La governance della sicurezza globale allo Xiangshan Forum: più coordinamento per più stabilità
di Fabio Massimo Parenti* - CGTN
La Cina continua a lavorare alacremente, in ogni evento internazionale, su un tema caro a tutti i popoli: la riforma della governance mondiale al fine di stabilizzare l’ordine internazionale. Ma come conseguire un obiettivo tanto ambizioso quanto necessario? Secondo la Repubblica popolare è urgente costruire un sistema capace di democratizzare i rapporti tra i paesi del mondo, dando voce ai rappresentanti di tutti i Paesi, a prescindere dalle dimensioni. ? per questo che il Xiangshan Forum di Pechino, giunto alla sua tredicesima edizione, è diventato uno spazio di dialogo sulla sicurezza globale dove sono rappresentati tutti i continenti con una grandissima partecipazione dei Paesi in via di sviluppo.
Rappresentanti e studiosi di paesi partner e paesi in conflitto – parliamo di circa 2.000 ospiti provenienti da oltre 100 Paesi, regioni e organizzazioni internazionali – hanno dunque uno spazio privilegiato e unico di dialogo. Altra novità: il Forum di Xiangshan si svolge in parallelo in contemporanea il Forum sulla sicurezza e la pace Cina-Africa. ? così, a mio avviso, che si gettano le fondamenta concrete per costruire la pace. Non alzando muri e barriere e men che meno seguendo la logica dei blocchi di alleanze. A tal proposito, vale la pena ricordare che il ministro della Difesa Dong Jun abbia suggerito, aprendo i lavori, di aderire a una concezione della sicurezza fondata sul dialogo anziché sul confronto e sulla partnership anziché sulla contrapposizione tra alleanze.

Negli ultimi anni il Forum Xiangshan si è evoluto ampliando progressivamente il proprio orizzonte e coinvolgendo sempre più Paesi: da dialogo tra think tank della difesa e sicurezza a piattaforma di alto livello che inserisce le tradizionali questioni strategico-militari regionali nel più ampio dibattito sulla governance della sicurezza globale. Il titolo scelto per questa edizione conferma eloquentemente la direzione intrapresa: “Build Consensus on Stability, Advance Security Governance Together”, costruire un consenso sulla stabilità e promuovere insieme la governance della sicurezza. La parola chiave è dunque governance della sicurezza, inserita da Pechino nella più ampia prospettiva della costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l'umanità.
Data per acquisita l’emersione di un sistema multipolare, la sfida riguarda la necessità di governarlo per evitare ulteriore frammentazione e caos. Su questo punto Pechino individua gli ingredienti necessari nei princìpi di inclusione, uguaglianza e ampia rappresentatività di tutti i popoli. Un'impostazione quest’ultima ribadita nel discorso del ministro della Difesa Dong Jun, che ha richiamato la responsabilità delle grandi potenze, il contributo dei paesi di medie e piccole dimensioni e, soprattutto, la necessità di garantire a tutti gli Stati, grandi e piccoli, un'eguale partecipazione alla governance della sicurezza.

Se la distribuzione del potere mondiale è cambiata, sostiene Pechino, anche i meccanismi attraverso i quali vengono stabilite le regole internazionali devono adeguarsi alla nuova realtà. Ciò significa maggiore rappresentanza dei paesi in via di sviluppo, centralità delle Nazioni Unite, ricerca di regole condivise anche nei nuovi domini strategici e rifiuto categorico di unilateralismo ed egemonismo.
Andando ad analizzare la struttura del Forum, le sessioni affrontano proprio i temi dell'ordine internazionale e della stabilità strategica, nonché i conflitti locali e le possibili vie di soluzione, i rischi per la sicurezza nell'Asia-Pacifico e, significativamente, il ruolo e la visione dei paesi in via di sviluppo. Nella prima sessione plenaria il segretario generale dell'ASEAN Kao Kim Hourn ha ad esempio sottolineato come la stabilità strategica dipenda anche dalla comunicazione aperta, dalla gestione responsabile della competizione, dal rispetto del diritto internazionale e da forme inclusive di cooperazione.
Le sessioni parallele portano poi questa riflessione complessiva su alcuni dei terreni nei quali persistono deficit di governance e di regole condivise: dalle relazioni tra grandi potenze alla sicurezza marittima, fino alla regolamentazione delle applicazioni militari delle tecnologie emergenti e dello spazio extra-atmosferico.
In questa cornice articolata, il Sud Globale viene così presentato come un soggetto chiamato a partecipare all’elaborazione della nuova governance globale.
Xiangshan diventa così uno dei luoghi nei quali osservare come la Cina intenda tradurre la propria proposta di riforma della governance mondiale nel campo specifico della sicurezza internazionale, collegata a sua volta allo sviluppo condiviso e al dialogo tra civiltà. Pechino chiede, in sintesi, che si prenda atto dei cambiamenti intervenuti negli ultimi decenni e che, a partire da questa nuova consapevolezza, ciascun paese possa contribuire a una necessità comune: costruire maggiore stabilità internazionale e governare in maniera ordinata la transizione in corso.
*Fabio Massimo Parenti è professore associato di studi internazionali e Ph.D. in Geopolitica e Geoeconomia


