La guerra contro l'Iran mette in ginocchio gli agricoltori americani: «La peggiore crisi degli ultimi quarant'anni»
Secondo il Financial Times perdite stimate in 31 miliardi di dollari per il 2026
La guerra tra Stati Uniti e Iran, scoppiata a fine febbraio, sta infliggendo un colpo devastante all'agricoltura americana, gettando gli agricoltori specializzati in cereali nella peggiore crisi finanziaria degli ultimi quattro decenni. Secondo un'analisi del Financial Times, l'impennata dei costi del gasolio e dei fertilizzanti, causata dal blocco dello Stretto di Hormuz, ha messo in ginocchio il settore, già provato da anni di prezzi bassi e redditi in calo.
La chiusura virtuale della via navigabile strategica, attraverso la quale transitava circa un quinto delle forniture energetiche mondiali, ha fatto schizzare i prezzi dei carburanti e dei fertilizzanti, colpendo il cuore della Corn Belt, la regione agricola più produttiva degli Stati Uniti, proprio alla vigilia delle elezioni di medio termine di novembre, che determineranno il controllo del Parlamento.
«I costi dei fattori di produzione sono completamente fuori controllo», ha dichiarato al quotidiano inglese Matt Bailey, un coltivatore di mais e soia del Nebraska, spiegando che un fertilizzante ricco di fosforo, utilizzato durante la semina, costa ora più di 900 dollari a tonnellata rispetto ai circa 470 dollari di un decennio fa. Il presidente della Nebraska Farmers Union, John Hansen, ha definito questa la peggiore crisi che il settore abbia affrontato dagli anni '80.
Anche i prezzi del gasolio sono aumentati vertiginosamente: secondo i dati dell'US Energy Information Administration, il prezzo medio nazionale è salito a circa 5,45 dollari al gallone, rispetto ai 3,81 dollari precedenti alla guerra. «Questa guerra ha creato tanta incertezza per noi agricoltori», ha dichiarato Pam Johnson, ex presidente della National Corn Growers Association, sempre al FT. «Si prevede che gli agricoltori non guadagneranno nulla nei prossimi due anni».
Gli economisti dell'American Farm Bureau Federation stimano che i coltivatori delle nove colture principali subiranno perdite per circa 31 miliardi di dollari nel 2026, senza l'assistenza federale, e che queste perdite potrebbero raggiungere i 32 miliardi di dollari l'anno prossimo. I produttori di mais potrebbero perdere 131 dollari per acro quest'anno e 167 dollari nel 2027, mentre per la soia le perdite sono stimate rispettivamente in 80 e 138 dollari.
Una tempesta perfetta
A peggiorare il quadro si aggiungono le controversie commerciali con la Cina, che hanno indebolito la domanda estera, in particolare di soia statunitense, e una siccità che ha danneggiato i raccolti in diverse parti della Corn Belt. I prezzi del mais, della soia e del grano sono aumentati, alimentando i timori che l'aumento dei costi delle materie prime possa peggiorare l'inflazione, già superiore all'obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve.
A giugno, l'amministrazione Trump ha chiesto al Parlamento ulteriori 11 miliardi di dollari di aiuti per il settore, dopo i miliardi già erogati in precedenza. Ma la crisi, come sottolinea il Financial Times, appare ormai strutturale e rischia di minare il sostegno elettorale del presidente proprio nelle zone rurali che gli avevano garantito la vittoria. In un momento in cui il conflitto in Medio Oriente sembra non avere fine, gli agricoltori americani pagano un prezzo altissimo per una guerra lontana.


