La Commissione europea lo scrisse nel 2013: è l'euro che produce la riduzione salariale. Quando lo capiranno i sindacati?
Post per non dimenticare...
Nel rapporto annuale su occupazione e stabilità del 2013, pubblicato il 21 gennaio 2014, la Commissione europea dopo aver rilevato un “sensibile aumento della povertà tra la popolazione in età lavorativa” dichiara senza tanti giri di parole che: “Venuta meno la possibilità di svalutare la moneta, i paesi della zona euro che tentano di recuperare competitività sul versante dei costi devono ricorrere alla "svalutazione interna" (contenimento di prezzi e salari). Questa politica presenta però limiti e risvolti negativi, non da ultimo in termini di un aumento della disoccupazione e del disagio sociale e la sua efficacia dipende da molti fattori come il grado di apertura dell'economia, la vivacità della domanda esterna e l'esistenza di politiche e di investimenti che promuovano la competitività non di prezzo”.
Il giorno che anche i sindacati capiranno quello che la Commissione europea scrive senza tante perifrasi, la nostra Costituzione tornerà ad avere nuovamente un art.1
Il rapporto è tornato d'attualità grazie a questo tweet di Vladimiro Giacché divenuto presto virale su Twitter:
E ora ripetete con me: "no, l'euro non c'entra niente con la riduzione dei salari" (Fonte: https://t.co/GKPczaiFgH ) pic.twitter.com/CrzcFgFbrp
— Vladimiro Giacché (@Comunardo) 23 Gennaio 2016


