La lotta di classe dei primi contro gli ultimi. il Governo Meloni ci riporta con i piedi per terra

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La lotta di classe dei primi contro gli ultimi. il Governo Meloni ci riporta con i piedi per terra

 

di Federico Giusti

Non guardiamo gli effetti della manovra 2026, risaliamo indietro di qualche anno, a tutte le Finanziarie del Governo Meloni per capire se siano stati tutelati i redditi bassi e medi.
 
Accettiamo la sfida del Governo, diamo una rapida lettura ai rapporti usciti negli ultimi mesi e tiriamo le somme. Ma traendo le debite conclusioni non c'è scampo per il Governo Meloni come non ci sarebbe stata via di uscita per qualsivoglia Esecutivo autore delle medesime politiche furbesche, di detassazione da un lato e di rinvio delle decisioni importanti dall'altra, di austerità salariale camuffata da attenzione verso le fasce deboli fino ai provvedimenti fiscali a beneficio dei redditi elevati
 
E' quindi arrivato il momento del giudizio dopo quattro manovre di Bilancio che alla fine non sono riuscite ad arrestare l'impoverimento relativo ed assoluto di fasce significative della popolazione, ha cancellato il Reddito di cittadinanza dopo averlo affossato come misura contraria ad ogni etica e morale, hanno evitato di agganciare i salari e le pensioni, delle quali poco si parla, al reale costo della vita, tirando le somme non è errato parlare di meno sostegni ai poveri e di inadeguati sgravi ai redditi medio-bassi che a loro volta comportano la riduzione dei servizi e l'aumento dei costi per le famiglie che dovranno rivolgersi alle strutture private . Perchè, la politica tanto cara anche ai sindacati, di ridurre le tasse sul lavoro, occulta la miseria salariale, impegna lo stato a sostituirsi alle imprese e favorisce le privatizzazioni. E' questa in sostanza la principale critica operata alle politiche del centro destra che poi persevera sulla strada intrapresa prima dai Governi tecnici. Nelle prossime settimane ci saranno due scioperi, il 28 Novembre del sindacalismo di base e quello del 12 dicembre della Cgil che inspiegabilmente (ma fino a un certo punto) ha deciso di andare da sola. In realtà il nostro sciopero, quello del 2811 ha una idea ben precisa sugli sgravi fiscali, sugli aiuti alle imprese, sul welfare aziendale che serve a impoverire quello universale, sulla sanità integrativa e privata il cui finanziamento avviene a discapito del Servizio Sanitario Nazionale. Sono differenze rilevanti di analisi, di prospettiva, di interessi di classe.
 
Parliamo di problemi concreti allora, basta un lieve aumento del reddito per superare la soglia Isee e pagare alla fine molte più tasse. Fin qui nulla di strano ma pensate che queste soglie siano state adeguate alla inflazione? Ovviamente no e i redditi di poco inferiori a 9 mila euro perdono anche il bonus di 100 euro.
 
Il taglio Irpef sullo scaglione sopra i 28 mila euro non aiuta il ceto medio e perfino l’ufficio parlamentare di bilancio (Upb) critica l'operato del Governo spiegando che i redditi tra i 32 e i 45 mila euro pagheranno imposte più alte.
Ma perchè il Governo non ha adeguato gli scaglioni, accrescendone il numero dentro un quadro fiscale improntato a progressività?
 
Perchè una azione del genere avrebbe tutelato gli interessi delle classi medie e popolari ma non di quelle ricche, gli interventi della Meloni hanno in parte aiutato i redditi bassi ma non abbastanza per evitare che milioni di persone sprofondassero nella miseria relativa e assoluta, non abbastanza per restituire dignità ai servizi pubblici. Se si tolgono dalla Manovra Miliardi per gli indigenti e al contempo si regalano sgravi ai più ricchi si realizza una manovra di Classe, contro ceto medio e ceti popolari, i soldi risparmiati con la abolizione del Reddito di cittadinanza vanno al riarmo e agli aiuti alle imprese che in questi anni, a loro volta, hanno accumulato profitti e utili nelle quotazioni azionarie. E nel frattempo siamo a 5,7 milioni di persone povere e le misure intraprese al posto del RdC sono state del tutto insufficienti. 
 
Chiudiamo sul taglio del cuneo nel 2025.  La manovra si basa sul taglio delle tasse fino ai 32 mila euro ma non si dice che il taglio Irpef è di pochi euro al mese e quindi non si scongiura la erosione del potere di acquisto. Al contrario invece redditi sopra i 50 mila euro avranno un vantaggio fiscale non indifferente ossia di circa 450 euro annui, stesso discorso vale per i redditi superiori, insomma il 10% o quasi della popolazione (quella più ricca)  viene avvantaggiata rispetto a tutti gli altri . E con quali benefici? Si favoriscono le privatizzazioni  e i profitti di azienda, si affossa il welfare perseverando nella austerità salariale.
 
Questi i fatti, incontrovertibili, occultati dalla propaganda governativa e dai giornali, ormai la stragrande maggioranza, dei centri di potere vicini all'Esecutivo. Per avere una immagina meno patinata della realtà c'è solo l'imbarazzo della scelta tra alcune letture ufficiali che non possono più nascondere la realtà.
 

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