La crisi morde dappertutto: le parole di Marine Le Pen e il dramma che rende simili Grecia e Italia a Presa diretta

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La crisi morde dappertutto:  le parole di Marine Le Pen e il dramma che rende simili Grecia e Italia a Presa diretta

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La crisi morde dappertutto, anche nella Francia di Marine Le Pen che si definisce una “patriota”. In un’intervista realizzata 7 mesi fa, anticipa i tempi sul successo del Front national. 
 
“Io sono per l’economia patriottica – dichiara nell’intervista alla giornalista di Presa diretta - per la difesa dell’identità e dei valori , primi fra tutti l’ordine, il merito e il sacrificio che sono valori di tutti gli europei”.
 
La giornalista le fa notare che anche l’accoglienza è uno dei valori dell’Europa democratica e “voi volete chiudere le frontiere”. Così replica Le Pen: “Ma quale democrazia, abbiamo fatto entrare 10 milioni di stranieri negli ultimi 30 anni. Oggi non c’è più lavoro e il welfare sta agonizzando”. E alla domanda se proporranno ancora il referendum per la pena di morte, la risposta è sì: “Perché spetta al popolo decidere, questa è la democrazia”. Poi sul risultato alle elezioni dice: “Io credo che avremo un risultato sorprendente. Sono stata  due  anni fa in Italia prima che fosse applicata l’austerità e mi sono chiesta come mai non c’era un movimento scettico verso l’Europa. Oggi la metà degli italiani volta le spalle all’Unione Europea, come vede i cambiamenti nell’opinione pubblica  si  possono verificare molto rapidamente”. Per Le Pen l’ora dell’Europa è finita: “Brilla di una luce di una stella morta. È morta e non lo sa.  Barcolla, come l’anatra a cui si taglia la testa e continua a correre ancora un po’ qua e là”.  
 
Grecia -Italia: due paesi  che stanno crollando a pezzi, chi più chi meno. 
 
Sicuramente il dato più drammatico arriva dalla Grecia, ma l’Italia, a sua volta, non è da meno con un tasso di disoccupazione del 13% (quella giovanile al 42, 3%) e 3, 3 milioni di senza lavoro secondo l’Istat . A sud il tasso di disoccupazione giovanile è ancora più impressionante: 55%. Non molto lontano da quello della Grecia: 61,4%.  “Letta a settembre ci aveva detto che eravamo ad un passo dalla fine della crisi, che si vedeva la luce alla fine del tunnel”, dice Riccardo Iacona a Presa diretta. Ma è evidente che siamo a un passo dal precipizio. 
 
Il  viaggio della puntata comincia nel cimitero delle fabbriche italiane, colpito dalla fuga all’estero delle imprese,  nel sud povero e disperato senza l’ombra di un lavoro. Lo sguardo è poi rivolto alla miseria delle famiglie in difficoltà che esibiscono le tessere dei supermercati come carte di credito, perché è l’unica spesa possibile, tuttavia da calcolare fino all’ultimo centesimo. E ai giovani che scappano via dall’Italia. “Le battaglie del lavoro le abbiamo tutte perse e abbiamo ipotecato il futuro dei nostri figli”. “La responsabilità è tutta della politica”, sottolinea Iacona.  “Pezzi d’Italia che scivolano verso la Grecia, come la Sicilia alle prese con un buco di bilancio di 5 miliardi e mezzo di euro. Qui si sono bruciati 86 mila posti di lavoro”. Poi l’esercito dei forestali, gli incarichi clientelari, il numero esagerato, negli anni, delle assunzioni rispetto al bisogno. Sprechi indecenti e il costo mostruoso della politica regionale: 12 mila euro al mese per il segretario generale dell’assemblea regionale, come evidenzia Cancelleri del M5S. Sono 530 milioni di euro i tagli da fare alla Regione Sicilia affinché non fallisca e 160 milioni di euro all’anno i costi del parlamento siciliano. 
 
Di tutta l’altra pasta è invece il sindaco di Messina, Renato Accorinti, pacifista, attivista no ponte, entrato il primo giorno  in comune a piedi scalzi: “È una forma di rispetto delle istituzioni, restare con i piedi per terra. La politica se non è umana e se non è il bene comune non è politica. Qui c’è stato uno stupro culturale, spirituale, hanno mortificato tutti noi . Non potevano partecipare. Si aveva un’immagine delle istituzioni trincerate in un fortino e fuori c’erano i sudditi. La gente veniva a cercare i favori”. 
Iacona descrive infine la situazione della Grecia a 4 anni dalla cura della Troika: “Un paese a pezzi. La mancanza della ripresa economica nonostante le ricette “lacrime e sangue” imposte al paese, la morte lenta dei diritti fondamentali, la corruzione della classe politica e il successo del partito di estrema destra Alba Dorata”. In  Grecia è un susseguirsi di scioperi, come quello settore pubblico: 25 mila statali licenziati nelle scuole, nei ministeri e il taglio della televisione di Stato. In Grecia è tutto un lusso, anche la salute dal momento che è stato tagliato un terzo del comparto ospedaliero. Non esiste più il servizio pubblico, come non esiste il medico di base e non ti passano più le medicine. Pensioni da 80 euro, da 200 euro, gente con uno stipendio di 500 euro che poi viene pure licenziata. “Stanno svendendo il nostro Paese”,  “è un suicidio collettivo”, “ci hanno rubato la dignità, perché ci hanno fatto questo?”, grida la gente. In Grecia per recuperare i posti di lavoro persi ci vorranno 20 anni e intanto 68 mila negozi hanno chiuso. “Ad Atene la vita semplicemente si è spenta”.  La fila per la distribuzione del cibo è sempre più lunga.  La parola più usata è  “enoikiazetai” che significa vendesi. Qui si è avuto un crollo totale del prezzo delle case, che si possono acquistare con 12 mila euro; nel centro di Atene, 150 mq anche a 20 mila euro. Ma il mercato immobiliare è fermo. E poi le contraddizioni nelle decisioni scellerate del governo greco che nel pieno della crisi compra due sommergibili da Thyssenkrupp per 4 miliardi di euro. “E la beffa è che non funzionano”. 
 
In Grecia quasi il 7% ha votato la proposta radicale di Alba Dorata, un gruppo che si è anche contraddistinto per episodi di rappresaglia contro gli immigrati ed è accusato di violenze ed omicidi. E poi l’ascesa del partito di sinistra Syriza, contro la politica della troika anche se non dice che bisogna uscire dall’euro, che rischia di diventare il primo partito alle prossime amministrative. 

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