"La crisi dell’euro sta riprendendo il fiato prima di ritornare più forte di prima". Y. Varoufakis.
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Yanis Varoufakis nel suo ultimo articolo sul suo blog spiega le ragioni per cui il mercato dei bond europei si sono stabilizzati e perchè queste non possano rapresentare la fine della crisi della zona euro.
Nel giugno 2012, inizia la sua analisi l'economista greco, l’Italia doveva rifinanziare il proprio enorme debito (3.000 miliardi di dollari) a tassi dell’8%; la Spagna, con il PIL che calava del 2% all’anno, vedeva il suo debito aumentare al ritmo del 10% annuo. In poche parole erano insolventi e la zona euro a un passo dalla rottura. Oggi, i tassi per l’Italia e la Spagna sono scesi al livello più gestibile del 3-4% e il PIL si è stabilizzato.
L’apparente ‘stabilizzazione’ europea, prosegue Varoufakis, può essere associata a due fattori. Il primo è stato l’intervento della BCE nell’estate 2012 con il Programma Fantasma OMT (dove OMT sta per Outright Monetary Transactions e “fantasma” perché non è stato ancora attivato, al momento): il presidente della BCE, Mario Draghi, ex dirigente Goldman Sachs e golden boy della Banca d’Italia, ha lanciato un monito agli investitori di bond di tutto il mondo di essere disposto a acquisire tutti I bond italiani e spagnoli. Fino ad ora, i mercati sembrano felici di sottomettersi alla “bravata di SuperMario” e non mettere alla prova la minaccia dell’OMT, che, anche per lo Statuto della Bce, di fatto è un bluff.
Il secondo fattore, prosegue Varoufakis, ha impiegato più tempo a manifestarsi. E' stato un grande trasferimento di ricchezza dai contribuenti verso le banche e dai cittadini più deboli verso le casse dello Stato; un trasferimento che si è basato su un immenso taglio di salari, stipendi, posti di lavoro nel settore pubblico, aumenti inauditi della tassazione e un’effettiva demolizione della sicurezza sociale. In breve, austerità ad un livello tale da mandare in coma il paziente da curare. Nel 2012, l’eurozona era in una tripla recessione, che ha compromesso la crescita potenziale e creato aspettative di deflazione (che oggi vengono confermate), che hanno aumentato l’attrattiva dei bond ad alti rendimenti, specialmente sotto l’egida della dichiarazione OMT di Mr Draghi.
Con queste due mosse, un’Eurozona ormai in avvitamento è stata messa a forza su un percorso temporaneamente stabile. Mentre la spesa pubblica scendeva, insieme con i servizi ai cittadini, e le tasse aumentavano, gli investitori speculativi - ad esempio gli hedge fund alla disperata ricerca di rendimenti un tantino al di sopra degli interessi a tasso zero disponibili altrove - hanno improvvisamente deciso di dare un’altra occhiata alla possibilità di scaricare il loro cash inattivo sui governi dell'Europa che Draghi aveva promesso di mantenere stabili.
Oggi i rapporti debito/PIL dei paesi periferici, conclude Varoufakis, sono molto più alti di quanto non fossero a giugno 2012, mentre i PIL nominali sono, più o meno, allo stesso livello e manca una qualsiasi prospettiva di crescita. Perciò, come mai i rendimenti dei bond della periferia europea sono scesi così tanto da allora?
La risposta è che sono scesi a causa dell’annuncio dell’OMT da parte della BCE; la crescita delle aspettative di deflazione causate dalla recessione indotta dall’austerità; la cancellazione di ulteriore austerità dopo il 2012; la decisione di mantenere la Grecia nell’eurozona e un grande afflusso di capitali nei mercati obbligazionari in una maniera tale che rende molto probabile una improvvisa e imponente fuga.
Tutte insieme, queste cause suggeriscono una previsione inquietante: l’Europa non si è stabilizzata. Anche se i suoi mercati obbligazionari si sono calmati, la crisi dell’euro sta riprendendo il fiato prima di ritornare più forte di prima.
Per una traduzione completa del lungo articolo di Varoufakis si rimanda a Voci dall'estero
Per una traduzione completa del lungo articolo di Varoufakis si rimanda a Voci dall'estero


