La Libia, il piu' grande fallimento del governo Renzi, ad una svolta? Haftar vola a Mosca...
«Si fanno più stretti i rapporti fra il generale libico Khalifa Haftar, arrivato domenica scorsa a Mosca, e il Cremlino. Il capo militare, alla guida delle forze legate al parlamento di Tobruk, è arrivato nella capitale russa per una visita “ufficiale” ed è stato ricevuto dal capo della diplomazia russa Sergei Lavrov, il ministro della Difesa, Sergei Shoigu, e – secondo alcune fonti – dal consigliere per la Sicurezza nazionale
Nikolai Patrushev». Così sul FattoQuotidianodel 1 dicembre.
L’incontro va visto nell’ambito delle iniziative diplomatiche di Haftar, che ha già dalla sua il sostegno dell’Egitto, degli Emirati Arabi Uniti e quello tacito della Francia.
Pare che a Mosca non si sia parlato di forniture di armi, stante che verso la Libia vige l’embargo che consente al solo governo di Tripoli, quello legittimato dall’Onu, di acquistare armamenti. E però se tale embargo decadesse, come ha affermato Haftar in un’intervista a un media russo, allora anche il suo esercito potrebbe giovarsi dell’aiuto militare di Mosca. Alla quale ha offerto anche la possibilità di partecipare al ripristino delle infrastrutture petrolifere.
Nota a margine. Quando si costituì in fretta e furia, tramite Onu, il governo Serraj a Tripoli, si pensava di aver risolto il complesso caos libico. Non è così, anche perché non si è cercato un compromesso con Haftar che rappresenta un potere locale che non può semplicemente esser annullato da una decisione dall’alto.
In Libia imperversano ancora i miliziani islamisti, e nulla si sa della fulgente campagna per liberare Sirte dall’Isis, pur iniziata con squilli di trombe dal presidente Obama. Città che quindi è ancora nelle mani del Califfato anche se nulla si dice e si scrive in proposito come non fosse un problema, mentre lo è. Eccome.
Haftar rappresenta a suo modo un argine a tale caos. E però viene ignorato, anzi trattato alla stregua di un nemico dal governo di Tripoli e dai suoi sponsor internazionali, anzitutto gli Stati Uniti. Ci vorrebbe un po’ più di lungimiranza, quella che sta dimostrando la Russia, che accogliendo Haftar a Mosca per la seconda volta, la prima l’estate scorsa, sta accrescendo la sua sfera di influenza nel mondo arabo.


