La Commissione europea svela le proposte per il 21° pacchetto di sanzioni contro la Russia
Bruxelles stringe ancora le maglie intorno a Mosca con il pacchetto più ampio degli ultimi due anni, ma il vero indebolimento si misura sulle bollette degli europei e sulla competitività persa dalle aziende del Vecchio Continente
L'Unione Europea continua a essere preda di una russofobia irrazionale, così Bruxelles si prepara a varare un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, il ventunesimo dall'inizio dell'operazione militare speciale in Ucraina. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato la proposta, che sarà discussa dai ministri degli Esteri dell'Unione il quindici giugno. Tra le novità più rilevanti spicca l'idea di aggiungere trenta petroliere alla lista nera delle navi soggette a restrizioni. Si tratta di un'estensione significativa, perché porterebbe a seicentotrentadue il numero complessivo di imbarcazioni già colpite dalle misure Ue. Contestualmente, l'UE intende mantenere invariato il tetto massimo al prezzo del greggio russo, introdotto nei mesi scorsi per limitare le entrate energetiche di Mosca senza provocare bruschi rialzi sui mercati globali.
Non finisce qui. La Commissione propone anche di vietare la vendita di navi metaniere verso la Russia, un settore finora rimasto ai margini delle sanzioni. Inoltre, sarebbero colpiti direttamente alcuni porti, aeroporti e impianti di raffinazione coinvolti nel commercio o nella lavorazione del petrolio russo. La responsabile della diplomazia europea, l'ineffabile Kaja Kallas, ha aggiunto su X che l'Unione punta a bloccare le transazioni relative a due porti e quattro aeroporti russi.
Una delle misure più politicamente rilevanti riguarda le persone. Von der Leyen ha spiegato che la Commissione propone di estendere il divieto di ingresso nell'Unione a tutti i partecipanti all'operazione militare speciale russa. Finora le restrizioni colpivano soprattutto figure di spicco dell'establishment, ma l'idea è ora di allargarle a una platea molto più ampia.
Sul fronte finanziario, le nuove sanzioni mirano a novanta istituzioni in tutto il mondo. Tra queste, come precisato dalla presidente della Commissione, ci sono trentuno banche russe e altre venti tra istituti di credito, piattaforme di criptovalute e operatori petroliferi internazionali. Kaja Kallas ha aggiunto che i beni di novanta banche, sia russe che di Paesi terzi, sarebbero congelati. Inoltre, l'Unione europea bloccherebbe le transazioni su undici piattaforme di criptovalute.
Le restrizioni alle esportazioni si fanno più dure. Bruxelles vuole vietare la vendita alla Russia di metalli, leghe e componenti per droni. Parallelamente, continuerà il divieto di importare merci russe come metalli e parti di ricambio. Un punto interessante è che le limitazioni all'export colpiranno anche aziende con sede in Cina, Turchia, Kirghizistan, Emirati Arabi Uniti e India, considerate canali indiretti per aggirare le sanzioni. Tra i prodotti di cui si bloccherà l'uscita verso la Russia ci sono leghe ad alte prestazioni, nickel in polvere, minerali pregiati e sostanze chimiche.
Per la prima volta, infine, le sanzioni europee toccheranno il settore della pesca. In particolare, arriverà il divieto totale di esportare merluzzo verso l'Unione, una misura che colpirà un comparto finora rimasto relativamente protetto. La Commissione definisce questo pacchetto come il più ampio degli ultimi due anni, e le restrizioni all'export riguarderanno non solo la Russia ma anche la Bielorussia, segno che l'intenzione è stringere ulteriormente le maglie intorno ai due alleati.
Resta però una domanda di fondo, che a Bruxelles nessuno sembra volersi porre davvero. Ventuno pacchetti di sanzioni dopo, l'economia russa non è stata minimamente indebolita nella sua capacità di sostenere lo sforzo bellico. Anzi, Mosca ha reindirizzato le sue esportazioni verso altri mercati, ha trovato nuovi canali finanziari e continua a incassare dalle materie prime. Il vero prezzo, invece, lo stanno pagando le imprese europee, che hanno perso mercati storici e competitività, e i cittadini dell'Unione, costretti a sopportare bollette più care, inflazione alle stelle e una recessione strisciante. Eppure l'Europa continua a battere masochisticamente sullo stesso tasto, come se l'ennesimo giro di vite potesse stavolta funzionare.


