La guerra dei droni sgonfia lo scudo USA: Washington costretta a riordinare i missili Patriot dopo 30 anni
Per compensare il rapido consumo delle proprie riserve di difesa aerea causato dalla risposta iraniana, l'esercito statunitense sta tornando ad acquistare i missili Patriot PAC-2 GEM-T (Guidance Enhanced Missile-Tactical), una versione aggiornata ma precedente rispetto ai più recenti PAC-3.
Secondo quanto riportato dal portale specializzato The War Zone (TWZ), la società americana RTX (ex Raytheon) ha ottenuto una modifica contrattuale da 441,6 milioni di dollari. L'ordine, assegnato dal Pentagono lo scorso aprile per sostenere la cosiddetta "Operazione Epic Fury" contro Teheran, rappresenta la prima acquisizione interna di questi intercettori da parte degli Stati Uniti in oltre trent'anni.
I missili saranno assemblati nello stabilimento RTX di Chambersburg, in Pennsylvania — l'unico impianto statunitense abilitato alla produzione di questo sistema — con consegne previste entro il 30 settembre 2026. L'amministratore delegato di RTX, Christopher Calio, ha confermato che nel secondo trimestre dell'anno fiscale 2026 l'azienda ha registrato ordini per quasi 20 miliardi di dollari, di cui oltre 5 miliardi destinati proprio ai sistemi GEM-T (in larga parte richiesti da clienti internazionali).
L'operazione evidenzia la forte pressione sulle capacità produttive e sulle scorte di Washington. Tra la fine di febbraio e l'inizio di aprile 2026, infatti, le forze statunitensi hanno impiegato tra i 1.060 e i 1.430 intercettori Patriot per tentare di arginare i raid di droni e missili iraniani.
Un'offensiva nata per indebolire le difese di Teheran ha finito così per mostrare le fragilità dello scudo aereo americano e alleato: le forze iraniane, combinando missili balistici, vettori da crociera e droni a basso costo, hanno saturato i complessi e costosi sistemi occidentali, esaurendone le riserve a un ritmo insostenibile.


