La democrazia è in pericolo? L'intervento di Piantedosi in Parlamento ci conduce nella strada chiusa della repressione

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La democrazia è in pericolo?  L'intervento di Piantedosi in Parlamento ci conduce nella strada chiusa della repressione

 

di Federico Giusti

L'audizione in Parlamento del Ministro degli Interni Piantedosi deve essere letta  con attenzione per coglierne i toni, le sfumature, non siamo dinanzi a un semplice report sui fatti avvenuti ma una narrazione piena di livore, vero e proprio odio di classe o se preferiamo ideologico

Partiamo da uno dei passi eloquenti, siamo all'inizio della comunicazione in Parlamento quando descrive i fatti

circa 1.500 soggetti si sono distaccati e, sfruttando l'oscurità e la scarsa visibilità, dovute all'accensione di fumogeni, e la massa degli altri manifestanti, che - va detto -, in alcune circostanze, hanno offerto loro uno scudo visivo, si sono travisati con caschi e passamontagna, deviando dal tragitto prefissato per poi dirigersi con scudi di lamiera verso il dispositivo di sicurezza delle Forze di Polizia.

Secondo il Ministro, applaudito in aula non solo dal centro destra ma anche da esponenti dell'opposizione, una buona parte del corteo avrebbe offerto  una sorta di scudo visivo ai protagonisti degli scontri che quindi avrebbero approfittato  della massa del  per travisarsi, indossare scudi e provocare gli scontri. Voi come leggete questa dichiarazione? Una sorta di atto di accusa verso i manifestanti, tutti indistintamente.  soffermandosi sulla presenza di esponenti di Verdi e Sinistra, di esponenti sindacali, della Cgil, dei Cobas e della Cub

Ma la parte politicamente rilevante arriva più avanti quando asserisce

Ma quanto è accaduto a Torino sollecita alcune riflessioni di carattere generale sul tema dell'ordine pubblico e della sicurezza e sull'evoluzione delle dinamiche dei gruppi di antagonisti presenti nel nostro Paese

Il Ministro respinge le accuse di ampi settori della società all'operato del Governo Meloni, l'aumento delle manifestazioni di piazza dimostrerebbe la falsità delle accuse mosse all'Esecutivo, prova tangibile che la destra sta difendendo libertà e agibilità democratiche.

Non una parola viene spesa sulle centinaia di denunce per cortei pacifici, le sanzioni a carico dei sindacati promotori dello sciopero di inizio Ottobre, le cariche ad alcuni cortei con manifestanti feriti e ricoverati in ospedale. Le testimonianze di giornalisti e cittadini sono  ignorate come alcune foto diffuse via social.

E in questa lettura a senso unico, senza un barlume di analisi critica della realtà sociale, senza indagare le cause delle manifestazioni, arriva la classica lettura securitaria: tutta colpa dei professionisti del disordine, la galassia anarco insurrezionalista che con qualche variante sta innalzando il livello dello scontro invocando la rivolta sociale, l'odio verso le forze dell'ordine come accadde per i movimenti negli anni settanta. Dai cortei al terrorismo il passo sarebbe fin troppo breve alzando prima il livello di scontro con le istituzioni

In altre parole, siamo di fronte a una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni e che, attraverso i disordini e la violenza, punta a compattare la galassia anarco-antagonista e a galvanizzarne gli aderenti. Ed è possibile dire che stiamo registrando questo innalzamento del livello dello scontro che per certi versi, pur con delle varianti, richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato. In questo contesto converrete che appare non priva di responsabilità la sottovalutazione della gravità della situazione che ha persino portato qualcuno, in alcuni frangenti e senza troppe prese di distanza, a sollecitare la rivolta sociale

E questa lettura porta a giustificare il fermo di polizia preventivo, come accadeva al tempo del fascismo quando gli oppositori erano prelevati e condotti nelle caserme , trattenuti un giorno in occasione della visita di qualche Gerarca

Non bastavano le leggi speciali o i Pacchetti sicurezza, siamo dinanzi all'ennesimo salto di qualità securitario

Stiamo lavorando all'introduzione di specifiche misure finalizzate a rendere ancora più efficace l'azione di filtro e prevenzione, come il fermo di Polizia per soggetti potenzialmente pericolosi di cui siano già conoscibili intenzioni ed attitudini. Strumenti del genere, del resto, sono presenti in alcuni ordinamenti europei, senza che nessuno gridi all'attentato alla democrazia, e pensare che queste misure oggi vengono criticate da chi attribuisce gli incidenti esclusivamente ad asseriti deficit di prevenzione e non, come è avvenuto, a una precisa determinazione criminale di chi ha posto in essere le violenze.

Il Ministro chiede poi all'intero arco parlamentare parole di condanna dell'operato dei manifestanti e rifiuta qualsiasi dubbio di sorta sull'operato delle forze di Polizia e di chi materialmente dirigeva l'ordine pubblico a Torino, saremmo invece, a detta sua, davanti a dei fatti eversivi, alla aperta minaccia contro l'ordine democratico.

E si ricorre a parole di fuoco contro una eventuale sinistra critica in Parlamento, stessi toni utilizzati nelle trasmissioni a rete unificate, non è ammessa obiezione alcuna o un punto di vista diverso che si sottragga alla narrazione Governativa. Citiamo due passaggi esplicativi per dimostrare che un'eventuale distanza dalle parole del Governo verrebbe presa come una sorta di fiancheggiamento dei violenti nelle piazze. Da qui possiamo pensare alla sospensione della libertà di parola, ogni eventuale beneficio del dubbio potrebbe essere scambiato come un segnale eversivo bello e buono

Tutti devono prendere atto che non ci troviamo più in presenza di modalità più o meno discutibili dell'esercizio della libertà di manifestazione e del pensiero, bensì a una vera e propria sistematica strategia di eversione dell'ordine democratico

......condividere posizioni comuni per respingere, senza ipocrisia o infingimenti, ogni tentazione di blandire e giustificare queste espressioni eversive e antidemocratiche, sostenendo le Forze di Polizia attraverso l'individuazione di ulteriori misure di tutela da ogni violenza e forma di aggressione

I più anziani ricorderanno gli anni settanta, neanche davanti a episodi di inaudita gravità un Ministro era arrivato a usare parole del genere, il che induce a forte preoccupazione sulla tenuta democratica del nostro paese.

XIX Legislatura - Lavori - Resoconti Assemblea - Dettaglio sedute

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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA

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"Questo genocidio non si è limitato a distruggere la mia vita o tutto ciò che possedevo: è andato ben oltre. Mi ha distrutto dall’interno.
Ha spazzato via la pace dal mio cuore, ha frantumato la stabilità della mia mente e mi ha contagiato con una strana sindrome dell’anima. "

Potrebbero benissimo essere parole di un sopravvissuto alla Shoah… 
In realtà sono parole di Wasim Said, sopravvissuto al genocidio a Gaza autore di questa testimonianza esclusiva:

https://www.ladedizioni.it/prodotto/linferno-del-genocidio-a-gaza/

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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