"La Grecia da sola non può nulla. E' necessaria un'alleanza tra tutte le forze d'opposizione dei paesi colpiti"

L'attacco contro la sovranità della Grecia rientra nella spietata lotta di classe in corso dove il capitale internazionale è divenuta forza politica

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"La Grecia da sola non può nulla. E' necessaria un'alleanza tra tutte le forze d'opposizione dei paesi colpiti"

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Con Draghi che ha deciso di puntare la pistola alla tempia di Tsipras, il “ricatto dei mercati” contro uno stato sovrano ha trovato la sua massima espressione e Lidia Undiemi sul Fatto Quotidiano scrive come dal 2010 ad oggi la tecnica usata dalla Troika contro Atene è sempre la stessa ed è una “spietata lotta di classe dove il capitale internazionale è riuscito ad ottenere piena legittimazione politica mediante le organizzazioni finanziarie internazionali (Troika, Fmi, …)”, mentre il lavoro, che resta nazionale, è privo di alcuna forma di protezione con i sindacati, che sono stati responsabilmente travolti da istanze che non comprendono o che fanno finta di non capire.
Quello che sottolinea correttamente Lidia Undiemi è che una nazione in difficoltà come la Grecia non può, da sola, ostacolare un sistema di potere così forte come quello che ha messo in piedi il capitale internazionale, ma è necessaria un'allenza tra tutte le forze d'opposizione dei paesi colpiti. Esclusivamente quelle forze che hanno credibilità e legittimità nel poter imprimere un cambiamento - come è stato per Syriza in Grecia - perché non compromessi da decenni di potere e compromessi con quelle logiche finanziarie che governano oggi in Europa.
 
 
E’ necessaria un’alleanza trasversale tra le forze di opposizione di tutti i Paesi stretti dalla morsa dei “mercati”. Il successo di un simile “patto” dipende chiaramente dal tipo di strategia di difesa che si decide di mettere in campo, la quale, a sua volta, è il risultato del livello di conoscenza della complessa realtà di riferimento e delle tecnicalità giuridico-politiche attraverso cui pochi tecnocrati riescono a commissariare intere nazioni.
 
Il primo passo da fare (degli altri parleremo più avanti) è certamente quello di comprendere che anche noi facciamo parte della Troika. Questa entità è rappresentata da istituzioni dell’Ue, quindi indirettamente da tutti gli Stati aderenti. Ciò è ancor più evidente da quando la Troika si è strutturata come Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità), visto che i soci sono proprio gli stati dell’Eurozona. A Cipro e in Spagna, non a caso, i commissariamenti sono stati realizzati direttamente dal Mes, ed è sempre tramite questa forma organizzativa che la Bce intende vincolare con specifici protocolli d’intesa (di fatto commissariamenti) gli altri Paesi in difficoltà a realizzare le riforme, come condizione necessaria per l’adesione al Quantitative Easing del programma Omt ideato da Mario Draghi.
 
Detto in termini più semplici, noi siamo membri della Troika, e questo vale per l’Italia, per la Grecia, per la Spagna e per tutti gli altri paesi che vi hanno aderito. Per combatterla, quindi, dobbiamo anzitutto mettere in discussione la nostra partecipazione a tale organizzazione, o quantomeno iniziare ad incidere sulle scelte che vengono poste in essere nei singoli stati via via colpiti. Come possiamo dire “no alla Troika in Grecia” e contemporaneamente essere soci di questa entità?
 
Stesso ragionamento ovviamente per la Grecia nei confronti di se stessa: come si può cacciare la Troika dal proprio territorio e contemporamente farne parte? Insomma, iniziamo a lottare seriamente a casa nostra, sia per aiutare noi stessi che gli altri. Non dimentichiamoci che la Troika ha già bussato alle porte di Roma, e il QE potrebbe spalancarle. Tutto questo forse poteva essere evitato se i politici avessero dato ascolto al grido di allarme lanciato diversi anni fa.

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