"La decisione della Corte costituzionale potrebbe costringere la Germania ad abbandonare l'euro"

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La sentenza di venerdì della Corte costituzionale tedesca segna un'escalation nella crisi di governance dell'Europa e potrebbe, scrive Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph, costringere la Germania ad abbandonare l'euro.
 
A dichiararlo, del resto, è niente meno che Der Spiegel, secondo cui la decisione della Corte è una vera e propria resa dei conti tra Berlino e la Bce sui metodi di intervento nei mercati del debito europeo. “Nel peggior scenario, la Corte potrebbe impedire a Berlino di contribuire con gli sforzi necessari per salvare l'euro o anche forzare la Germania di lasciare la moneta unica”, scrive la rivista tedesca.
 
L'avviso è arrivato nel momento in cui, prosegue nella sua analisi il Columsnit del Telegraph, sono iniziati ad emergere i primi segnali più bui della sentenza, che era stata inizialmente letta come una luce verde alle operazioni di acquisti dei bond da parte della Bce. Allo stato attuale delle cose le massime istituzioni di ricerca tedesche si stanno interrogando sulla legittimità dell'Omt e Clement Fuest dello ZEW Institute ha dichiarato come “penso che l'acquisto di bond sia ora un territorio difficile” e Marcel Fratzscher, a capo del DIW Institute, ha sostenuto che la sentenza vincola enormemente l'azione della Bce. “Una Banca centrale deve avere massima libertà d'azione nel portare avanti la sua politica monetaria. Se le sue prerogative sono limitate, viene minata la sua credibilità. La Corte costituzionale ha creato enorme incertezza con la sua decisione”, ha dichiarato al Columnist del Telegraph. 
 
La corte tedesca a Karlsruhe ha dichiarato che ci sono i presupposti per concludere che il piano di salvataggio dell'Omt violi il mandato della Bce e violi le prescrizioni in tema di finanziamento monetario dei budget fiscali. Il commissario alle questioni economiche Olli Rehn ha dichiarato che la sentenza cambia poco. “La Bce certamente ha a sua disposizione il grande bazuka se necessario. A mio parere è sicuramente restata all'interno del suo mandato”. 
 
Gli unici sicuramente a festeggiare sono gli euroscettici. “Finalmente una corte ha rilevato che il programma della Bce è una chiara violazione del diritto europeo”, ha dichiarato il leader del partito anti-euro tedesco Afd.
 
Mentre la Corte ha incaricato della questione la Corte di giustizia europea per una sentenza preliminare, lo ha fatto in un modo che, secondo Ambrose Evans-Pritchard, pregiudica la questione e lancia un avviso preciso alle istituzioni europee. Del resto, il giudice in pensione Udo di Fabio ha precisato come la decisione sia intesa a legare le mani della corte europea in anticipo. Non accettando il primato del diritto europeo sui principi fondamentali della Costituzione tedesca e riservandosi il diritto di impugnare ogni sua decisione, si apre in questo modo un vulnus ampissimo. Un esperto di diritto comunitario, Gunnar Beck, ha ribadito come la Corte di Karlshrue è obbligata in tal senso e che con questa sentenza si è voluta “lavare le mani” della vicenda. Hans Werner Sinn, a capo dell'istituto IFO, ha dichiarato che il governo tedesco non potrà ignorare questa sentenza e avvisato come i mercati reagiranno molto male una volta che la resistenza tedesca al piano di salvataggio della zona euro si sta rafforzando.  
 
Secondo la Corte costituzionale tedesca, conclude Evans-Pritchard, le azioni della Bce sono probabilmente “Ultra Vires” e come tale le istituzioni tedesche, compresa la Bundesbank sono escluse dal prenderne parte. La Bce può in teoria intraprendere piani di salvataggio senza la Bundesbank, ma che tipo di credibilità potrà avere sui mercati?

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