La Global Governance Initiative completa il disegno multipolare di Pechino: diritti, sviluppo e pari dignità per il Sud Globale

I cinque principi della proposta di Xi Jinping: uguaglianza sovrana, cooperazione concreta e rispetto della Carta ONU per superare l'unilateralismo

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La Global Governance Initiative completa il disegno multipolare di Pechino: diritti, sviluppo e pari dignità per il Sud Globale

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Non soltanto sviluppo, sicurezza e dialogo tra civiltà. La Cina ha aggiunto un quarto tassello alla propria visione delle relazioni internazionali: la Global Governance Initiative, la GGI, proposta da Xi Jinping nel settembre 2025 durante il vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. L’obiettivo dichiarato è affrontare una delle questioni decisive di questa epoca: come riformare la governance mondiale in un momento nel quale le istituzioni multilaterali appaiono sempre più sottoposte a tensioni e il divario tra il peso politico ed economico di molte nazioni e la loro rappresentanza nei meccanismi decisionali internazionali continua a essere discusso.

La GGI non nasce isolatamente. Si inserisce nella stessa architettura che Pechino ha costruito negli ultimi anni attraverso la Global Development Initiative, la Global Security Initiative e la Global Civilization Initiative. Quattro strumenti differenti ma strettamente collegati, attraverso i quali la Cina propone di affrontare le grandi questioni globali mettendo al centro cooperazione, sviluppo condiviso, sicurezza comune, rispetto della diversità e multilateralismo. Un perocrso assulutamente antitetico ala tracotanza neocolonialista occidentale.

Il cuore della nuova iniziativa è rappresentato da cinque principi. Il primo è l’uguaglianza sovrana, secondo cui tutti gli Stati dovrebbero poter partecipare alla governance internazionale indipendentemente dalle loro dimensioni, dalla loro forza economica o dal loro peso politico. Il secondo riguarda il rispetto del diritto internazionale e dei principi della Carta delle Nazioni Unite. Il terzo è il multilateralismo, inteso come consultazione ampia, contributo comune e benefici condivisi. Il quarto pone le persone al centro delle politiche globali. Il quinto insiste sulla necessità di trasformare i principi in risultati concreti.

È proprio quest’ultimo elemento a distinguere la proposta cinese da una semplice dichiarazione di intenti. La governance globale, nella prospettiva della GGI, deve produrre effetti tangibili sulla vita delle popolazioni. Non può quindi limitarsi alla gestione diplomatica delle crisi o alla definizione di regole nei grandi organismi internazionali, ma deve contribuire concretamente a ridurre le disuguaglianze, sostenere lo sviluppo e affrontare le sfide comuni.

Il collegamento con la questione dei diritti umani è emerso con particolare chiarezza durante la terza tavola rotonda Cina-America Latina e Caraibi sui diritti umani, organizzata a Lima. Quasi duecento partecipanti provenienti da Cina, America Latina e Caraibi hanno discusso proprio del rapporto tra multilateralismo e diritti umani, sottolineando la necessità di riformare la governance internazionale in una direzione più equa. In quella sede è stata inoltre ribadita una concezione dei diritti umani che lega strettamente la tutela della persona alla possibilità di vivere in condizioni di sicurezza, sviluppo e accesso ai benefici del progresso tecnologico.

Il tema dello sviluppo assume così una dimensione centrale. La Global Development Initiative, lanciata da Xi Jinping nel 2021, viene indicata come uno dei pilastri attraverso cui la Cina ha cercato di tradurre questa visione in cooperazione concreta. In cinque anni sono stati realizzati oltre duemila progetti con partner internazionali e sono stati formati più di duecentomila professionisti, con iniziative che hanno coinvolto oltre 120 Paesi. L'Africa, in particolare, rappresenta uno dei principali partner di questo processo.

Anche la cooperazione con l'America Latina è un esempio della stessa impostazione. Il porto di Chancay, in Perù, è un progetto capace di creare occupazione e sostenere lo sviluppo locale, mentre la cooperazione cinese nella costruzione e nell'ammodernamento del Centro nazionale per le operazioni di emergenza peruviano costituisce esempio di utilizzo concreto della tecnologia per rafforzare la protezione delle popolazioni.

È proprio sul terreno tecnologico che la proposta cinese assume una dimensione ancora più ampia. Durante il forum di Lima è stata sottolineata l'importanza dell'accesso ai benefici dell'intelligenza artificiale e della formazione tecnologica per i Paesi del Sud globale. La Cina sostiene la creazione di meccanismi internazionali di cooperazione sull'intelligenza artificiale e promuove strumenti destinati alla prevenzione dei disastri, con l'obiettivo dichiarato di ridurre il divario tecnologico tra Paesi avanzati e Paesi in via di sviluppo.

La questione del divario globale attraversa dunque l'intera architettura delle iniziative cinesi. La GGI parte dall'idea che non possa esistere una governance realmente universale se una parte consistente del mondo continua ad avere un peso limitato nelle decisioni che riguardano l'intera comunità internazionale. Da qui l'insistenza sulla partecipazione del Sud globale e sulla necessità di rafforzarne rappresentanza e voce.

In questa prospettiva, il multilateralismo proposto da Pechino non viene concepito come una semplice difesa dell'esistente, ma come un processo di riforma. L'obiettivo dichiarato è costruire un sistema nel quale le regole internazionali siano applicate in modo uniforme, le decisioni siano il risultato di una consultazione più ampia e lo sviluppo non venga separato dalla sicurezza e dalla cooperazione.

La Cina evidenzia quindi che la Global Governance Initiative costituisce una proposta rivolta non soltanto ai propri partner, ma all'intera comunità internazionale. Il messaggio che emerge dai diversi incontri internazionali è che la risposta alle grandi crisi contemporanee non debba essere una nuova divisione del mondo in blocchi contrapposti, bensì una maggiore capacità di cooperare su problemi che nessun Paese può affrontare da solo.

Dalla lotta alla povertà alla prevenzione delle catastrofi, dalla sicurezza internazionale all'intelligenza artificiale, passando per i diritti umani e la cooperazione tra civiltà, la GGI prova così a inserire questioni apparentemente diverse dentro una stessa visione. Una visione nella quale la governance mondiale dovrebbe diventare più rappresentativa, più inclusiva e soprattutto più orientata a risultati concreti. Insomma, pienamente multipolare.

È questa la scommessa cinese: trasformare il crescente peso del Sud globale da semplice dato economico e demografico in una maggiore partecipazione alla definizione delle regole internazionali. E fare del multilateralismo non soltanto uno slogan diplomatico, ma lo strumento attraverso cui costruire un ordine mondiale nel quale sviluppo, sicurezza, tecnologia e diritti possano essere considerati parti di uno stesso progetto di cooperazione.

 

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La Redazione de l'AntiDiplomatico

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