La complicità dell'Occidente e l'orizzonte di uno Stato unico: l'analisi di Vera Pegna (VIDEO)
In un momento storico segnato da una profonda crisi e da continui stravolgimenti nel Levante, l'intervento di Vera Pegna – attivista, scrittrice e voce storica del panorama intellettuale italiano – offre una chiave di lettura imprescindibile per comprendere le dinamiche attuali nel Vicino Oriente.
Come l'AntiDiplomatico abbiamo l'onore di pubblicare il suo intervento completo ad un evento dell'ANPI, nel quale Vera Pegna dimostra una precisa linea di continuità tra l'epoca del colonialismo europeo e l'attuale sostegno dei governi occidentali alle politiche dello Stato di Israele. La genesi del movimento sionista viene esaminata non come l'inevitabile approdo per la sicurezza delle comunità ebraiche dopo secoli di antisemitismo europeo, bensì come un progetto politico maturato all'interno di una cornice coloniale, le cui scorie ideologiche permeano ancora oggi le decisioni delle classi dirigenti occidentali.
A testimonianza di questa complessità, l'autrice richiama le storiche voci di dissenso interne all'ebraismo, dal Bund ai movimenti rabbinici antisionisti, che si opposero fin dal principio all'idea di uno Stato etnico-nazionale rivendicando la propria identità europea.
E oggi? Vera Pegna definisce l'attuale assetto statuale israeliano come in fase di disgregazione, logorato da fronti multipli e da un crescente isolamento internazionale; dall'altro, una resistenza palestinese in cerca di una nuova aggregazione, in profonda connessione con i movimenti globali di decolonizzazione. La soluzione auspicata da Pegna, in conclusione, è la costituzione di uno Stato unico, laico, plurale e decolonizzato, radicato nella storica tradizione di convivenza pacifica del mondo arabo, in cui palestinesi ed ebrei possano vivere con uguali diritti.
Di seguito l'intervento completo. Buona visione:


