La Corea del Nord sfida le logiche della deterrenza nucleare

La MAD, che ha mantenuto la pace in tempi di era nucleare, non è applicabile nell'attuale crisi coreana

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Gideon Rachman in North Korea tests the limits of a MAD world sostiene come la dottrina della mutua distruzione garantita, MAD, che ha mantenuto la pace in tempi di era nucleare, non è applicabile nell'attuale crisi coreana. La ragione è semplice in quanto richiede che tutte le parti siano calcolatori politici razionali e che abbiano a cuore la vita dei milioni di loro concittadini. 
L'aspetto più allarmante nell'attuale crisi in Corea è che il regime di Kim non risponde alle normali logiche della deterrenza nucleare: durante la guerra fredda, la Mad ha impedito che crisi dai toni drammatici come quella missilistica a Cuba ed in seguito alla caduta del Muro di Berlino evolvessero in scenari drammatici. Vi è già stato un caso di sfida aperta a tale logica: negli anni '50 Mao Zedong aveva scioccato il blocco comunista nel suggerire a Mosca l'inizio di una guerra nucleare che avrebbe "dimezzato l'umanità ma imposto il trionfo del socialismo sull'imperialismo". In molti aspetti, la Corea del Nord replica molte delle caratteristiche iniziali della Cina maoista: l'isolamento dal mondo esterno, i campi di lavoro forzato, il culto della personalità e la volontà di tollerare la denutrizione di massa dei suoi abitanti soprattutto. Proprio quest'ultimo aspetto è centrale se si considera che la deterrenza nucleare si basa propria sul desiderio di evitare la morte di milioni di propri compatrioti.  
E' pressoche impossibile comprendere quello che il regime nord coreano voglia realmente. La speranza che Kim Yong-un potesse rappresentare un cambiamento d'apertura rispetto al passato data l'educazione in una scuola svizzera è stata però disattesa, con il neo leader che sta portando la questione dell'armamento nucleare ad un livello estremamente pericoloso fino ad annunciare lo stato di guerra contro Seul e minacciare le basi americane sul Pacifico. 
La risposta americana a queste minacce è da manuale del MAD: mandando bombardieri nucleari nella penisola, gli Usa stanno infatti utilizzando la tecnica della minaccia tipica della deterrenza. Il problema è che tali politiche richiedono un avversario razionale come controparte. Gli esperti americani sulla Corea del Nord, come l'ex ambasciatore Chris Hill, continuano ad argomentare che Pyongyang non voglia provocare un conflitto con gli Stati Uniti e che il pericolo reale sia un conflitto per incidente di breve durata e che non si allargherà al conflitto nucleare. Ma, secondo Rachman, tutto questo ottimismo non è del tutto giustificato semplicemente perché Pyongyang è un attore non prevedibile. Per questo gli Stati Uniti e la Corea del Sud dovrebbero modificare il registro e distendere i toni, al contrario di quanto previsto dal manuale Mad. Meno esercitazioni militari congiunte, il consiglio di Rachman.
Nel lungo periodo, la migliore speranza di pace per la penisola coreana deve essere il cambiamento interno del Nord. Pyongyang sta cambiando - c'è un maggiore interscambio commerciale, 50,000 nord coreani che lavorano per aziende del sud, piccoli commercianti al confine cinese aumentano lo spazio per una ricchezza e la libertà – e questo, conclude il Columnist del Financial Times, è forse l'aspetto maggiormente positivo per pensare alla pace nel lungo periodo.

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