono dunque pianificazione, sperimentazione e riforme continue. In questo contesto, si possono meglio comprendere gli sforzi ed i risultati raggiunti dalla Cina proprio nel processo epocale della transizione energetica.
Questi e tanti altri progetti locali hanno permesso all'economia cinese di crescere, rinnovarsi, innovarsi e modernizzarsi ulteriormente. Nel 2024, non a caso, le vendite al dettaglio di beni di consumo sono aumentate del 3,5% su base annua, raggiungendo i 48,79 trilioni di yuan (circa 6,8 trilioni di dollari), traguardo raggiunto grazie alle “nuove forze produttive di qualità”.
In generale, la Cina sta rafforzando il supporto politico nazionale a favore della promozione dello sviluppo di industrie high-tech e aumentando gli investimenti nell'innovazione scientifica e tecnologica per generare nuove industrie, nuovi modelli e nuovi driver di crescita. La qualità e l'innovazione raggiunte dal Paese saranno poi messe al servizio di qualunque governo estero interessato a cooperare per migliorare il futuro del pianeta. Dalle amministrazioni locali al governo centrale, e viceversa, e dal cuore della Cina al resto del mondo, la strategia della “doppia circolazione”, messa in atto attraverso numerose riforme, va materializzandosi in modo sempre più evidente, svelando la direzione ed il senso del nuovo percorso dello sviluppo di qualità.


