La guerra in Ucraina proseguirà e l'opinione pubblica assisterà senza capire la posta in gioco

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La guerra in Ucraina proseguirà e l'opinione pubblica assisterà senza capire la posta in gioco

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Sul suo blog su il Giornale, Marcello Foa cerca di fare un po' di chiarezza sulla crisi ucraina perchè “la guerra, sporca e asimmetrica, durerà a lungo sotto gli occhi dell’opinione pubblica mondiale che assisterà a tutto senza capire, ancora una volta, nulla”. Rispetto alla versione mainstream - il popolo ucraino si è ribellato contro un presidente autoritario, Viktor Yanukovich, che ha cercato di reprimere la protesta, uccidendo decine di persone, ma alla fine è stato destituito con la Russia che per ripicca ha invaso la Crimea - il direttore di Tlmedia riparte dalla dichiarazione di Zbigniew Brzezinski che, una ventina di anni fa, indicò nell’Ucraina un Paese fondamentale nei nuovi equilibri geostrategici; da sottrarre alla Russia e portare nell’orbita della Nato. Da allora ha avuto inizio una lunga guerra combattuta con armi non convenzionali tra Washington e Mosca.
 
Tra queste, prosegue Foa, c'è stato sicuramente l'uso delle “rivoluzioni pacifiste”, attraverso il metodo ispirato da Gene Sharp e applicato per la prima volta in Serbia nel 2000: proteste di piazza in apparenza spontanee, ma in realtà pianificate tramite Ong, Associazioni umanitarie e partiti politici; in un crescendo di operazioni pubbliche amplificate dai media internazionali e con appoggi all’interno delle istituzioni, in particolare dell’esercito, che finiscono per provocare la caduta del “tiranno”. La caduta di Milosevic fu un successo che il Dipartimento di Stato volle proseguire: nel 2003 in Georgia (Rivoluzione delle Rose) e l’anno dopo in Ucraina, quando, a Natale, durante la Rivoluzione arancione, il candidato progressista Viktor Juschenko sconfisse in piazza proprio Yanukovich.
 
Ossessionato dal fatto che gli stessi metodi potessero essere usati nelle strade di Mosca contro di lui, Putin avviò la “nuova guerra fredda” per la riconquista dell’Ucraina. Con strumenti non convenzionali come ricatto del gas, sabotaggio dell’economia, tecniche spin per demotivare e indebolire i partiti della coalizione arancione, nel 2010 Yanukovich fu eletto presidente e Kiev lasciò l’orbita americana. Oggi è emersa una nuova sorprendente variante: la protesta da pacifica, diventa, violenta per opera di estremisti: ad assaltare i ministeri di Kiev non sono stati i pensionati ucraini, ma milizie paramilitari neonaziste, ben istruite e ben armate. I pacifisti sono serviti da corollario, soprattutto mediatico. Il tempismo è stato poi perfetto: la sommossa ha raggiunto il suo apice durante i Giochi di Sochi, ovvero nell’unico momento in cui la Russia non poteva permettersi di rovinare il ritorno di immagine delle Olimpiadi.  
 
Obama, conclude Foa, non immaginava che Putin potesse occupare la Crimea, così come il Cremlino non si aspettava la guerriglia filoamericana di Kiev. Si sono sorpresi a vicenda. E non finisce qui. 

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