"La maledizione dell'euro colpisce ancora". Lucrezia Reichlin a un passo dal ministero dell'economia

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"La maledizione dell'euro colpisce ancora". Lucrezia Reichlin a un passo dal ministero dell'economia

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“La famosa maledizione dell’euro colpisce ancora”. Colpisce leggere l'incipit dell'editoriale sul Corriere della sera del probabile futuro ministro dell'economia italiano del prossimo governo Renzi, Lucrezia Reichlin, in data 30 ottobre 2013.
 
Lucrezia Reichlin analizza le ragioni della rivalutazione di oltre il 10% dell’euro rispetto al dollaro dal 2011 al 2013 e risponde a c’è chi obbiettache la competitività di un Paese non si gioca sul cambio, ma sulla produttività, l’innovazione e la capacità di conquistare nuovi mercati in questo modo: “un euro che a questo punto della congiuntura europea si rafforza ulteriormente è un fattore preoccupante che potrebbe mettere a rischio la ripresa”. 
 
Le ragioni secondo il prossimo probabile ministro dell'economia italiano sono due: in primo luogo, “il surplus della bilancia commerciale in Paesi come Italia e Spagna è finanziato da un eccesso di risparmio nel settore privato in una situazione in cui la domanda di consumo e investimento è debole”. Con una domanda interna, prosegue l'economista, il fattore trainante della crescita sono le esportazioni. Colpirle significa rendere molto più doloroso l’aggiustamento necessario all’assorbimento del debito.
 
La seconda ragione è dovuta al fatto che “l’euro forte esercita una pressione al ribasso sui prezzi in un contesto in cui l’inflazione, all’1,1 per cento, è così contenuta da far temere l’entrata in un regime di deflazione simile a quello vissuto dal Giappone negli ultimi vent’anni. [...] Inoltre, accresce il peso reale del debito che, insieme alla bassa crescita, è un fattore di rischio per la sua sostenibilità. Come il Giappone insegna, una volta che la deflazione si innesta, è molto difficile liberarsene. Essa modifica i comportamenti dei consumatori e spinge l’economia verso la stagnazione.
 
La conclusione è un appello molto duro a Mario Draghi: “La Banca centrale europea, come la Federal reserve, non ha un target esplicito sul tasso di cambio, ma deve agire con forza se la dinamica di quest’ultimo dovesse avere l’effetto sui prezzi che è ragionevole prevedere. Ci auguriamo che lo faccia con forza, utilizzando le cartucce che ha ancora a disposizione”.

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